
Un team di studiosi dell'UCLA ha scoperto che la mancanza di sonno nel primo anno dopo il parto accelera il processo di invecchiamento dei genitori...
Non dormire a sufficienza fa male. E per le neomamme i primi mesi dopo il parto possono essere un vero e proprio dramma.

Quando si dice che la nascita di un figlio segna un prima e un dopo si fa riferimento a tanti cambiamenti profondi che intervengono nella vita di un genitore, in modo particolare di una donna. Tra questi c’è indubbiamente la riduzione del sonno. Un fenomeno già sperimentato (ma spesso parzialmente) nelle settimane di gravidanza e che dopo il parto si manifesta con una potenza e un impatto enormi che possono avere importanti conseguenze. Vediamo perché molte donne raccontano di non dormire dopo il parto e cosa si può fare di davvero utile. No, riposare quando il neonato dorme non è una soluzione. Al massimo è un tentativo infelice di chi non sa cosa significa essere genitori (o ha dimenticato cosa significa).
Partiamo dalle cause. Sarebbe riduttivo (per quanto strettamente collegato) pensare che la causa del non dormire dopo il parto sia il sonno irregolare del neonato. Alla base dell’insonnia dopo il parto ci sono fattori fisici e biologici, ma anche psicologici. Motivo per cui parliamo di una questione molto individuale che richiede anche un approccio e una gestione personalizzati.
Come evidenziato in questo studio pubblicato sul Journal of the Endocrine Society, uno degli elementi più importanti da considerare sono gli sbalzi ormonali. Il parto e il successivo distacco della placenta causano un crollo repentino dei livelli di progesterone ed estrogeni. La ricerca pubblicata su Frontiers in Neuroscience spiega come questi sono ormoni che, tra gli altri, svolgono un ruolo molto importante nel regolare l’architettura del sonno e la trasmissione neuronale nei sistemi regolatori di veglia e sonno. È il motivo per cui la loro diminuzione può contribuire agli effetti sulla qualità del sonno nel periodo del postpartum. Un periodo, questo, nel quale inoltre molte donne vivono dolori e cambiamenti fisici dovuti al parto che non favoriscono un riposo pieno e rigenerante.
Ovviamente c’è poi il “contributo” del neonato. Nei primi mesi (e a volte anche oltre) il ritmo del sonno è irregolare con ritmi anche di 50-60 minuti. Risvegli così frequenti impediscono ai genitori, soprattutto le donne che allattano al seno, di raggiungere un livello minimo di riposo. A questo si aggiunge quello stato di apprensione e allerta che molte neomamme vivono. Tra l’ansia per la SIDS, la preoccupazione su come respira il neonato raffreddato o la consapevolezza che “tanto a breve si sveglia”, diventa difficile prendere sonno e riaddormentarsi.
Dormire poco non è mai un bene. La Società Italiana Medicina del Sonno Odontoiatrica (SIMSO) precisa che un adulto tra i 26 e i 64 anni dovrebbe dormire 7-9 ore a notte. Una quantità di ore che quasi nessuna donna dopo il parto riesce ad avere. Dormire poco, quindi, fa male alla salute. E le conseguenze possono essere anche molto gravi.
La privazione del sonno, infatti, impedisce al cervello di completare i cicli di recupero. Una condizione che aumenta il rischio di ansia, irritabilità e depressione post-partum. Senza ignorare come il dormire poco per tanto tempo compromette la concentrazione, riduce la memoria e la capacità di attenzione. Questo si riflette in una mancanza di lucidità durante il giorno che può essere causa di incidenti ed errori, sul lavoro così come a casa.
A risentirne, per la maggiore irritabilità, sono anche i rapporti interpersonali (soprattutto con il partner e gli stessi figli) e la propria salute fisica. Anche gli stessi neonati possono risentirne, rischiando di subire le conseguenze della sindrome del bambino scosso. La stanchezza cronica, infatti, può aumentare i livelli di cortisolo e adrenalina, peggiorando ulteriormente la qualità del sonno e innescando un circolo vizioso poi sempre più difficile da interrompere.
Non esistono formule magiche. E in molti casi non c’è una vera e propria soluzione. Non sempre le routine della buonanotte, l’igiene del sonno e l’educazione all’addormentamento incidono in maniera così determinante. Ecco perché è necessario non rassegnarsi, ma maturare una consapevolezza diversa. L’unica cosa che si può fare è sviluppare strategie basate sulle caratteristiche del sonno del neonato e sulle proprie esigenze (di riposo e di stile di vita).
Ci sono donne e uomini che recuperano meglio una nottataccia rispetto ad altri e in questi casi è possibile organizzarsi. Come? Dividendosi le parti della notte in cui rimanere svegli. Molto dipende anche dallo spazio a disposizione in casa e dai turni di lavoro. In alternativa si può chiedere aiuto a un genitore o parente fidato (o una delle cosiddette tate del sonno) che possano calmare, cullare e gestire il neonato nei suoi risvegli notturni.
Un aiuto (parziale, sia chiaro) può arrivare dal chiedere aiuto a genitori, parenti e amici per lo svolgimento delle faccende domestiche così che in quelle ore, invece di cucinare, mandare lavatrici o lavare i pavimenti si possa recuperare un po’ di sonno. Le tecniche di rilassamento, il co-sleeping o l’utilizzo delle next2me e, ancora, l’utilizzo di posizioni per allattare che riducano la fatica di doversi alzare per far riaddormentare il neonato, sono tutte tecniche che possono migliorare un po’ la situazione.
I cambiamenti alimentari (pasti leggeri alla sera) e l’assunzione di integratori per facilitare l’addormentamento incidono in maniera marginale, essendo la continuità del sonno il problema principale più che la quantità di tempo impiegata per addormentarsi.
Quando si è sul punto di non farcela più è sempre doveroso chiedere aiuto. In presenza di malessere, pensieri negativi, ossessioni o sintomi riconducibili alla depressione è indispensabile rivolgersi a uno specialista. Anche in questo caso lo psicoterapeuta non avrà la bacchetta magica per risolvere il problema, ma gli strumenti per evitare che degeneri in situazioni peggiori.
La durata dell’insonnia dopo il parto varia, come detto, da persona a persona. Gli studi scientifici offrono alcune tendenze utili per capire cosa aspettarsi. La fase immediata dopo la nascita è quella più critica, con notti particolarmente frammentate e un calo significativo delle ore di sonno. Come riportato in questo studio, le prime settimane sono caratterizzate da risvegli molto frequenti e da un sonno poco riposante. Nei mesi successivi si osserva un miglioramento, anche se non sempre lineare. Una ricerca pubblicata su PubMed evidenzia che nei primi tre mesi il sonno rimane spesso interrotto e l’insonnia può continuare a manifestarsi con difficoltà ad addormentarsi o con risvegli prolungati.
Il processo di stabilizzazione è graduale e può richiedere più tempo. Come riportato da una revisione sistematica pubblicata su DovePress, molte donne sperimentano disturbi del sonno che possono persistere fino a sei mesi dopo il parto, anche quando la quantità totale di sonno tende lentamente ad aumentare. Alcuni studi osservano che la qualità del sonno non ritorna ai livelli pre-gravidanza prima dei dodici mesi, soprattutto in presenza di allattamento notturno, stress, ansia o scarsa qualità del sonno durante la gravidanza.

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