
Tutto quello che c'è da sapere sull'autismo: dalle cause (e le presunte correlazioni con i vaccini) ai primi segnali per riconoscerlo e, soprattut...
L'imprenditore si è raccontato nel podcast Radici, aggiungendo anche di sentirsi, per il primogenito, un padre con delle mancanze che sta provando a recuperare.

Per una volta, Fabrizio Corona ha messo da parte il personaggio pubblico per raccontare il lato più intimo della sua vita. Ospite del podcast Radici di Ughetta Di Carlo, l’ex re dei paparazzi ha parlato del figlio Carlos Maria, nato nel 2002 dalla relazione con Nina Moric, definendolo “un ragazzo straordinario” e rivelando che ha la sindrome di Asperger.
“Sono fortunato ad avere un figlio così speciale, è davvero un dono”, ha raccontato Corona. Carlos oggi vive in una comunità, ma torna spesso a casa, dove trascorre del tempo con il padre e con il fratellino Thiago, nato dalla relazione di Corona con Sara Barbieri. Tra i due fratelli, ha spiegato, esiste un legame molto forte.
Corona ha anche aggiunto di sentirsi un “grandissimo padre” con il suo secondogenito, mentre ammette di aver avuto delle mancanze con il primo figlio, che sta cercando di recuperare ora.
Le parole di Corona hanno riportato l’attenzione sulla sindrome di Asperger, una definizione ancora molto diffusa nel linguaggio comune ma che, dal punto di vista medico, ha subito importanti cambiamenti negli ultimi anni.
La sindrome di Asperger è stata a lungo considerata un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà nella comunicazione e nelle relazioni sociali, interessi molto specifici e comportamenti ripetitivi. A differenza di altre forme di autismo, le persone con questa diagnosi presentano generalmente uno sviluppo cognitivo e del linguaggio nella norma.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, le principali caratteristiche comprendono difficoltà nell’interazione sociale, interessi particolarmente intensi o circoscritti e una tendenza a comportamenti ripetitivi, pur in presenza di capacità intellettive e linguistiche generalmente conservate.

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Dal 2013, con la pubblicazione della quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la sindrome di Asperger non è più considerata una diagnosi distinta. È stata infatti inclusa all’interno del disturbo dello spettro autistico (ASD), una categoria che comprende condizioni con caratteristiche e necessità di supporto molto diverse tra loro.
La decisione è stata presa perché le caratteristiche della sindrome di Asperger risultano in larga parte sovrapponibili a quelle dell’autismo, in particolare per quanto riguarda le difficoltà nell’interazione sociale e la presenza di interessi ristretti e comportamenti ripetitivi. La principale differenza rispetto alle forme classiche di autismo riguarda l’assenza di un ritardo significativo nello sviluppo del linguaggio e delle capacità cognitive.
La classificazione come diagnosi autonoma rimane invece ancora presente nella decima revisione della Classificazione internazionale delle malattie (ICD-10), anche se la più recente ICD-11 si è allineata al DSM-5, adottando anch’essa la definizione di disturbo dello spettro autistico.
Sebbene dal punto di vista clinico si parli oggi di spettro autistico, il termine sindrome di Asperger continua a essere utilizzato da molte persone, associazioni e famiglie perché rappresenta una definizione con cui si identificano da anni. Gli specialisti sottolineano però che ogni persona nello spettro autistico è unica e presenta caratteristiche, punti di forza e bisogni differenti, motivo per cui oggi si preferisce parlare di “spettro”, proprio per descrivere la grande variabilità delle manifestazioni della condizione.