
In che modo si può accedere all'Ivg? Entro quante settimane? Quanti medici sono obiettori? Ecco la guida su come abortire in Italia.
Cresce il ricorso agli aborti farmacologici, che nel 2023 superano i chirurgici, mentre calano gli obiettori di coscienza. È quanto emerge dalla Relazione presentata (in ritardo) al Parlamento.

Il tasso di IVG in Italia rimane sostanziamente invariato, con un leggerissimo incremento dello 0,1% rispetto al 2022 (+85 IVG), ma a cambiare è il quadro.
È quanto emerge dalla “Relazione recante lo stato di attuazione delle norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza” diffuso dall’ISS e contenente i dati relativi al 2023.
Crescono gli aborti tra le italiane mentre si registra un calo tra straniere e minorenni (il cui tasso di abortività resta comunque inferiore rispetto a quello delle coetanee in altri Paesi europei).
In aumento anche il ricorso alla pillola abortiva (+7,8% rispetto all’anno precedente), ma sopratutto gli aborti farmacologici: nel 2023 circa il 60% delle IVG sono infatti state di quest’ultimo tipo, pari a 38.871. Al contempo, in lieve diminuzione il numero dei medici obiettori di coscienza nel Paese, che nel 2023 sono passati al 57,1% contro il 60,5% dell’anno prima, con differenze rilevanti da regione a regione. A Bolzano, in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Sicilia il numero degli obiettori resta infatti ben superiore al 70%, con la punta massima toccata dal Molise (91,7%).
A migliorare complessivamente anche il quadro dei tempi d’attesa per l’intervento, anche qui con differenze sostanziali tra le regioni, ma in generale gli interventi avvengono entro due settimane in 8 casi su 10.
Ben oltre il 90% delle IVG nel 2023 è stato effettuato nella regione di residenza, nell’87% dei casi nella provincia di residenza, ma c’è un dato rilevante: delle 3451 prestazioni effettuate in regioni diverse, il 26,4% sono state donne della Basilicata, il 14,2% dal Molise e il 13,9% dall’Umbria, segno di criticità presenti su quegli specifici territori a livello di assistenza sanitaria (dato comprovato dalla sopracitata presenza di obiettori di coscienza).
Come detto entrambi risultano complessivamnete in aumento; l’utilizzo dell’Ulipristal acetato (EllaOne) è cresciuto nel 2023 del 5,5% rispetto al 2021 e del 76,1% rispetto al 2020, anno in cui, con determina AIFA dell’8 ottobre, è stato eliminato l’obbligo di prescrizione anche per le minorenni. È invece diminuito l’impiego del Levonorgestrel (Norlevo), del 4,2% rispetto al 2022, anno in cui si era registrato un aumento rispetto al precedente.

Al 60% le IVG effettuate con Mifepristone associato o meno a prostaglandine o con sole prostaglandine, che hanno superato così quelle chirurgiche, scese al 39,9% nel 2023 contro il 46,6% dell’anno precedente. L’aumento forse è dovuto anche all’aggiornamento delle linee di indirizzo sull’IVG farmacologica, richiesto dalla circolare del Ministero della Salute del 12 agosto 2020, benché fossero ancora solamente 3 le regioni che ammettevano in regime ambulatoriale per l’assunzione della pillola, ovvero Emilia Romagna, Toscana e Lazio.
Il Lazio, peraltro, è anche la sola regione ad ammettere l’autosomministrazione a domicilio del misoprostolo.

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La relazione è stata presentata al Parlamento in ritardo sui tempi, sollevando grandi critiche soprattutto dall’Associazione Coscioni, che nel febbraio del 2026 scriveva: “Sebbene la relazione sia sempre stata in ritardo rispetto a quanto stabilito dalla legge (prevista per il febbraio di ogni anno), questa volta il ritardo ha superato tutti i precedenti. L’ultima relazione è del 2024 con i dati definitivi del 2022. E quella del 2025 ancora non c’è anche se sarebbe già da pubblicare quella del 2026.
Perché questo ritardo senza precedenti? Certamente non perché i dati non sono a disposizione del Ministero della salute, che ha ricevuto quelli relativi al 2023 addirittura un anno fa, il 20 febbraio 2025, e che ha ricevuto anche una prima stesura di quelli relativi al 2024 il 9 febbraio scorso, secondo quanto comunicatoci dall’Istituto superiore di sanità (ISS), che fa parte, con l’ISTAT, del Sistema di sorveglianza sulla legge 194.
Chiara Lalli e Sonia Montegiove, rispettivamente consigliera regionale dell’Associazione Coscioni e giornalista, affermano: Abbiamo anche la conferma da parte dell’ISS dell’invio dei dati al Ministero. In particolare, per i dati del 2023 il 20 febbraio 2025 l’ISS ha trasmesso alla DG del Ministero della Salute e al Gabinetto del Ministero della Salute la prima stesura della relazione con i dati del 2023 e il 30 aprile 2025, dopo la revisione del Ministero della Salute, l’ha trasmessa alla DG Prevenzione e alla dottoressa Sara Terenzi, referente per la sorveglianza IVG. Il 9 febbraio 2026, l’ISS ha trasmesso anche la prima stesura con i dati del 2024. Che cosa aspetta il Ministero a pubblicare la relazione dell’anno scorso?”.
I dati sull’aumento delle IVG farmacologiche, commentano ancora dall’Associazione, confermerebbero “che molti degli ostacoli all’accesso alle IVG in generale e alla procedura farmacologica in particolare sono di natura ideologica e non hanno nulla a che vedere con i costi reali, né con l’efficacia e la sicurezza delle procedure”.
“È evidente, infatti, che la procedura chirurgica, che prevede l’utilizzo di una camera operatoria e di un maggior numero di operatori specializzati, costa di più – sostengono Mirella Parachini e Anna Pompili, ginecologhe, vicepresidente la prima e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni la seconda – Gli amministratori regionali dovrebbero spiegare, alle loro concittadine prima che a noi tutti, le ragioni di questo che si configura come un ingiustificato spreco di risorse. E gli amministratori di tutte le Regioni inadempienti dovrebbero spiegare perché sprecano risorse pubbliche per negare alle donne il diritto a scegliere di abortire con la procedura farmacologica a casa propria”. Alla base di questa questione l’Associazione ha rilanciato la campagna Aborto senza ricovero, che aprirebbe proprio alla possibilità di attuare su tutto il territorio quanto disposto dalla circolare ministeriale del 2020, potendo scegliere anche l’autosomministrazione domestica.