Neonate scambiate per 48 ore, il tribunale condanna l'ospedale a pagare il risarcimento

La vicenda è accaduta nel 2017 ad Avellino. A far scoprire lo scambio il confronto dei braccialetti identificativi delle neonate.

Un errore, scoperto solo a distanza di giorni, che il tribunale ha deciso di far pagare. È l’11 ottobre 2017 quando, in una clinica di Avellino, viene scoperto uno scambio di neonate durato quasi 48 ore. A distanza di nove anni, adesso quella vicenda si è conclusa con la condanna della struttura sanitaria al pagamento di un risarcimento di circa 114 mila euro a una delle due madri coinvolte.

La storia inizia il 9 ottobre 2017. Due donne di Atripalda partoriscono a poche ore di distanza nella clinica Malzoni. Durante le procedure successive al parto, qualcosa va storto: le due bambine vengono affidate alle madri sbagliate. L’errore passa inosservato per due giorni. Una delle donne, notando che gli abitini della neonata sembrano appartenere a un’altra bambina, si insospettisce, ma scarta subito l’ipotesi di uno scambio, ritenendola troppo assurda per essere reale.

La verità emerge l’11 ottobre, quando la piccola viene portata da un oculista per un problema agli occhi. Proprio in ospedale la madre incontra l’altra donna e, quasi per caso, le due confrontano i codici riportati sui braccialetti identificativi delle neonate. I numeri non coincidono: le bambine sono state affidate alle famiglie sbagliate e lo scambio viene scoperto poco prima delle dimissioni.

Da quel momento scattano le proteste dei genitori, l’intervento della polizia e gli accertamenti disposti dalla direzione sanitaria. Un test del Dna conferma senza alcun dubbio l’identità delle due bambine. La Procura apre un’inchiesta, che sarà poi archiviata perché l’errore, pur attribuito alla negligenza del personale sanitario, non viene ritenuto penalmente rilevante.

Diverso l’esito della causa civile. Il Tribunale di Avellino ha riconosciuto il danno subito da una delle due madri, condannando la clinica al pagamento di circa 114 mila euro tra risarcimento e spese legali. La decisione si basa anche sulle conclusioni della consulenza medico-legale, che ha evidenziato le conseguenze psicologiche patite dalla donna: circa quaranta giorni di insonnia e un intenso stato di sofferenza emotiva dopo la scoperta dello scambio. A incidere sulla valutazione del danno è stato inoltre il mancato avvio dell’allattamento al seno nei due giorni in cui la madre ha inconsapevolmente accudito la figlia dell’altra donna.

Il risarcimento riguarda esclusivamente una delle due famiglie coinvolte nella vicenda, poiché l’altra madre ha scelto di non promuovere alcuna azione legale nei confronti della struttura sanitaria.

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