Diabete di tipo 1, l'importanza di estendere lo screening ai bambini tra i 2 e i 4 anni

Le motivazioni della Fid sono chiare e precise: è proprio in questo periodo che si sviluppano decorsi più rapidi e aggressivi della malattia.

Un nuovo passo avanti per la prevenzione del diabete di tipo 1 in Italia. Le Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto attuativo della Legge 130/2023, la norma che ha reso il nostro Paese il primo al mondo a introdurre un programma nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia.

La decisione rappresenta un importante risultato nel percorso di attuazione della legge, ma porta con sé anche una richiesta fondamentale: valutare l’estensione dello screening ai bambini tra i 2 e i 4 anni, una fascia d’età oggi esclusa dal programma ma particolarmente esposta al rischio di sviluppare forme più gravi della malattia prima della diagnosi.

Attualmente, infatti, il decreto prevede lo screening per i bambini tra i 5 e i 6 anni. La Fondazione Italiana Diabete (FID), però, da tempo sottolinea la necessità di ampliare progressivamente la platea coinvolta, sulla base delle evidenze scientifiche che mostrano come proprio nei primi anni di vita il diabete di tipo 1 possa avere un decorso più rapido e aggressivo.

Perché è importante includere i bambini tra i 2 e i 4 anni

Nei più piccoli i primi segnali della malattia possono essere facilmente confusi con disturbi comuni dell’infanzia, rendendo più difficile una diagnosi tempestiva. Questo può aumentare il rischio di chetoacidosi diabetica (DKA), una grave complicanza che può richiedere un ricovero urgente e mettere in pericolo la vita del bambino.

La fascia tra i 2 e i 4 anni rappresenta inoltre uno dei periodi in cui si registra un importante aumento della comparsa degli autoanticorpi, ovvero i marcatori precoci che indicano l’inizio del processo autoimmune alla base del diabete di tipo 1.

Individuare questi segnali prima della comparsa dei sintomi permette di seguire il bambino nel tempo, informare e accompagnare la famiglia e ridurre drasticamente il rischio di un esordio improvviso e traumatico della malattia.

La richiesta di estendere lo screening, quindi, non nasce solo da un’esigenza organizzativa, ma da una precisa necessità clinica: proteggere i bambini più piccoli, proprio quelli che possono andare incontro alle conseguenze più severe di una diagnosi tardiva.

La Fondazione Italiana Diabete ha accolto con favore la raccomandazione inserita dalle Commissioni parlamentari, considerandola un segnale importante verso un futuro ampliamento del programma nazionale.

“Desideriamo ringraziare tutti i componenti delle due Commissioni per aver riconosciuto l’importanza di questo tema e per aver evidenziato la necessità di valutare l’allargamento dello screening ai bambini più piccoli – ha dichiarato Nicola Zeni, presidente della FID – Il parere espresso dal Parlamento rappresenta un segnale incoraggiante e un’importante apertura verso un possibile ampliamento futuro del programma”.

Il percorso nasce anche dal lavoro scientifico portato avanti negli anni dalla Fondazione, che ha sostenuto lo sviluppo della Legge 130/2023 attraverso attività di ricerca e sensibilizzazione. FID è inoltre l’unico ente del terzo settore italiano presente in network internazionali come INNODIA ed EDENT1FI e ha contribuito al finanziamento di studi considerati fondamentali per la realizzazione dello screening.

Tra questi ci sono lo studio UNISCREEN, che ha anticipato l’applicazione del modello previsto dalla legge, e il progetto pilota D1Ce Screen, realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e promosso dal Ministero della Salute per valutare la fattibilità di uno screening su larga scala.

La strada verso un sistema di prevenzione sempre più efficace è dunque avviata. L’obiettivo della Fondazione Italiana Diabete resta quello di collaborare con le istituzioni affinché lo screening possa raggiungere il maggior numero possibile di bambini, permettendo diagnosi più precoci, meno emergenze e una maggiore sicurezza per le famiglie.

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