
Con la diagnosi preimpianto si valutano i gameti o gli embrioni per individuare eventuali anomalie o patologie al fine di ottenere una gravidanza ...
Una malattia genetica rara da conoscere e riconoscere per poterla gestire in maniera corretta.

Alcuni segni e sintomi, anche se particolari, difficilmente vengono ricondotti facilmente dai genitori alla patologia responsabile. È il caso, per esempio, della difficoltà del bambino a chiudere bene gli occhi durante il sonno o la fatica ad alzare le braccia sopra la testa quando ha a tre-quattro anni. In tutti questi casi difficilmente si pensa a una distrofia muscolare. Eppure è proprio così che, in una minoranza di casi, si manifesta la distrofia facio-scapolo-omerale, la FSHD (dall’inglese facioscapulohumeral muscular dystrophy). Quando compare precocemente, nei primi anni di vita invece che in adolescenza come accade nella forma più comune, questa variante a esordio infantile riguarda circa il 10% dei bambini. E ha una particolarità: ha un decorso generalmente più rapido e coinvolge più organi rispetto alla forma classica.

Con la diagnosi preimpianto si valutano i gameti o gli embrioni per individuare eventuali anomalie o patologie al fine di ottenere una gravidanza ...
La FSHD è una malattia genetica che colpisce progressivamente i muscoli del viso, delle spalle e della parte superiore delle braccia, per poi estendersi con gli anni ad altri distretti muscolari. È, come ricordato dall’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, la forma di distrofia muscolare ereditaria più frequente dopo la distrofia di Duchenne e la distrofia miotonica di Steinert. Nella maggior parte dei pazienti i primi segni compaiono durante l’adolescenza, anche se, precisa GeneReviews, l’età di esordio resta molto variabile. Nei bambini con esordio precoce, invece, la debolezza del viso compare prima dei 5 anni oppure quella delle spalle prima dei 10, secondo i criteri utilizzati nella letteratura scientifica internazionale.
Alla base della FSHD c’è un’anomalia in una regione del cromosoma 4, dove si trova una sequenza di DNA ripetuta più volte chiamata D4Z4. In una persona senza la malattia questa sequenza è ripetuta molte volte e resta silenziata. Nei pazienti con FSHD1, spiegano le linee guida internazionali, il numero di ripetizioni si riduce, e questa riduzione fa perdere il silenziamento al gene DUX4, che comincia così a essere prodotto nel muscolo dove normalmente non dovrebbe esserlo, con un effetto tossico sulle fibre muscolari.
Quanto più piccolo è il numero di ripetizioni residue, tanto più la malattia tende a essere precoce e grave, anche se questa correlazione non è assoluta. Nei bambini con FSHD infantile il numero di ripetizioni residue è quasi sempre molto basso (tra una e tre) mentre nella forma classica dell’adulto se ne osservano tipicamente di più, come spiegato dall’International Journal of Molecular Sciences. La dimensione del difetto genetico, però, spiega solo una parte della variabilità clinica che si osserva tra un bambino e l’altro.
Nei bambini con distrofia muscolare facio-scapolo-omerale a esordio precoce, la malattia coinvolge spesso organi diversi dai muscoli. Una revisione pubblicata su Orphanet Journal of Rare Diseases, riporta una perdita dell’udito di tipo neurosensoriale (cioè legata a un danno dell’orecchio interno o del nervo acustico) e alterazioni della retina. Un ritardo dello sviluppo è stato osservato nell’8% dei bambini della stessa casistica, mentre ci sono anche casi con anomalie genetiche più estese che possono portare anche aritmie cardiache, difficoltà respiratorie e problemi di deglutizione.
Le alterazioni della retina, nei casi più severi, possono ricordare la sindrome di Coats, una vasculopatia che nei quadri avanzati può portare a essudazione e distacco retinico, il motivo per cui i centri di riferimento raccomandano controlli oculistici periodici fin dai primi anni di vita.

Il percorso diagnostico della distrofia muscolare facio-scapolo-omerale parte dall’osservazione clinica, spesso durante il gioco nei bambini più piccoli, dove è più semplice notare asimmetrie del viso o delle scapole rispetto all’esame strutturato usato con gli adulti. Il sospetto clinico viene poi confermato con un test genetico che misura il numero di ripetizioni D4Z4 e ne verifica il contesto genetico, un’analisi che si può eseguire con tecniche come il Southern blot o con metodi più recenti.
Una questione sempre molto delicata quando si parla di malattie genetiche, specialmente pediatriche, riguarda la prognosi e la qualità della vita. Uno studio pubblicato su Neurology, che ha confrontato pazienti con esordio precoce e pazienti con esordio classico, indica che un esordio più anticipato tende ad associarsi a un decorso più rapido, con una perdita più veloce della forza muscolare e una maggiore probabilità di dover ricorrere ad ausili per la deambulazione già in giovane età. Un altro studio, pubblicato sulla stessa rivista, e condotto specificamente su bambini seguiti per cinque anni, segnala però che nell’infanzia la crescita e lo sviluppo motorio possono in parte compensare la progressione della malattia, rendendo il quadro meno lineare di quanto ci si potrebbe aspettare.
Sull’aspettativa di vita, di per sé la malattia non la riduce direttamente, a meno che non si sviluppi un’insufficienza respiratoria significativa, un evento non frequente e per questo tenuto sotto controllo nei centri specialistici. La variabilità tra un bambino e l’altro resta comunque ampia.
In Italia questi test per la diagnosi della FSHD vengono effettuati da centri specializzati a cui si accede con un’impegnativa del Servizio Sanitario Nazionale per la visita neuromuscolare o neurogenetica.
Per una famiglia che riceve questa diagnosi, sapere a chi rivolgersi conta quasi quanto conoscere la malattia. In Italia i principali punti di riferimento per la presa in carico pediatrica sono i centri della rete nazionale delle malattie rare, tra cui l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Non va sottovalutato, infine, il ruolo delle associazioni di pazienti, che offrono un tipo di supporto che nessun centro clinico può replicare da solo. Tra queste FSHD Italia, si propone come punto di riferimento per le famiglie fin dai primi giorni dopo la diagnosi, mentre la UILDM porta avanti un gruppo dedicato alla FSHD che mette in contatto pazienti e caregiver, organizza incontri con medici e ricercatori e sostiene un registro nazionale della malattia.
Una diagnosi di FSHD infantile cambia molte cose, ma non tutte insieme e non da sola. La malattia resta rara, in parte ancora da comprendere, e proprio per questo il percorso migliore che una famiglia possa costruire è quello che unisce un centro di riferimento competente, un follow-up regolare e il contatto con altre famiglie che stanno affrontando lo stesso cammino.