Fare un figlio da single, queer, co-parent: guida alla genitorialitĂ  intenzionale

Non si diventa genitori solo per questioni genetiche, ma anche e soprattutto per scelta. In questo modo le cose cambiano. E anche tanto.

Tra i diversi modi nei quali è cambiato il concetto di famiglia c’è anche quello che sposta l’attenzione dal legame biologico a quello intenzionale, basato sulla volontà, la decisione, di prendersi cura di un figlio. Superato l’elemento biologico, la genitorialità non è più solo quella frutto della procreazione. Non a caso oggi si considera genitore non tanto colui che genera biologicamente un figlio, ma chi esercita le funzioni proprie di un genitore. Può quindi essere genitore chiunque sia in grado di offrire al bambino – in ogni fase della sua vita – stabilità, affetto e un contesto emotivo ed educativo adeguato. Questo nuovo approccio basato sulla decisione e non più sulla dimensione genetica apre le porte a numerose altre forme di genitorialità. Alcune delle quali molto diverse da quelle abituali, ma tutte riconducibili alla cosiddetta genitorialità intenzionale.

La genitorialitĂ  per single e persone queer

Per le persone single e per quelle queer (termine che include tutte le identità di genere e gli orientamenti sessuali che non si riconoscono nei modelli tradizionali e binari) per diventare genitori bisogna intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Percorso che richiede tempo e che in Italia è riservato alle sole coppie eterosessuali (sposate o conviventi) con problemi di infertilità diagnosticati. Questo approccio esclude di fatto coloro che non rientrano in questa definizione.

Altri Paesi europei (come Francia, Spagna e Danimarca), permettono invece l’accesso alla PMA a prescindere dall’orientamento sessuale o dal tipo di relazione che si ha con un’altra persona. I single e le persone queer possono quindi intraprendere viaggi all’estero (con tutto quello che questo comporta) per fare un figlio e poi tornare in Italia. Il rientro nel nostro Paese non è però lineare in quanto non esiste ancora una norma unica e organica che disciplini il riconoscimento automatico di questi legami familiari. In Italia, la tutela dei figli nati da percorsi internazionali non è affidata a un codice prestabilito dal Parlamento, ma a un insieme di sentenze e interpretazioni dei tribunali che cercano di colmare questo vuoto legislativo.

Ad oggi, il panorama è frammentato e dipende fortemente dalla composizione del nucleo familiare. Una svolta significativa è arrivata nel 2025, quando la Corte Costituzionale ha aperto la strada al riconoscimento immediato della madre intenzionale (quella non biologica) nelle coppie di donne che ricorrono alla PMA all’estero, eliminando l’obbligo di passare per la lunga trafila dell’adozione.

Per i genitori single e per le coppie di uomini che intraprendono percorsi di gestazione per altri, la questione è piĂą complessa. Se il legame biologico garantisce la trasmissione della cittadinanza e la trascrizione del primo genitore, il riconoscimento del “secondo padre” o la piena tutela del genitore single senza legame genetico passano ancora attraverso le aule dei tribunali per i minorenni. In tutto questo c’è poi il fenomeno legato alle decisioni prese dai vari sindaci e presidenti di regione. Negli anni ci sono stati diversi casi di amministratori locali che hanno provveduto alla trascrizione degli atti di nascita di figli nati all’estero con l’obiettivo di garantire al bambino l’accesso ai relativi servizi. Una situazione che genera incertezza e instabilitĂ , sia per single e persone queer che vorrebbero avere un figlio, sia per coloro che lo hanno avuto e hanno ottenuto un iniziale riconoscimento.

Il patto di co-genitorialitĂ 

Una volta che il bambino è nato, per la genitorialità intenzionale non è più rilevante il come sia stato concepito e partorito, ma il modo in cui prendersene cura. Se nella famiglia tradizionale la responsabilità genitoriale è (in linea di principio) chiara, nella genitorialità intenzionale viene invece regolata dal cosiddetto patto di co-genitorialità.

Questo modello prevede che due o piĂą persone decidano di concepire e crescere un figlio insieme, senza essere legati da un rapporto sentimentale o sessuale.

Al centro di questo approccio c’è un accordo, spesso espresso in forma scritta, in cui vengono definiti quelli che sono i valori e i principi educativi che si intendono seguire, la gestione del tempo e la ripartizione delle responsabilità economiche.

Questo tipo di contratto (anche se non pienamente riconosciuto come atto legale vincolante in Italia) rappresenta l’elemento su cui poggiare la serenità del nucleo familiare. Oltre agli aspetti pratici il patto serve a gestire le questioni più complesse come quelle legate, per esempio, al consenso per i trattamenti medici alle scelte sulla formazione religiosa o laica, fino alla gestione dei rapporti con le rispettive famiglie d’origine.

Gli aspetti legali

Come abbiamo visto, anche (ma non del tutto) per l’assenza di una legge specifica, molto della genitorialità intenzionale è affidato ad accordi privati tra le parti. Ma ci sono diversi elementi da chiarire sulle tutele giuridiche ed economiche, sui percorsi educativi e sulla dimensione sociale della genitorialità intenzionale.

Tutele giuridiche e sostegni economici in Italia

Nel 2026, il quadro degli aiuti economici è cambiato verso una maggiore flessibilitĂ . I genitori single e i nuclei di fatto possono accedere all’Assegno Unico Universale e ai vari Bonus Nido, in quanto la legge italiana guarda alla condizione economica del minore e del genitore richiedente (ISEE) e non alla tipologia di legame tra i genitori. Va però detto che la tutela giuridica resta ancora articolata. Mentre la madre biologica o il padre che riconosce il figlio hanno pieni diritti, per il “genitore intenzionale” la protezione legale non è automatica. In assenza di un matrimonio o di un’unione civile riconosciuta, è fondamentale definire i diritti di successione e di assistenza sanitaria, spesso ricorrendo a deleghe notarili per garantire che entrambi i genitori possano intervenire nelle decisioni urgenti sulla vita del bambino.

Scuola e percorsi educativi: l’accoglienza della diversitĂ 

Un problema molto sentito è quello legato al confronto con gli altri bambini, le altre famiglie e soprattutto le istituzioni scolastiche. Parliamo di uno dei luoghi piĂą importanti della vita di un bambino, sia per la quantitĂ  di tempo che qui vi trascorre sia per l’impatto che ha sul suo sviluppo educativo ed emotivo. Negli ultimi anni, molti istituti hanno aggiornato la propria modulistica, sostituendo le diciture tradizionali con termini piĂą inclusivi come “esercenti la responsabilitĂ  genitoriale” o “contatti di riferimento”. I percorsi scolastici si stanno aprendo a programmi di educazione all’affettivitĂ  che celebrano la pluralitĂ  dei modelli familiari. Qualche esempio è che si festeggia non piĂą solo la Festa del PapĂ  o la Festa della Mamma vissute in modo tradizionale, ma momenti che accolgono la varietĂ  dei legami affettivi. Questo cambiamento mira a far sì che ogni bambino si senta rappresentato nei racconti e nelle attivitĂ  quotidiane, indipendentemente dal fatto che abbia un solo genitore, due padri, due madri o dei co-genitori.

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