Francesca Inaudi: "La maternità dopo i 40? Un furto fatto alle donne"

L'attrice, oggi 48enne, racconta della maternità vissuta 6 anni fa, ed è convinta che "Con gli anni l'energia fisica non è più la stessa".

La maternità non è un’esperienza da idealizzare, ma un percorso che mette profondamente alla prova. Ne è convinta Francesca Inaudi, che dopo aver vissuto in prima persona un parto difficile e la depressione post partum ha scelto di diventare doula, una figura che accompagna e sostiene le donne durante la gravidanza, il parto e i primi mesi dopo la nascita di un figlio.

“Ho conseguito il certificato circa un anno e mezzo fa e, quando gli impegni sul set me lo permettono, mi dedico a questo lavoro” ha raccontato a Vanity Fair.

Inaudi, attualmente al cinema con Il mondo oltre di Dario Germani, storia di una madre e di una figlia che, in un mondo post apocalittico, vivono isolate nel deserto e che, come lei stessa ha spiegato, vuole raccontare “il confine che separa un genitore protettivo da uno tossico, abusante, limitante”, è diventata mamma a 42 anni, un’età, dice, che considera comunque tardiva, nonostante la medicina oggi tenda ad allontanarsi dal concetto di primipara attempata o di gravidanza geriatrica.

“[…] è un altro furto che in qualche modo la società ha fatto alle donne – commenta – Perché vivi la maternità in maniera del tutto diversa. L’ho visto accadere con i miei genitori. Mia madre mi ha avuto a 24 anni, mentre ne aveva 40 quando è nato mio fratello. Stessa donna, due madri opposte. Con gli anni l’energia fisica non è più la stessa. Magari con l’età guadagni in saggezza ma perdi altro: il disincanto, la capacità di giocare”.

Tuttavia, la 48enne non può non rilevare come attorno alla maternità continuino a ruotare numerosi falsi miti, soprattutto su gravidanza e allattamento: “Siamo piene di falsi miti che ci tengono lontane dalla consapevolezza del potere profondo che abbiamo come donne, non solo come madri. Non sappiamo come funziona il nostro corpo, quali sono le differenze fisiologiche tra noi e gli uomini e in che modo si riflettono sul nostro modo di essere. Penso che una delle grandi fregature del femminismo sia stata il fatto che, quando è esploso, c’era la necessità di agire e l’azione è sempre maschile.

Abbiamo indossato i pantaloni dimenticandoci un po’ per strada la comprensione di che cosa ci rende diverse. Per arrivare alla parità non si può perdere l’essenza di ciò che siamo in quanto femmine, il rapporto col nostro corpo, con l’idea di bellezza e così via”:

E sui luoghi comuni, aggiunge, “Ce n’è un’infinità. La verità è che avere un figlio ti mette di fronte a te stessa bambina, ma vale anche per gli uomini, con i tuoi traumi, tutte le questioni irrisolte. Ti trovi tantissime volte a un bivio: devi decidere se fare delle scelte per servire te stesso o l’altro da te. È psicanalisi in atto. Ogni giorno, attraverso ogni gesto, ogni parola, scopri che avere un figlio significa rispecchiarsi in lui e questo ti catapulta dentro ciò che hai vissuto e ti dà la possibilità di replicarlo o di cambiarlo. Il motivo per cui tanti non fanno più figli, secondo me, è che si tratta di un confronto terrificante. Però se ci passi attraverso è anche liberatorio”.

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