
Molte persone si sono accorte che tra i 17 milioni di persone che seguono l’account della bambina e di sua madre, si nascondono utenti potenzialm...
Secondo la presidente von Der Leyen potrebbe entrare in vigore dopo l'estate e stabilire, fra le altre cose, l'età minima per l'accesso ai social network.

“Così come non consegniamo le chiavi dell’auto a un ragazzo prima che abbia preso la patente, allo stesso modo dobbiamo decidere quando i nostri figli sono pronti ad accedere ai social network”. Con questo paragone la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha anticipato l’intenzione di Bruxelles di introdurre, dopo l’estate, nuove regole per limitare l’accesso dei minori alle piattaforme digitali.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche l’introduzione di un’età minima comune in tutta l’Unione europea, con il divieto di utilizzare i social sotto i 13 anni. Una proposta che von der Leyen ha definito “molto convincente”, ribadendo che “a crescere i bambini devono essere i genitori, non gli algoritmi progettati per catturare la loro attenzione”. Senza un intervento normativo, ha avvertito, il rischio è quello di lasciare un’intera generazione esposta a dipendenza digitale, problemi psicologici e altre forme di disagio.

Molte persone si sono accorte che tra i 17 milioni di persone che seguono l’account della bambina e di sua madre, si nascondono utenti potenzialm...
L’obiettivo della Commissione è seguire la strada già intrapresa dall’Australia, primo Paese ad aver fissato per legge un’età minima per l’accesso ai social network. La futura proposta europea prenderà spunto da un rapporto di circa 150 pagine elaborato da un gruppo di esperti sulla sicurezza dei minori online, riunitosi tra febbraio e giugno sotto la guida dello psichiatra infantile tedesco Jörg Fegert e dell’epidemiologa francese Maria Melchior.
Nel presentare il documento, von der Leyen ha ricordato che bambini e adolescenti trascorrono in media dalle quattro alle sei ore al giorno davanti a uno schermo, un tempo che nell’arco della vita equivale a quasi vent’anni. Secondo i dati riportati nel rapporto, inoltre, quasi sei minori su dieci hanno sperimentato conseguenze emotive o psicosociali legate all’attività online, tra cui disturbi del sonno, ansia, depressione, cyberbullismo ed esposizione a contenuti inappropriati in una fase delicata dello sviluppo cerebrale.
Gli esperti sottolineano che il problema non riguarda esclusivamente i social network. Anche alcuni sistemi di intelligenza artificiale, piattaforme di videogiochi e siti di e-commerce utilizzano meccanismi pensati per trattenere gli utenti il più a lungo possibile: dallo scorrimento infinito dei contenuti alla riproduzione automatica dei video, fino agli algoritmi di raccomandazione personalizzata che spingono gli utenti in una spirale di contenuti sempre più coinvolgenti, il cosiddetto rabbit hole effect.
Proprio questi meccanismi sono finiti nel mirino della Commissione europea. Nei giorni scorsi Bruxelles ha contestato in via preliminare a Meta il funzionamento di Facebook e Instagram, ritenendo che alcuni elementi possano favorire comportamenti di dipendenza. Valutazioni analoghe erano già state formulate nei confronti di TikTok. “In Europa chi sviluppa un prodotto è responsabile della sua sicurezza, e questo principio deve valere anche per le Big Tech”, ha ribadito la presidente della Commissione.

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Il rapporto suggerisce un approccio differenziato in base all’età. Per i bambini sotto i tre anni viene raccomandato di evitare l’uso degli schermi, salvo eccezioni limitate come le videochiamate con i familiari o la visione di fotografie. Per la fascia fino ai 13 anni, considerata la più vulnerabile, gli esperti propongono invece un accesso alle piattaforme digitali solo sotto la supervisione di un adulto e per periodi di tempo limitati.
Per gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni, invece, il documento non indica un’unica soluzione. Secondo gli esperti mancano ancora prove scientifiche sufficienti per fissare una soglia valida per tutti, motivo per cui suggeriscono ai singoli Stati membri di adottare misure adeguate alle rispettive sensibilità culturali, puntando soprattutto a eliminare dalle piattaforme le funzioni che favoriscono la dipendenza.
Questa impostazione, però, potrebbe creare regole diverse all’interno dell’Unione europea. Paesi favorevoli a restrizioni più severe, come Francia e Grecia, potrebbero vietare l’accesso ai social fino ai 15 o 16 anni, mentre altri, come Estonia e Finlandia, potrebbero fermarsi ai 13 anni. Evitare questa frammentazione del mercato digitale europeo sarà uno dei principali nodi che la Commissione dovrà sciogliere prima di presentare la proposta legislativa attesa dopo l’estate.