Immunità di gregge e vaccinazioni | GravidanzaOnLine

Verso i due mesi di vita di un bimbo, i genitori ricevono una lettera da parte della Asl di appartenenza. All’interno della busta c’è un foglio con il calendario vaccinale e, in genere, l’appuntamento per la somministrazione del primo vaccino, che avviene intorno al terzo mese.

A poco a poco al neonato saranno somministrati i vaccini obbligatori, quelli contro il morbillo e la rosolia, e volendo anche i facoltativi. Si creerà così la copertura del singolo, che, sommata a quella di altri individui, andrà a formare l’immunità di gregge, utile a se stessi ma, soprattutto, agli altri.

Riguarda tutti, bambini ma anche adulti. Più sono i vaccinati, più difficilmente il virus riuscirà a danneggiare chi non è immune. Infatti, proprio perché esiste un calendario vaccinale, alcuni bimbi potrebbero essere esposti a virus e batteri per cui non hanno ancora ricevuto il vaccino o perché immunodepressi.

Per questo motivo è di vitale importanza che le persone che circondano questi soggetti si siano sottoposte ai vaccini necessari. In questo modo ci sarà una copertura molto ampia che proteggerà il più debole.

Un “gregge” che farà da scudo. Il dottor Antonio Di Mauro, specialista in Pediatra e promotore della campagna #immunitàsolidale, ci spiega perché è importante vaccinarsi per proteggere chi non può farlo da solo.

Immunità di gregge: definizione

Quando il gruppo (gregge) si vaccina, offre una copertura anche alle persone che hanno un sistema immunitario debole e ai bebè, che sono più vulnerabili. I soggetti esposti, quindi, godono dei benefici dell’immunizzazione degli altri, evitando così di contrarre malattie, che potrebbero essere evitate.

È un atto d’amore, per questo motivo il nostro esperto si riferisce all’immunità di gregge (herd immunity) come “immunità solidale”.

Io mi vaccino, lo faccio per me, ma lo faccio anche per gli altri. Se si raggiunge una copertura vaccinale del 95%, come minimo, si potranno proteggere gli individui più a rischio. Il termine solidale fa comprendere maggiormente cosa effettivamente è l’immunità di gregge, ovvero un gesto che tutela chi non può farlo da solo.

In più, l’immunità di gregge presenta anche un altro importantissimo beneficio: l’eliminazione del virus. Infatti, se questo non può diffondersi, non avrà speranza di sopravvivere, quindi cesserà di esistere: rimosso il virus, rimossa la malattia.

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Vaccini e immunità di gregge

Ci sono stati casi in cui dei bambini molto piccoli sono stati esposti a malattie, tra cui il morbillo. In particolar modo, il dottor Di Mauro fa riferimento all’epidemia che ha interessato lo scorso anno una parte degli abitanti di Bari e di quanto accaduto a un bimbo di soli 11 mesi, contagiato in una specie di reazione a catena, che avrebbe coinvolto fino a 8 persone.

Un bimbo di 11 mesi non può essere vaccinato per il morbillo secondo il calendario vaccinale. Quindi è estremamente importante che le persone che gli stanno accanto sia vaccinate e possano garantirgli protezione, sicurezza e, soprattutto, immunità. La società in cui vive un bambino piccolo ha il dovere di non far circolare il virus, che in alcuni casi può essere fatale.

La collettività, dunque, ha il compito di proteggere i soggetti a rischio e quest’ultimi devono sentirsi al sicuro e “potersi fidare del proprio gregge”.

E per gregge si intendono i genitori, i fratelli e le sorelle, i nonni e la babysitter, i compagni di scuola, le maestre e anche il personale sanitario.

Ad esempio, un bambino che ha avuto un tumore e che non può essere vaccinato nell’immediato, perché fa terapie importanti, può tornare a scuola se e solo se i suoi compagni di classe sono vaccinati. Loro sono la sua comunità, sono il suo gregge.

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Tutti, ma proprio tutti, devono sottoporsi alle vaccinazioni per garantire la migliore copertura e contrastare malattie e possibili epidemie.

Il morbillo è sicuramente la malattia più pericolosa, persino letale, per questo è fondamentale riuscire a contrastarla sul nascere, eliminandola del tutto, raggiungendo quindi la copertura minima del 95%. Altri Paesi, come Finlandia, Slovenia e Ungheria, come riportato da Infovac, ci sono già riusciti.

Oltre al morbillo, i neonati potrebbero essere colpiti dalla pertosse, che può dare insufficienza respiratoria anche acuta. Invece non potranno contrarre la polio, ormai sradicata da tempo. “Se non sapete cos’è o non la ricordate” sollecita Di Mauro “chiedete ai vostri nonni della polio”.

Copertura vaccinale in Italia: i dati

La copertura minima, secondo quanto già riportato, è del 95% della popolazione. In Italia come siamo messi? Spiega Di Mauro:

Non bene. Non abbiamo ancora raggiunto, sotto tutti i fronti, la copertura adeguata per contrastare le malattie infettive.

Inoltre non esiste una campagna di sensibilizzazione adeguata, che spieghi meglio il concetto di immunità di gruppo. E ce ne rendiamo conto anche dai dati delle coperture vaccinali – l’ultimo aggiornamento è quello relativo al 2018 –  disponibili sul portale del Ministero della Salute.

Se leggiamo il dato singolo, ci rendiamo conto che a 24 mesi la copertura raggiunge e supera di poco il 95% solo per polio, difterite, tetano e pertosse, ovvero l’esavalente. Per il morbillo siamo al di sotto: 93,22%, ma si registra comunque un incremento rispetto all’anno precedente del +1,38%.

La percentuale cresce e raggiunge la soglia minima per quanto riguarda proprio il morbillo, nelle coperture vaccinali a 36 mesi. Il dato registrato è del 95,19%.

I dati, che sono forniti dalle singole Regioni, sono suddivisi per fasce d’età e possono essere visionati direttamente sulla pagina dedicata del Ministero della Salute “Vaccinazioni dell’età pediatrica e dell’adolescente – Coperture vaccinali”.

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