Fabio Volo, la scelta di non battezzare i figli e quel rimpianto sul padre

Lo scrittore e attore a ruota libera nel podcast Respira di Paolo Kessissoglu ha parlato, tra le altre cose, del perché ha scelto di non battezzare i figli.

Fabio Volo si è raccontato nel podcast Respira, di Paolo Kessissoglu. parlando anche di aspetti della sua vita privata legati soprattutto alla paternità; lo scrittore, all’anagrafe Fabio Bonetti, è infatti padre di Sebastian e Gabriel, nati rispettivamente nel 2013 e nel 2015, avuti con la ex compagna, l’istruttrice islandese di pilates Jóhanna Hauksdóttir, conosciuta a New York durante le riprese del film Il giorno in più grazie a un’amica comune.

“Non vorrei che i miei figli fossero ossessionati come ero io da una rivalsa sociale, li vorrei solo sereni perché sono già ‘dall’altra parte’ rispetto al me giovane – ha spiegato Volo – Ad esempio io tutte le mattine medito e prego, ma loro non sono battezzati e non fanno religione: cerco di non dare ai miei figli risposte su domande che non hanno fatto. Se io parlassi di Divina commedia, per loro sarebbe un’agonia e non lo faccio. I Promessi Sposi, per dire, sono odiati da chi va a scuola: io che ho smesso prima e l’ho letto dopo, invece, lo adoro. Mio figlio mi fa domande su Dio ma solo perché mi vede pregare”.

Sui social, invece, dice: “Amplificano e espongono, la mia generazione è la prima che si confronta come genitore con i telefonini per i figli. I ragazzi di oggi hanno pochissime zone di costruzione, è tutto un voler essere intrattenuti. Io fumavo le canne in casa, mi sono sempre espresso con i miei genitori, mi davano fiducia. Non puoi pensare di entrare nella vita dei tuoi figli a 14 anni, dov’eri prima? Io sto cercando di fare questo, ma li lascio anche abbastanza liberi: non posso buttare la mia ansia su mio figlio.

Voglio essere un uomo felice per loro, voglio che abbiano familiarità con la felicità. Io mi sono lasciato con loro madre proprio per i miei figli, i bambini sentono la tensione e i silenzi, voglio sappiano cos’è l’amore: le cose cambiano, non vale meno una separazione consensuale e serena rispetto a un matrimonio silenzioso. Non mi considero un bravo padre, ma voglio che loro sappiano che a me possono dire e ‘scaricare’ tutto”.

Nella chiacchierata c’è spazio anche per il ricordo del rapporto con il suo, di padre, che per anni ha fatto il panettiere: “Io contestavo molto mio padre, ma più vado avanti e più mi rendo conto che lui sia stato un genitore migliore di quanto lo sia io. Io sono un padre presente, ho passato più tempo con i miei figli di quanto ne abbia passato mio padre con me in tutta la sua vita. Faccio anche le vacanze con loro, con mio padre non le ho mai fatte, ma questo non significa essere migliori: secondo me un padre deve anche mantenere una distanza mentre io seguo i miei figli in tutto, non mi perdo una loro partita di calcio.

Mio padre era talmente distante che, dopo due anni con Le Iene, mi chiese: ‘Come va con le Tigri?’, non aveva mai visto una puntata. Ma in questa distanza ho costruito la mia vita, i miei figli mi vedono sempre e mi chiedo se poi sia giusto.

A mio padre ho detto tutto quello che dovevo dire fino alla morte, poi sono diventato padre io e ho capito tutta una serie di cose: avevo domande da fargli che prima non avevo, quelle le ho perse per sempre. Sono stato molto fortunato, ma non aver mai visto giocare mio padre con i miei figli è una grande perdita: io sento tanto questa cosa che mi manca”.

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