Denatalità, quali sono le città italiane in cui nascono meno bambini

Tre città sarde guidano la classifica; in generale è il Centro-Sud a risentire maggiormente del calo delle nascite.

L’Italia continua a fare i conti con una delle sue trasformazioni più profonde: il progressivo calo delle nascite. Se il fenomeno interessa l’intero Paese, osservando i dati a livello comunale emergono differenze significative, con alcuni capoluoghi che registrano tassi di natalità ben al di sotto della media nazionale.

L’analisi dei dati Istat, elaborata da Openpolis, fotografa una geografia della denatalità che colpisce soprattutto alcune aree del Centro-Sud e delle isole. Nel 2022 il tasso medio nazionale era pari a 6,7 nati ogni mille abitanti, ma numerosi capoluoghi si collocavano ben al di sotto di questa soglia.

A occupare gli ultimi posti della classifica sono tre città della Sardegna. Nuoro, Carbonia e Oristano registrano infatti il valore più basso, con appena 4 nati ogni mille residenti, un dato che testimonia la forte crisi demografica che interessa l’isola. Poco sopra si trovano altri capoluoghi come Viterbo, Biella, Isernia, Savona, Caltanissetta, Enna e Massa, tutti caratterizzati da livelli di natalità sensibilmente inferiori alla media italiana.

All’estremo opposto della graduatoria figurano invece città del Mezzogiorno dove la natalità resta relativamente più elevata. Catania guida la classifica con 8,5 nati ogni mille abitanti, seguita da Andria e Palermo, entrambe con un tasso pari a 8 per mille. Si tratta comunque di valori che, pur superiori alla media nazionale, non sono sufficienti a invertire il trend generale di diminuzione delle nascite.

Il calo demografico è il risultato di fattori che si intrecciano tra loro. Da una parte sempre meno giovani scelgono di avere figli, spesso a causa dell’instabilità lavorativa, del costo delle abitazioni e delle difficoltà nel conciliare famiglia e carriera. Dall’altra diminuisce anche il numero delle donne in età fertile, conseguenza del progressivo invecchiamento della popolazione e delle generazioni sempre meno numerose nate dagli anni Settanta in poi.

I numeri più recenti confermano che il fenomeno non accenna a rallentare. Nel 2024 in Italia sono nati meno di 370 mila bambini, con una fecondità scesa a 1,18 figli per donna, il valore più basso mai registrato nel Paese. Rispetto al 2008, anno in cui le nascite avevano superato quota 576 mila, si è perso oltre un terzo dei nuovi nati.

La diminuzione delle nascite produce effetti destinati a incidere sempre di più sulla vita delle città: scuole con meno iscritti, servizi che devono adattarsi a una popolazione sempre più anziana e territori, soprattutto quelli interni e periferici, che rischiano di spopolarsi progressivamente. Per gli esperti, invertire la rotta richiede interventi strutturali che vadano oltre gli incentivi economici, puntando su occupazione stabile, welfare familiare, servizi per l’infanzia e politiche capaci di restituire fiducia alle nuove generazioni.

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