
Ogni gravidanza è esposta a una serie di rischi che, se non trattati, possono evolvere in problemi di salute per la donna e il bambino. Conosciamo...
Le donne affette da fibromialgia possono avere una gravidanza, ma sono tanti gli aspetti cui prestare attenzione sia prima che, durante e dopo la gestazione.

La diagnosi di una malattia cronica è per le donne un motivo di preoccupazione anche per l’impatto che questa può avere sulla fertilità. Nel caso della fibromialgia, la malattia che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) definisce come in grado di compromettere lo svolgimento delle comuni attività quotidiane e condizionare negativamente la qualità della vita, è possibile avere una gravidanza, ma è necessario prevedere una pianificazione attenta e un team di specialisti che lavori in modo coordinato.
Di per sé, infatti, la fibromialgia non causa infertilita, ma le donne che ne soffrono tendono ad avere un numero inferiore di figli e più frequentemente rinunciano alla maternità a causa del dolore cronico, della fatica e delle difficolta nei rapporti sessuali che la sindrome porta con sé. È quanto emerge dalla revisione sulla fibromialgia in gravidanza, pubblicata nel 2025 sul Mediterranean Journal of Rheumatology, che ha analizzato 12 studi su 8.833 pazienti riscontrando come le donne con fibromialgia risultano più spesso nullipare rispetto alle altre donne.
Non esiste una risposta univoca a come la gravidanza influenzi i sintomi della fibromialgia. Il quadro varia molto da donna a donna e, nella stessa persona, da un trimestre all’altro. Ci sono donne che riferiscono un miglioramento dei sintomi (soprattutto nel secondo trimestre, quando l’aumento dei livelli di progesterone ed endorfine agisce come un modulatore naturale del dolore). Ma ci sono anche donne che, invece, sperimentano un peggioramento, più spesso nel primo e nel terzo trimestre, quando il carico fisico aumenta e la qualità del sonno peggiora. C’è anche una minima parte che non riscontra alcun cambiamento.
Il terzo trimestre e spesso il periodo più critico per le donne con fibromialgia perché l’aumento di peso, lo spostamento del baricentro e la riduzione dei livelli di serotonina tendono ad aumentare il dolore diffuso e la stanchezza. Il post-partum rappresenta un altro momento molto delicato dovuto al crollo ormonale successivo al parto che, unito alla privazione del sonno e il carico fisico della cura del neonato, può innescare riacutizzazioni anche nelle donne che avevano vissuto la gravidanza in modo relativamente sereno.

Ogni gravidanza è esposta a una serie di rischi che, se non trattati, possono evolvere in problemi di salute per la donna e il bambino. Conosciamo...
La fibromialgia in gravidanza è associata a un aumento importante di alcune complicanze ostetriche. Una ricerca pubblicata sul Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine, ha rilevato che le donne con fibromialgia mostrano un rischio aumentato di diabete gestazionale, rottura prematura delle membrane, distacco della placenta e parto cesareo. L’attenzione va rivolta anche ai neonati che hanno una maggiore probabilità di prematurità e di restrizione della crescita intrauterina.

Della fibromialgia non si conoscono le cause. Quindi non esiste una cura vera e propria. La gestione terapeutica si basa su una serie di strategie volte a controllare e alleviare i sintomi. Tra le cure disponibili c’è l’assunzione di farmaci, specialmente quelli antidolorifici, antinfiammatori, antidepressivi, antiepilettici e miorilassanti. Il problema è che molti dei farmaci comunemente usati per questa sindrome non sono sicuri in gravidanza per il loro effetto teratogeno, e la loro sospensione o sostituzione deve avvenire prima del concepimento, non dopo.
Uno studio del Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) ha mostrato una prevalenza di malformazioni congenite maggiori del 5,9% tra i neonati esposti ad alcuni farmaci nel primo trimestre, contro il 4,1% dei non esposti. Rischi specifici riguardano il sistema nervoso centrale, le strutture oculari e i difetti del palato.
Altri farmaci usati sia per il dolore che per le componenti ansiose e depressive della fibromialgia, sono associati a un aumento delle complicanze perinatali. Il rischio in questi casi è di neonati con sindrome da sospensione, ipertensione polmonare persistente e, più in generale, un maggior rischio di esiti avversi neonatali.
I farmaci antnfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene, ketoprofene e nimesulide devono essere evitati nel pimo trimestre (rischio di aborto e malformazioni) e sono controindicati nel terzo, dove possono causare la chiusura prematura del dotto arterioso fetale e l’oligoidramnios, la riduzione del liquido amniotico. Queste indicazioni sono esplicitamente riportate nelle schede tecniche disponibili sul portale AIFA.
Il paracetamolo rimane il farmaco analgesico di prima scelta in gravidanza. È considerato sicuro in tutte le fasi della gestazione, a patto di usarlo alla dose minima efficace e per il tempo più breve necessario. La sua efficacia nel dolore fibromialgico e però spesso limitata, motivo per cui è particolarmente importante investire sulle strategie non farmacologiche.
Le linee guida pubblicate su Annals of the Rheumatic Diseases, indicano l’esercizio fisico come l’unico intervento non farmacologico davvero utile. In gravidanza questa indicazione si traduce in una serie di attività che vanno adattate alla condizione fisica della donna e al trimestre in cui si trova. Nello specifico è consigliato:
Vale la pena sottolineare che la dimensione emotiva e psicologica ha un peso reale sulla percezione del dolore, che resta una dimensione individuale che varia da donna a donna. Vivere la gravidanza in modo sereno, con un buon supporto familiare e professionale, è un vero e proprio elemento terapeutico, capace di ridurre lo stress e l’intensità dei sintomi.
Le donne con fibromialgia possono avere una gravidanza, a condizione di prestare grande cura al periodo preconcezionale. Tra le prime cose da fare quando si cerca una gravidanza è richiedere una consulenza con il proprio reumatologo per avere una revisione completa della terapia in corso. Parallelamente si valuta l’avvio o l’intensificazione delle terapie non farmacologiche (fisioterapia, esercizio in acqua, eccetera) per iniziare il prima possibile un sistema di gestione del dolore che non faccia affidamento solamente ai farmaci.
Molto importante si rivela anche l’integrazione con acido folico, l’aggiornamento del calendario vaccinale (completando le vaccinazioni non eseguite prima dell’inizio della gravidanza) e la valutazione del peso corporeo e degli stili di vita, in quanto il sovrappeso è un fattore di rischio che aumenta sia i sintomi della fibromialgia sia le complicanze ostetriche.
L’attenzione non si esaurisce con la nascita del bambino e la fine della gravidanza. Il periodo immediatamente successivo al parto è quello in cui il rischio di riacutizzazione è più alto. Da questo punto di vista è fondamentale organizzare il più possibile in anticipo una rete di supporto familiare che garantisca alla madre turni di riposo notturno e un aiuto costante, almeno per tutto il periodo del puerperio.
Per quanto riguarda l’allattamento al seno, il paracetamolo può essere assunto senza preoccupazioni. Alcune opzioni farmacologiche precedentemente sospese possono essere rivalutate con il medico dopo il parto, considerando la compatibilità con l’allattamento. La scelta di allattare o meno deve tenere conto anche delle condizioni di salute della madre ricordando che scegliere di non allattare non è un fallimento o una colpa e la scelta di ricorrere all’allattamento con il latte artificiale può essere la migliore non solo per la donna, ma anche per il bambino. Il dolore e la stanchezza causati dalla fibromialgia, infatti, rischiano di compromettere il benessere di entrambi.

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