
La gravidanza finisce con la nascita del bambino? Non proprio. C’è un quarto trimestre di gravidanza a cui prestare la massima attenzione.
I cambiamenti della gravidanza e del parto possono essere duraturi e irreversibili, con una serie di effetti e conseguenze da non sottovalutare.

Tra i postumi (nel vero senso della parola) del parto ci sono anche tutte le tracce, molto profonde, che la nascita di un figlio provocano sul corpo materno. Non si tratta di qualche chilo di troppo da smaltire, delle smagliature da eliminare o di una stanchezza da recuperare. Diversi studi, tra cui quelli dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), mostrano infatti che molte modificazioni tipiche della gravidanza e del parto non sono temporanee. Alcuni cambiamenti riguardano la struttura muscolare e il pavimento pelvico, altri interessano metabolismo, pelle, postura e regolazione ormonale. Una revisione pubblicata su The Lancet ha inoltre evidenziato che il processo di adattamento fisiologico prosegue ben oltre i canonici quaranta giorni, con effetti che possono durare anni e che per alcune donne diventano parte permanente della propria identità corporea. Da qui il concetto di corpo materno permanente.
Il concetto di corpo materno permanente è sempre più discusso all’interno della letteratura medica e sociale. Le ricerche mostrano che il corpo dopo il parto non “torna com’era prima”, non per mancanza di cura o volontà, ma perché la maternità attiva trasformazioni profonde e multidimensionali. È importante chiarire che solo alcune modificazioni sono visibili, altre (molte) lo sono molto meno.
C’è chi, come il The Guardian, paragona la matrescenza (il diventare madri) al passaggio all’adolescenza, proprio per indicarne l’impatto e lo stravolgimento. Anche perché, in termini strettamente biologici, si parla di microchimerismo fetale, ovvero la permanenza nel corpo della madre di cellule staminali del figlio. Una permanenza che può durare decenni se non addirittura tutta la vita.
Si parla spesso di come il parto (vaginale e cesareo) trasformi il corpo femminile. Con la gravidanza prima e la nascita del bambino poi, il corpo va incontro a una serie di cambiamenti duraturi. Anche il “ritorno alla normalità” non è immediato e scontato. Per esempio dopo il parto si verificano i cosiddetti morsi uterini, ovvero le contrazioni dell’utero necessarie per permettergli di tornare alle sue dimensioni pre-gravidanza. Parallelamente può verificarsi la diastasi dei muscoli retti, la fisiologica separazione dei muscoli addominali che si è verificata per far crescere l’utero.
Uno dei principali protagonisti dei cambiamenti della gravidanza e del parto è il pavimento pelvico. Le sollecitazioni subite, l’ammorbidimento della cartilagine e dei legamenti da parte della relaxina, così come il travaglio stesso, possono causare traumi, prolasso e problemi di incontinenza difficili da recuperare del tutto.
Non vanno poi sottovalutate le conseguenze a carico della colonna vertebrale che, spostata in avanti per i cambiamenti del baricentro, può portare a importanti alterazioni della curvatura della colonna vertebrale.
Come detto non tutti i cambiamenti sono transitori. Altri, seppur risolvibili in qualche modo, lasciano segni e conseguenze durature o addirittura permanente. È il caso dei cambiamenti scheletrici. Questo studio pubblicato su Frontiers in Endocrinology spiega come molte donne possano subire un allargamento permanente delle ossa del bacino e delle costole. Inoltre si assiste a un aumento della lunghezza e della larghezza dei piedi che causa un appiattimento dell’arco plantare.
Molto importanti (e oggetto di ironie e luoghi comuni) sono poi le conseguenze sul cervello. La gravidanza riduce la materia grigia, una riduzione che rimane per almeno due anni. Questo fenomeno, che lo studio pubblicato sul National Institute of Health spiega essere riconducibile alla necessità di ottimizzare le reti neurali materne per l’empatia e l’accudimento del bambino, può produrre conseguenze significative sulla quotidianità della donna. Una madre passa dall’essere una donna auto-centrata a una persona infante-centrata, con una serie di priorità profondamente riviste.
In caso di complicazioni della gravidanza, come nel caso dell’ipertensione o del diabete gestazionale, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari a lungo termine. Infine, anche se ben noti, sono gli effetti sulla pelle con le smagliature e il melasma che, se non trattati adeguatamente, diventano irreversibili.
Quanto detto a livello fisico sul corpo materno permanente vale anche a livello psicoemotivo. La maternità è la causa di una profonda crisi d’identità. Una crisi esistenziali da non banalizzare che spesso è responsabile della difficoltà di riconoscersi in questo nuovo ruolo. Non è raro, infatti, provare sentimenti ambivalenti per i quali coesistono amore profondo per il proprio figlio ma anche sentimenti di perdita e isolamento.
Il corpo dopo il parto può essere percepito come estraneo e come un peso. Qui entra in gioco anche la cultura dell’immagine in cui è immersa l’epoca contemporanea e in modo particolare quella nei confronti del corpo femminile (e del corpo delle madri). Il non aderire a modelli considerati canonici di bellezza, peso e silhouette è alla base di numerosi disordini, sofferenze e disagi. Le immagini sulla maternità, infatti, sono tutte patinate, così come la narrazione in materia. Le donne nella realtà, invece, sperimentano vissuti diametralmente opposti causa anche questi di dissociazione, isolamento e senso di colpa.
Chiedere a una neomamma di accogliere il proprio corpo appena stravolto senza prevedere un contesto familiare e sociale adeguato significa non aver compreso la portata del cambiamento. È importante avere un approccio che consideri l’evoluzione del corpo materno, senza pretendere (o celebrare) ritorni allo stato pregravidico. Il corpo cambia, la donna cambia e c’è un’evoluzione lineare in un processo che non deve confrontare il prima e il dopo.
Per accogliere il corpo materno permanente è necessario che la donna si senta tale, perché trattata in questo modo. Né ridicolizzata né compatita, dal partner, dai genitori, dagli amici, dai colleghi e dalla società. Viviamo però in un contesto sociale ed educativo nel quale questa maturità non è spesso presente, motivo per cui è necessario un impegno strategico maggiore. Un impegno che passi anche dal supporto specialistico e dal porsi l’obiettivo di ritrovare serenità ed equilibrio e non nello sperare di “tornare come prima”. Un cambio di prospettiva che andrebbe insegnato e acquisito già prima di rimanere incinta, così da perseguirlo in maniera più lineare e meno traumatica.

La gravidanza finisce con la nascita del bambino? Non proprio. C’è un quarto trimestre di gravidanza a cui prestare la massima attenzione.

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