Comunicazione e interazione genetica fra madre ed embrione avvengono anche in caso di ovuli donati da terzi - GravidanzaOnLine

Comunicazione e interazione genetica fra madre ed embrione avvengono anche in caso di ovuli donati da terzi

Un recente studio della Fondazione IVI (FIVI) dal titolo Hsa-miR-30-d, secreted by the human endometrium, is taken up by the pre-implantation embryo and might modify its transcriptome, è stato pubblicato oggi nella rivista scientifica Development dell’associazione inglese dei biologi e genetisti.

I ricercatori di IVI, Felipe Vilella e Carlos Simón – quest’ultimo direttore scientifico della FIVI – dimostrano, per la prima volta nella storia della genetica, che la relazione feto-materna è in grado di incidere sul patrimonio genetico del nascituro, anche quando non sussistono legami biologici fra la futura madre e l’ovulo fecondato. In sostanza, si dimostra quello che, nel 1990 Barker aveva teorizzato quando disse che “quello che succede nel grembo materno è più importante di quello che avviene in casa dopo la nascita”: la comunicazione tra gestante ed embrione può dare luogo a modifiche del genoma del neonato anche in caso di ovodonazione.

Questo lavoro dimostra che la madre può interferire sull’informazione genetica del figlio, anche quando l’ovulo è il risultato di una donazione, cosa che cambia completamente il paradigma della ovodonazione e della maternità surrogata, aprendo le porte alla speranza delle madri costrette a ricorrere alla donazione di ovociti.

Questa scoperta ci dimostra che esiste uno scambio tra endometrio ed embrione, cosa che già sospettavamo a causa della coincidenza tra alcune caratteristiche fisiche tra madri e figli nati da ovodonazione e della incidenza di alcune malattie infantili legate a patologie materne durante la gestazione come obesità o tabagismo” spiega Daniela Galliano, direttore del centro IVI di Roma.

Alcune condizioni nelle quali si possono trovare le donne finiscono per modificare le loro cellule (anche quelle dell’endometrio): il tabagismo e l’obesità ad esempio. Questo fa sì che il fluido endometriale cambi anch’esso e che nella sua secrezione, venga rilasciata l’informazione genetica della madre che viene assorbita dall’embrione, modificando così il suo sviluppo. “Questa comunicazione può portare al fatto che nell’embrione di esprimano o si inibiscano specifiche funzioni dando così luogo a delle modifiche, il che spiega il processo di trasmissione di malattie come il diabete o l’obesità” ha spiegato la Dottoressa Galliano.

Questa pubblicazione apre la porta alla possibilità di evitare alcune tipologie di malattie, come queste, quando la loro causa è epigenetica. Sapendo che esiste questo tipo di trasmissione, in futuro saremo in grado di evitarla, ponendo fine alla tendenza di madri obese che danno vita a bambini obesi o, nei Paesi nei quali è permessa la maternità surrogata, dare più importanza alla conoscenza delle abitudini precedenti alla gestazione mantenute dalla madre”.

Articolo originale pubblicato il 22 settembre 2015

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