
È il quadro che emerge da una recente analisi; tra mancanza di strutture, penuria nei trasporti e difficoltà logistiche, parliamo di un problema ...
Isolamento sociale, bullismo, povertà relazionale: quali sono i principali fattori di rischio che conducono al maltrattamento.

Instabilità economica, inflazione e precarietà lavorativa stanno aggravando le condizioni delle famiglie più fragili, con conseguenze sempre più pesanti sul benessere psicologico degli adulti e sulla sicurezza dei bambini. A crescere non è solo il rischio di maltrattamento infantile, ma anche quello legato alla cosiddetta “povertà relazionale”: la mancanza di legami solidi, adulti di riferimento e spazi protetti in cui i minori possano sentirsi accolti e ascoltati.
È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia realizzato da Fondazione CESVI e presentato a Roma alla presenza di rappresentanti istituzionali, esperti e operatori del settore sociale e sanitario.
Il rapporto analizza la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento minorile attraverso 65 indicatori statistici. Ne emerge ancora una volta un’Italia a due velocità: da una parte le regioni del Nord, dove reti sociali e servizi territoriali risultano più strutturati; dall’altra molte aree del Sud, segnate da fragilità economica, carenza di servizi e minore sostegno alle famiglie.
Particolarmente evidente il divario nei servizi dedicati alla genitorialità. In Italia questi strumenti raggiungono mediamente 495 utenti ogni 100mila abitanti target, ma la copertura varia sensibilmente: al Nord si arriva a 741 utenti, mentre al Centro il dato scende a 322 e nel Mezzogiorno a 271.
Il focus dell’edizione 2026, intitolata Generazione sola, si concentra proprio sulla povertà relazionale e sul suo legame con il maltrattamento infantile. Secondo il report, la povertà non coincide soltanto con la mancanza di risorse economiche, ma anche con l’assenza di relazioni significative, ascolto e reti di protezione.
La solitudine, i conflitti familiari, la mancanza di figure adulte di riferimento, il bullismo e l’isolamento sociale rappresentano forme di vulnerabilità spesso invisibili ma profondamente incisive sullo sviluppo dei minori. Quando vengono meno le relazioni di sostegno, infatti, diminuiscono anche quei fattori protettivi fondamentali per la crescita emotiva e psicologica dei bambini.
L’indagine, realizzata anche attraverso focus group con bambini tra i 9 e i 12 anni nelle “Case del Sorriso” di CESVI, evidenzia quanto il benessere dei minori dipenda dalla qualità delle relazioni familiari, scolastiche e sociali. Le difficoltà economiche, i carichi di lavoro dei genitori e le tensioni domestiche finiscono spesso per lasciare nei bambini sentimenti di insicurezza, tristezza e abbandono.

Tra i fenomeni più preoccupanti segnalati dal rapporto c’è l’aumento del disagio psicologico tra i minori. Il bullismo, spesso collegato a body shaming, razzismo e omofobia, produce ansia, perdita di autostima e isolamento sociale, soprattutto quando mancano adulti capaci di riconoscere tempestivamente il disagio.
Secondo Stefano Piziali, general manager di Cesvi, il maltrattamento infantile non può più essere considerato soltanto un problema familiare, ma una vera emergenza sociale e sanitaria. “L’aumento dei casi è il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con precarietà economica, disagio mentale e indebolimento delle reti sociali”, ha spiegato.

È il quadro che emerge da una recente analisi; tra mancanza di strutture, penuria nei trasporti e difficoltà logistiche, parliamo di un problema ...
A preoccupare è anche la diminuzione dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire un accesso uniforme ai servizi di prevenzione e supporto su tutto il territorio nazionale.
Secondo l’Indice CESVI 2026, la regione italiana con la migliore capacità complessiva di affrontare il tema del maltrattamento infantile è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
Le situazioni più critiche si registrano invece in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, dove ai maggiori fattori di rischio si affianca una minore disponibilità di servizi di sostegno.
