
Il piccolo era nato con la SMA, una malattia rara. Maria Elena Boschi: “Sale la rabbia, perché Ettore poteva essere salvato”.
La bambina morì per una sofferenza fetale per cui trascorsero 114 minuti prima della nascita. Una tragedia che, secondo l'ex sciatrice, poteva essere evitata.

“Non abbiamo ancora deciso a chi destinare quei soldi, ma vogliamo che possano aiutare chi ne ha bisogno. Solo così la morte di Viola potrà avere un senso e forse potrà evitare che una tragedia simile colpisca altre famiglie”. A raccontarlo al Corriere della Sera è Marina Piller, ex fondista della Nazionale italiana, che a sette anni dalla morte della figlia torna a parlare del dolore vissuto insieme al marito. La piccola Viola morì nella notte del 10 luglio 2019 durante il parto all’ospedale di Tolmezzo, in provincia di Udine.
Nei giorni scorsi il Tribunale civile ha condannato l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale a risarcire la famiglia con una somma superiore agli 800mila euro. La coppia ha deciso che il denaro sarà destinato a iniziative benefiche, anche se la scelta dell’associazione o del progetto da sostenere non è ancora stata definita. “L’Azienda non ha presentato ricorso”, ha spiegato Piller.
Oggi Marina Piller ha 42 anni e vive a Sappada, il paese d’origine. In questi anni ha cercato di ricostruire la propria vita senza mai dimenticare la figlia. “Quando è morta Viola avevo già una bambina. Poi sono nati altri due figli, ma per me i miei figli restano quattro, non tre”, ha raccontato.
Ripensando a quella notte, l’ex atleta ricorda il viaggio da Sappada verso l’ospedale di Tolmezzo e quanto emerso dalle consulenze tecniche raccolte durante il processo civile. Secondo le perizie, un intervento più tempestivo avrebbe potuto cambiare il destino della bambina. “Sarebbero bastati pochi minuti per eseguire un cesareo e oggi Viola sarebbe con noi” ha dichiarato. Gli accertamenti tecnici hanno evidenziato infatti che tra i primi segnali di sofferenza fetale e la nascita trascorsero 114 minuti.
“Mia figlia è rimasta in sofferenza respiratoria dalle 3.44 alle 5.38, ma in quel periodo nessuno è intervenuto”, ha ricordato Piller. Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, il monitoraggio cardiaco inizialmente non aveva mostrato criticità, ma la situazione sarebbe poi peggiorata senza che venissero adottati gli interventi indicati dalle linee guida.
“Oggi, se tutto fosse andato diversamente, ci prepareremmo a festeggiare il suo settimo compleanno”, ha aggiunto la madre. Il dolore, ha spiegato, è legato anche alla convinzione che la tragedia potesse essere evitata con un’assistenza adeguata. “Mi aspettavo cure all’altezza dei tempi, invece ho avuto la sensazione di ricevere un’assistenza che avrebbe potuto avere mia nonna ottant’anni fa”.

Il piccolo era nato con la SMA, una malattia rara. Maria Elena Boschi: “Sale la rabbia, perché Ettore poteva essere salvato”.
Tra le ferite rimaste aperte c’è anche la mancanza di un confronto con il personale sanitario presente quella notte. “Avrebbe significato molto ricevere delle scuse o anche solo una parola da chi era lì. Non è mai successo”, ha raccontato l’ex sciatrice, che ha spiegato di aver incontrato nuovamente le persone coinvolte solo durante il processo, dove, secondo il suo racconto, la morte della bambina sarebbe stata definita una “morte bianca”.
Sul fronte penale, invece, la vicenda si è conclusa con l’archiviazione. “Il gip di Udine ha disposto l’archiviazione e, insieme al nostro avvocato, abbiamo deciso di non opporci. Resta però il rammarico perché avremmo voluto che la Procura approfondisse ulteriormente quanto accaduto”, ha concluso Marina Piller.