
Diversi studi hanno indagato il rapporto tra celiachia, gravidanza e fertilità. Facciamo chiarezza sull'argomento.
La celiachia è una malattia autoimmune che può rivelarsi anche nei neonati dai 6 mesi in poi. I sintomi sono molto simili a quegli degli adulti, ma le conseguenze comportano anche carenze nello sviluppo, se non diagnosticata o non accompagnata da accorgimenti adatti.

Anche in neonati e neonate può essere diagnosticata la celiachia. Ma su questo argomento ci sono luoghi comuni e paure da sfatare: l’attenzione deve essere alta, com’è giusto che sia, tuttavia non bisogna cedere agli estremismi, soprattutto se non ci sono fondamenti scientifici che giustifichino.
Come riporta HealthLine, si tratta di una malattia autoimmune – stimata nell’1% della popolazione mondiale – che rende intolleranti al glutine, una proteina contenuta in grano, orzo e segale. Non sono tanto questi ingredienti il problema, altrimenti un semplice evitamento di alcuni cibi semplificherebbe la vita a chi convive con la celiachia, bensì le contaminazioni: dai ristoranti agli alimenti industriali, possono essere tanti i cibi contaminati, che possono far male alle persone con celiachia. E la portata della questione potete ben immaginarla se avete mai avuto, da piccole, un amichetto o un’amichetta che controllava il codice a barre sulle patatine comprate al bar. La celiachia provoca infatti un danneggiamento dell’intestino tenue, un fenomeno che produce a tutte le età sintomi come diarrea, nausea, vomito, gonfiore, flatulenza, dolore addominale.
Come si legge sul sito della Celiac Disease Foundation, si può ricevere una diagnosi di celiachia a tutte le età. In alcuni individui però i sintomi possono comparire tra i 6 e i 9 mesi, cioè quando si è neonati o neonate. Non si sa perché in alcune persone la celiachia compaia così presto, ma accade e bisogna prestare grande attenzione: è infatti fondamentale la diagnosi precoce, in modo da adottare uno stile di vita gluten free che consenta di non stare male quando si addenta un alimento che per molte altre persone è comune. C’è chi pensa che questa malattia possa essere legata all’allattamento al seno, ma non ci sono prove scientifiche in tal senso.

Diversi studi hanno indagato il rapporto tra celiachia, gravidanza e fertilità. Facciamo chiarezza sull'argomento.
I sintomi possono comparire dopo pochi minuti o alcune ore dall’ingestione del glutine e durare da alcune ore ad alcuni giorni, fino ad addirittura alcune settimane. I sintomi nei neonati e nelle neonate sono:
Tra le conseguenze dirette, come per i sintomi, ci sono carenze nutrizionali, perdita di peso, anemia e ritardo nella crescita e nello sviluppo: dato che l’intestino non è in grado di assorbire correttamente i nutrienti, queste conseguenze sono a breve termine nei bebè. Può bastare qualche settimana per notare, ad esempio, una perdita di peso, su neonati e neonate che vengono periodicamente monitorati da pediatri e pediatre.
Arriviamo ai luoghi comuni: se ho mangiato del pane o della pasta, posso dare un bacetto al mio bebè? Ora, in generale, è sempre bene chiedere consiglio medico sul rischio sanitario probabile che consiste nel baciare in bocca un bebè, anche se lo si è partorito e lo si sta allattando al seno, ma per quanto riguarda la celiachia il bacio è ok.
È infatti uscito sulla rivista Gastroenterology lo studio dal titolo A Prospective Study of Gluten Transfer Through Kissing in Celiac-Discordant Couples. La ricerca, condotta dal Celiac Disease Center della Columbia University di New York ha coinvolto 10 coppie di adulti in cui uno dei partner era celiaco o celiaca. Il partner non caratterizzato dalla malattia autoimmune ha consumato 590 grammi di glutine per poi dare un bacio all’altra persona, o dopo aver atteso alcuni minuti, oppure dopo aver bevuto 120 millilitri di acqua. Non si sono registrate contaminazioni significative, ma bisogna ricordare che lo studio ha coinvolto 20 persone, tutte adulte, quindi magari ulteriori studi in futuro potrebbero aiutare maggiormente. In generale però è meglio baciare un celiaco o una celiaca (o potenziali tali) dopo aver atteso qualche minuto dal pasto, dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua o magari essersi lavati i denti.
I bambini e le bambine molto piccole, si sa, mettono in bocca di tutto. Magari un pezzo di cracker o di pane lasciato sulla tovaglia può attrarre e, anche se le mamme si dice abbiano cento occhi, una distrazione può capitare. La prima cosa da fare è non andare nel panico, ma aiutare il bimbo o la bimba a gestire i sintomi, magari tenendolo idratato con l’aiuto di una bevanda con elettroliti in caso di diarrea. Se i sintomi si fanno più gravi e prolungati, bisogna chiedere un aiuto pediatrico (e ricordare che in ogni caso un consiglio non fa mai male quando si tratta di salute).
Come detto, è fondamentale una diagnosi precoce, perché aiuta chi soffre di celiachia a condurre un’esistenza quanto più comune e serena possibile, almeno su questo fronte. La celiachia presenta dei fattori di rischio che tuttavia non vanno sottovalutati e che sono:
Secondo alcune scuole di pensiero un ulteriore fattore di rischio consiste nell’introduzione ritardata del glutine nell’alimentazione del bebè, ovvero dopo i 12 mesi di età, ma anche qui non c’è niente di certo e sono necessarie ricerche ad hoc.
Dato che la celiachia presenta sintomi simili a intolleranze o altre patologie, per la diagnosi vanno eseguiti dei test dedicati, che consistono per lo più in un esame del sangue per la ricerca degli anticorpi antagonisti del glutine. In passato veniva eseguita anche una biopsia dell’intestino tenue, ma oggi viene considerata per lo più superflua, soprattutto in presenza di fattori di rischio. Questi ultimi sono importantissimi: se un bebè è caratterizzato da questi fattori di rischio, è meglio eseguire i test anche in assenza di sintomi.

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