Sensi di colpa dopo il parto? Perché può succedere e come smettere di torturarsi

Il senso di colpa non mai sano e quando colpisce una donna dopo il parto può essere particolarmente pesante. Vediamo perché. E cosa fare.

Solo chi non lo ha mai vissuto da vicino o in prima persona può pensare che il puerperio sia un momento di sole gioie ed emozioni positive. Alla base di molti dei problemi che insorgono dopo il parto c’è, come evidenziato in questo studio pubblicato sull’European Journal of Investigation in Health, Psychology and Education, le aspettative irrealistiche sulla maternità che le donne (ma spesso anche gli uomini) hanno. Tra queste evoluzioni negative c’è il senso di colpa dopo il parto, un’esperienza di cui è importante parlare.

Cos’è il senso di colpa e come si manifesta

Prima di entrare nel merito di cos’è il senso di colpa dopo il parto è necessario comprendere meglio cos’è il sentimento detto del senso di colpa. L’American Psychological Association (APA) lo definisce come una “reazione emotiva negativa derivante dalla convinzione o dalla consapevolezza di aver violato un proprio standard morale, etico o comportamentale”. Applicato al contesto del senso di colpa dopo il parto diversi studi e ricerche lo definiscono come un’emozione complessa che emerge quando la madre percepisce di non aver soddisfatto standard personali, sociali o culturali legati alla maternità.

È caratterizzato dalla convinzione di aver fatto qualcosa di sbagliato o di non essere “abbastanza” per il proprio bambino, anche in assenza di un errore reale. Questa emozione implica responsabilità interiorizzata e desiderio di riparare, ed è frequentemente associata a fattori come aspettative irrealistiche, pressioni sociali, confronti con altre madri e difficoltà nell’allattamento.

La sensazione di non sentirsi all’altezza del ruolo è il segno più comune di questa forma di senso di colpa, ma in alcuni casi può manifestarsi anche con un eccesso di cure e protezione verso il neonato, come reazione ansiosa a questa presunta inadeguatezza. È a volte anche un modo per salvare le apparenze così da mascherare i sintomi del disagio che si vive.

Perché si possono provare sensi di colpa dopo il parto

Come altre forme di disagio psicologico anche il senso di colpa e il senso di colpa dopo il parto ha cause diverse che spesso si intrecciano tra di loro. Come già detto ci sono innanzitutto i falsi miti sulla maternità e la genitorialità (come “la madre deve annullarsi per i figli” o “essere genitori è la cosa più bella del mondo”) alimentati dalla retorica sociale che fomenta il senso di colpa.

Ci sono poi i cambiamenti fisici e psicologici tipici del puerperio che, rendendo la donna più vulnerabile, la espongono maggiormente a sentirsi in difetto nei confronti del figlio. Anche un parto traumatico e accompagnato da esperienze dolorose e negative può spiegare l’insorgenza del senso di colpa. Chi soffre di depressione post-partum è inevitabilmente più a rischio di sperimentare anche questo sentimento.

A cosa fare attenzione

Non tutte le emozioni negative sono causa di senso di colpa. Per il senso di colpa dopo il parto è necessario che si verifichino alcune “condizioni” che portino a pensare di essere di fronte a una situazione di questo tipo. La persistenza dei sintomi e segni negativi, l’incapacità di provare gioia per le attività quotidiane, la perdita di interesse per il bambino, l’insorgenza di pensieri ossessivi, l’insonnia persistente e l’estrema stanchezza possono essere campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Come ritrovare la serenità perduta

Cosa fare? Spesso volere non è potere e da soli diventa difficile superare una fase così complessa e potenzialmente distruttiva. È quindi importante innanzitutto riconoscere di avere bisogno di aiuto e, quindi, rivolgersi a un professionista. Parallelamente la richiesta di aiuto va rivolta anche a persone fidate (genitori, fratelli o sorelle, amici) con i quali condividere queste emozioni e trovare sollievo nella gestione quotidiana del bambino.

L’altro elemento fondamentale da considerare è la cura di sé. Pensare al proprio benessere non significa sacrificare quello del bambino. Una madre felice e serena è quanto di più un neonato e un figlio ha bisogno, a meno che non pensare alla figura materna come a una dispensatrice di servizi (alimentari, igienici, eccetera).

All’interno delle proprie giornate vanno individuati e inseriti momenti in cui essere donne prima ancora che madri. Quindi dedicandosi ad attività piacevoli e che possano contribuire a ridurre il peso del carico genitoriale. Solo con un approccio di questo tipo si può prevenire o risolvere l’angosciante esperienza del senso di colpa.

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