
Oltre le polemiche e i pregiudizi, parliamo di adozione anche da parte di coppie non sposate e non eterosessuali andando ad approfondire la questio...
Portato a Cannes, il film contiene molto dell'esperienza personale della regista Alice Douard, madre di una "bambina che non ho partorito".

Ci vuole una buona dose di coraggio per trasformare la propria esperienza personale in un film, soprattutto quando si affrontano temi così intimi. Alice Douard, 41 anni, sceneggiatrice e regista francese, ha scelto invece di mettersi completamente in gioco. Con Love Letters, il suo esordio nel lungometraggio presentato prima al Festival di Cannes e poi all’Unifrance Rendez-Vous di Parigi, porta sul grande schermo una storia che nasce dalla sua vita ma ambisce a parlare a tutti. Il film arriverà nelle sale italiane il 2 luglio.
Al centro del racconto c’è il percorso affrontato da una coppia omogenitoriale in Francia. La legislazione francese prevede infatti che la madre che non ha partorito il bambino debba ottenere il riconoscimento legale del proprio ruolo attraverso una procedura di adozione. Tra i documenti richiesti figurano anche quindici lettere scritte da amici e parenti, chiamati ad attestare la sua idoneità a essere genitore.

Oltre le polemiche e i pregiudizi, parliamo di adozione anche da parte di coppie non sposate e non eterosessuali andando ad approfondire la questio...
Douard racconta questo iter con uno sguardo delicato, alternando ironia ed emozione, senza indulgere nella retorica o nella polemica. Un approccio che la regista riconduce anche all’influenza del cinema di Hirokazu Kore-eda, capace di affrontare i legami familiari con sensibilità e autenticità.
Anche nel suo precedente lavoro, Expecting, Douard aveva affrontato temi simili, nati, come ha spiegato in un’intervista per Vanity Fair, “Dalla mia esperienza personale. Sono la madre di una bambina che non ho partorito io e mi sono resa conto che il punto di vista di una donna che aspetta un figlio senza vivere la gravidanza fosse ancora poco raccontato al cinema. Da qui è nato il desiderio di realizzare questo film. Volevo offrire una possibilità di racconto tra le tante possibili, partendo da una storia intima per arrivare a un’esperienza che potesse essere riconosciuta come universale”.
In Love Letters, spiega, c’è moltissimo della sua storia, “Allo stesso tempo, però, ho voluto intrecciare il nostro vissuto con quello di molte altre coppie, affinché il film non raccontasse soltanto la mia esperienza, ma quella di un’intera comunità. Il percorso è stato segnato anche da ostacoli, ma ciò che porto con me è soprattutto la gioia di costruire una famiglia insieme alla persona che amo”.