Agenesia dentale nei bambini: quando mancano i denti
L'agenesia dentale riguarda il 4-5% dei bambini e soprattutto delle bambine. Si può affrontare, ma in via definitiva va fatto quando lo scheletro è completamente formato.

L'agenesia dentale riguarda il 4-5% dei bambini e soprattutto delle bambine. Si può affrontare, ma in via definitiva va fatto quando lo scheletro è completamente formato.

Una diagnosi precoce per l’agenesia dentale può aiutare moltissimo a risolvere un problema che affligge una forbice tra il 3 e il 10% della popolazione, con una prevalenza del 4-5% tra bambinə e adolescenti, ed è più comune tra le persone di genere femminile. Nonostante il fenomeno sia abbastanza diffuso, molti genitori potrebbero restare spiazzati sul da farsi: non si tratta solo di estetica – che pure può avere un peso sociale per un ragazzo o una ragazza nell’età dello sviluppo – ma influisce anche sulla capacità di parlare e masticare.
L’agenesia dentale è l’assenza congenita di uno o più denti permanenti, ma talvolta può interessare anche i denti decidui. Questa mancanza interessa di solito i secondi premolari inferiori e gli incisivi laterali superiori. Esistono tre tipi di agenesia dentale, come riporta il sito della Cleveland Clinic:
L’agenesia dentale può essere sintomo di alcune malattie genetiche, come per esempio la displasia ectodermica, ma in questo caso deve essere contestuale ad altri sintomi quali il diradamento dei capelli, le anomalie riscontrabili nelle unghie, l’assenza di ghiandole sudoripare, la perdita dell’udito e la vista debole.
Tuttavia, la causa immediatamente visibile dell’agenesia è in un’anomalia della lamina dentale, ovvero quella banda di tessuto che si trova sotto le gengive. Questa anomalia è dovuta a:
Più che parlare di sintomi, si parla delle forme in cui si presenta l’agenesia. Per esempio, alcuni denti possono mostrarsi più piccoli e a forma di piolo, mentre altri possono essere denti taurodonti, grandi e rettangolari. La mancanza di uno o più denti evidenzia uno spazio invece tra i denti che si hanno.
Come detto, ci sono delle conseguenze estetiche, ma anche relative a una probabile malocclusione della bocca e ha una microdonzia generale. Questo può rendere più difficoltoso parlare o mangiare, ma anche causare una crescita ossea insufficiente e far apparire la mandibola più piccola.
L’agenesia dentale è una condizione relativamente frequente e può avere conseguenze rilevanti sia sulla funzione masticatoria sia sull’equilibrio occlusale – spiega Renato Cocconi, socio fondatore dell’associazione FACExp – Nei pazienti in crescita la strategia terapeutica deve essere attentamente pianificata: l’ortodonzia permette di ristabilire un assetto funzionale stabile sfruttando i denti naturali e, quando necessario, di integrare il trattamento con restauri adesivi minimamente invasivi. L’obiettivo clinico è ottenere un sorriso armonico e naturale, nel quale non sia più percepibile il problema originario. Questo aspetto è particolarmente importante negli adolescenti: l’assenza di denti anteriori può incidere sull’autostima e sulle relazioni sociali, mentre un trattamento ortodontico ben pianificato permette non solo di risolvere il problema funzionale, ma anche di restituire ai ragazzi sicurezza e serenità nel rapporto con il proprio sorriso.
Il fenomeno viene diagnosticato di solito nell’infanzia a bambini e bambine o nella prima adolescenza, attraverso un esame radiografico come un’ortopanoramica.
Ogni paziente ha una storia, e questo significa che ognuno potrebbe ricevere un approccio ortodontico diverso. Di solito i dentisti si orientano sulla sostituzione protesica oppure sulla chiusura ortodontica degli spazi. La prima soluzione deve andare da una certa età in poi, poiché gli impianti non possono essere eseguiti finché lo scheletro non è completamente sviluppato. Al posto degli impianti si possono però effettuare dei restauri adesivi che risultano minimamente invasivi. Solo quando lo scheletro sarà formato ci si concentrerà su ponti mono-aletta in zirconio, che risultano molto durevoli.

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