Negli Stati Uniti c’è un problema di sicurezza alimentare. È il fenomeno legato alla ciclosporiasi, l’infezione dell’intestino tenue che si trasmette, come spiegato dal Manuale MSD, tramite acqua o cibi contaminati. Il problema è emerso dopo che il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’agenzia federale di sanità pubblica americana, ha ricevuto segnalazioni di 6.707 casi confermati in laboratorio in 45 stati da maggio a oggi. Di questi, quasi un terzo (più di 1.900) sono relativi a un focolaio specifico, collegato alla lattuga iceberg contaminata distribuita dall’azienda Taylor Farms de Mexico, con quasi cento ricoveri e due decessi segnalati nel Michigan. È quindi importante capire cosa sia davvero questa infezione, come si manifesta in età pediatrica e quanto siano effettivamente coinvolti i più piccoli in questa epidemia.

Cos’è la ciclosporiasi

La ciclosporiasi è, come anticipato, un’infezione intestinale causata da Cyclospora cayetanensis, un parassita microscopico che colonizza l’intestino tenue. Il contagio avviene mangiando cibo o bevendo acqua contaminati da feci umane che contengono il parassita, non attraverso il contatto diretto con una persona malata. Alla base c’è il ciclo biologico del parassita. Quando una persona infetta va in bagno espelle con le feci delle forme immature chiamate oocisti, che in quel momento non sono ancora in grado di infettare nessuno. Le oocisti devono restare nell’ambiente, nel terreno o nell’acqua, per almeno una o due settimane e a temperature calde perché maturino e diventino infettive. Solo a quel punto possono contaminare frutta, verdura o acqua di irrigazione e arrivare, alla fine, in un prodotto alimentare.

Come si manifesta nei bambini

Il sintomo principale è una diarrea acquosa, spesso abbondante e a tratti esplosiva. Nei bambini si accompagna in genere a crampi e gonfiore addominale, nausea, perdita di appetito, stanchezza e febbre non elevata. Alcuni bambini perdono peso se la diarrea si protrae. Una caratteristica utile per distinguere la ciclosporiasi da una comune gastroenterite è il suo andamento remittente. I sintomi, infatti, possono sembrare migliorare per qualche giorno e poi ripresentarsi. Tra il contagio e la comparsa dei primi disturbi passa in media una settimana, con un intervallo possibile tra due giorni e due settimane. Se non trattata, la malattia può durare da pochi giorni a più di un mese, con episodi di recidiva.

Nonostante l’allarmismo che sta circolando sulla ciclosporiasi nei bambini, i dati raccolti dal CDC raccontano di un coinvolgimento prevalentemente di adulti. L’età mediana dei casi domestici è di 44 anni. In North Carolina, uno degli stati più colpiti, l’NC Department of Health and Human Services riferisce che i bambini fino a 5 anni sono un solo caso e quelli tra 6 e 18 anni sei, su un totale di 718 casi presenti nello Stato. La popolazione più coinvolta resta quella tra i 19 e i 54 anni.

Questo non significa che i bambini siano immuni. Negli studi condotti in aree dove il parassita circola stabilmente (come il Perù) l’infezione colpisce soprattutto i bambini tra i due e i quattro anni di vita, un’età in cui la protezione data dagli anticorpi materni comincia a esaurirsi.

Nei bambini sani il decorso resta nella grande maggioranza dei casi benigno e autolimitante. La situazione richiede più attenzione nei bambini con un sistema immunitario indebolito, per esempio a causa di una terapia oncologica o di un trapianto, nei quali l’infezione può farsi più severa o prolungata, come segnala l’American Academy of Pediatrics. Se nei bambini sani i rischi sono limitati, in quelli con un sistema immunitario indebolito le principali conseguenze (che possono portare a diverse complicazioni) sono:

  • disidratazione
  • perdita di peso
  • scarso apporto nutrizionale
  • sintomi prolungati
  • stanchezza
  • riduzione delle energie

La diagnosi

Tra la particolarità di questa infezione è che spesso gli esami fecali di routine per la ricerca di parassiti intestinali non individuano la Cyclospora. Il laboratorio deve ricevere una richiesta specifica per questo test, altrimenti un pannello standard rischia di risultare negativo anche in presenza dell’infezione. Le tecniche utilizzate includono la colorazione acido-resistente modificata al microscopio e, sempre più spesso, test molecolari di reazione a catena della polimerasi, più sensibili e in grado di dare una risposta con un solo campione. Inoltre, siccome il parassita viene eliminato con le feci in modo intermittente, può essere utile raccogliere più campioni in giorni diversi per aumentare le probabilità di individuarlo. Un pediatra che sospetta la ciclosporiasi, magari perché il bambino ha avuto una diarrea acquosa che dura da più giorni o ha avuto contatto con un prodotto richiamato, deve quindi specificare al laboratorio quale test richiedere.

Cura e prognosi

Il farmaco di riferimento per la cura della ciclosporiasi è la combinazione trimetoprim-sulfametossazolo. Per i bambini tra i due mesi e i diciotto anni la dose raccomandata dal CDC è di 8-10 mg/kg al giorno di trimetoprim e 40-50 mg/kg al giorno di sulfametossazolo, per bocca, divisa in due somministrazioni quotidiane, per un ciclo di 7-10 giorni. Sotto i due mesi di vita l’uso del farmaco non è generalmente raccomandato. Per i bambini allergici ai sulfamidici non esiste un’alternativa con la stessa efficacia dimostrata. Le opzioni da valutare con il pediatra o con un allergologo comprendono l’osservazione clinica con trattamento dei soli sintomi oppure, in casi selezionati e sotto controllo specialistico, un percorso di desensibilizzazione.

Anche senza terapia, la maggior parte dei bambini con un sistema immunitario sano guarisce da sola, anche se il decorso può protrarsi a lungo, con sintomi che si attenuano e poi tornano. Con la terapia corretta, invece, la risoluzione clinica e la fine dell’eliminazione del parassita nelle feci si osservano in genere entro una settimana. L’attenzione principale durante la malattia resta l’idratazione, con soluzioni reidratanti orali offerte a piccoli sorsi frequenti soprattutto se la diarrea è abbondante.

Come ridurre il rischio in cucina

Prevenzione-ciclosporiasi
Fonte: iStock

Le oocisti mature possono restare sulla superficie di frutta e verdura crude anche dopo un lavaggio accurato, per questo la prevenzione deve concentrarsi su altre strategie. Le verdure come lattuga e insalata vanno lavate foglia per foglia sotto acqua corrente, dopo aver eliminato le foglie esterne danneggiate. Le erbe fresche come basilico, coriandolo e prezzemolo meritano lo stesso trattamento. I frutti di bosco vanno sciacquati delicatamente subito prima del consumo, e chi preferisce eliminare del tutto il rischio può scegliere la versione surgelata. La cottura resta la misura più efficace quando è possibile, perché il calore elimina il parassita. Non va infine dimenticato il lavaggio delle mani con acqua e sapone prima di preparare il cibo e prima dei pasti, oltre all’uso di acqua sicura per bere e cucinare, in modo particolare quando si viaggia in aree dove la ciclosporiasi è comune.

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