Fecondazione assistita e tumori: esiste una correlazione?

I tumori ormono-dipendenti possono rappresentare una grossa paura per chi è alle prese con la fecondazione assistita: cosa si conosce sul fenomeno attualmente.

Le tecniche e le terapie per la fertilità rappresentano un’incognita in termini di informazione, spesso, per molte donne. E quando mancano le informazioni si può essere assalite da insicurezze e paure, come avviene in particolare nel campo dei tumori ormono-dipendenti. Su questo tema è stato realizzato uno studio, e vi daremo alcune informazioni di massima, tuttavia il nostro consiglio è di chiedere informazioni mirate agli specialisti e alle specialiste di riferimento cui di solito vi rivolgete. Ogni donna ha una sua storia sanitaria e anche se la statistica può dare input importanti, ogni caso è a sé.

Tumori ormono-dipendenti: quali sono

I tumori ormono-dipendenti sono quelli che potenzialmente si generano a seguito di una terapia ormonale, come quelle che vengono richieste come contrasto all’infertilità. I tipi di tumori che più frequentemente si ritiene possano essere correlati con terapie ormonali volte all’ottenimento di una gravidanza potrebbero colpire:

  • la mammella;
  • l’ovaio;
  • l’utero;
  • la tiroide;
  • la pelle (attraverso il melanoma);
  • il colon retto.

Correlazione tra tumori e fecondazione assistita

A luglio 2026 è stato pubblicato lo studio dal titolo Medically Assisted Reproduction and Hormone-Related Cancers, che è stato realizzato con il fine di rispondere a una domanda: i farmaci ormonali utilizzati nella fecondazione assistita costituiscono un fattore di rischio per il cancro? Tuttavia lo studio risponde solo parzialmente a questa domanda, e lo fa con una statistica e una serie di limiti, seppur con un campione molto vasto di pazienti da analizzare.

La ricerca ha infatti coinvolto davvero moltissime persone, perché ha preso in esame i dati sanitari di ben 1748927 donne australiane di età compresa tra i 18 e i 55 anni – ovvero in epoca fertile e dopo il raggiungimento della maggiore età – con la condizione che le pazienti selezionate fossero state seguite dai servizi oncologici tra il 1991 e il 2018. Tra queste, poco meno di 397mila avevano ricevuto un trattamento di tipo ormonale per la fertilità, che poteva essere:

  • fecondazione in vitro;
  • iniezione intracitoplasmica (Icsi);
  • inseminazione intrauterina;
  • stimolazione ovarica;
  • induzione dell’ovulazione.

È emerso che in una forbice molto ampia, tra il 9 e il 64%, delle donne che erano ricorse a terapie contro l’infertilità, avevano sviluppato un tumore. La forbice è ampia in base al tipo di tumore riscontrato: le percentuali più alte riguardano per esempio il cancro al seno, mentre quelle più basse il melanoma o il tumore al colon retto.

Limiti dello studio e altri fattori di rischio

Questo studio non costituisce una prova di correlazione tra tumori e fecondazione assistita o altri trattamenti per la fertilità. La ragione è dovuta al fatto che esistono altri fattori di rischio oncologico che interessano questi tipi di cancro: tra essi figurano condizioni peraltro non esattamente rare, come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico, l’obesità e i disturbi dell’ovulazione. Inoltre la ricerca è lacunosa su alcuni punti che potrebbero risultare decisivi, come i dosaggi dei farmaci ormonali, il numero di clicli terapici effettuati, le cause specifiche dell’infertilità e il risultato di un’eventuale gravidanza ottenuta.

Cosa fare

Quando si tratta di tematiche ginecologiche, di fertilità e di tumori, la frase “non bisogna allarmarsi” potrebbe innescare un allarme involontario. Ma la frase rivela una verità: non bisogna allarmarsi né demonizzare le terapie ormonali per la fertilità. Se si sta cercando una gravidanza e si vuole provare la strada della fecondazione assistita e delle altre tecniche affini, lo si può e lo si deve fare senza paure preconcette, anche perché si tratta di terapie molto collaudate nel tempo.

Ciò che urge è invece ricordare che indipendentemente dalle fasi della vita che si attraversano, sono necessari sempre e comunque screening periodici. La scienza medica non sa ancora molte cose sul cancro, ma una cosa sì: la diagnosi precoce può risultare fondamentale per tutelare la salute umana, e questo è vero per ogni individuo indipendentemente dal suo genere.

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  • Salute e Benessere