
Lo studio sul base editing ha riacceso il confronto internazionale sui limiti etici e biologici delle modifiche genetiche ereditabili.
Il nuovo studio indaga soprattutto le fasi iniziali di formazione degli spermatozoi, rappresentando un ulteriore passo in avanti per la spiegazione dell'infertilità maschile, spesso ancora senza causa.

Una nuova scoperta potrebbe rappresentare un importante tassello per la ricerca sulla fertilità; un recente studio, pubblicato su Cell Stem Cell e commentato da Nature, ha provato a riprodurre in laboratorio degli spermatozoi, aprendo di fatto una nuova strada per comprendere le cause dell’infertilità maschile.
Per capire meglio come si formano gli spermatozoi, i ricercatori hanno iniziato da cellule staminali umane, cioè cellule che possono essere “riprogrammate” per trasformarsi in diversi tipi di cellule dell’organismo. Le hanno guidate fino a farle diventare le prime cellule destinate, durante lo sviluppo dell’embrione, a dare origine a ovuli e spermatozoi.

Lo studio sul base editing ha riacceso il confronto internazionale sui limiti etici e biologici delle modifiche genetiche ereditabili.
Successivamente queste cellule sono state fatte crescere insieme a cellule prelevate dai testicoli di feti di topo. Questo ambiente ha ricreato, almeno in parte, le condizioni necessarie perché le cellule umane iniziassero a organizzarsi come accade naturalmente nei testicoli, formando strutture simili ai piccoli tubicini in cui vengono prodotti gli spermatozoi.
I tessuti ottenuti sono stati poi trapiantati in topi privi di difese immunitarie e monitorati per alcuni mesi. Durante questo periodo le cellule umane hanno continuato a svilupparsi, raggiungendo uno stadio molto precoce della formazione degli spermatozoi. Analisi più approfondite hanno inoltre mostrato che queste cellule assomigliano molto a quelle presenti naturalmente nei primati, compreso l’uomo.
Nonostante l’importanza del risultato, i ricercatori precisano che non sono stati creati spermatozoi completi in laboratorio. Le cellule, infatti, si sono fermate a una fase iniziale del loro sviluppo e non sono diventate spermatozoi maturi, cioè capaci di muoversi e di fecondare un ovulo.
Una possibile spiegazione è che l’ambiente creato con cellule umane e di topo, pur favorendo l’avvio del processo, non sia in grado di fornire tutti i segnali necessari per completare la maturazione. Secondo gli esperti, si tratta comunque di un passo avanti importante, anche se serviranno molti altri studi prima di poter pensare a un’applicazione clinica. Sarà infatti necessario verificare che le cellule siano geneticamente stabili e sicure, oltre ad affrontare le inevitabili questioni etiche legate a questo tipo di ricerca.
Il principale valore dello studio è che offre agli scienziati un nuovo modello per osservare da vicino come si sviluppano gli spermatozoi umani, un processo che finora era molto difficile studiare direttamente.
Questo potrebbe aiutare a capire perché, in alcuni uomini, la produzione degli spermatozoi si interrompe o non inizia affatto, facendo luce sulle cause biologiche dell’infertilità maschile. Il modello potrebbe inoltre essere utilizzato per studiare gli effetti di mutazioni genetiche, farmaci o sostanze tossiche che possono compromettere la fertilità.
L’esigenza di strumenti di ricerca più efficaci è concreta: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa una persona su sei sperimenta problemi di infertilità nel corso della vita e i fattori maschili sono coinvolti in una quota significativa dei casi.

I mini testicoli potrebbero essere utilizzati per studiare i meccanismi che regolano la fertilità. "La ricerca è stata sino ad ora in grado di id...
La vera novità, quindi, non è la possibilità di creare spermatozoi pronti per la fecondazione, ma la disponibilità di un nuovo strumento che permette di studiare molto più da vicino le prime fasi della loro formazione. Un traguardo che potrebbe aprire la strada a future terapie contro l’infertilità maschile, anche se quel momento è ancora lontano.