Bonus nido 2026: quando si può fare la nuova domanda, come e i requisiti
Il costo degli asili nido è per molte famiglie un problema. Che può essere mitigato con il Bonus nido. Vediamo come funziona.

Il costo degli asili nido è per molte famiglie un problema. Che può essere mitigato con il Bonus nido. Vediamo come funziona.

Mandare un figlio al nido in Italia costa sempre di più, e non è un’impressione. I numeri lo confermano. Secondo il dati dell’ISTAT, la spesa media annua a carico delle famiglie varia in modo drastico da regione a regione ma si passa dai 3.127€ l’anno della Provincia Autonoma di Bolzano ai 389€ delle zone più economiche del Sud, a fronte di una spesa media comunale per utente che a livello nazionale raggiunge i 6.801€ annui.
Oltre alla pesante disparità economica, emerge il peso tutt’altro che trascurabile di un servizio non accessorio per molte famiglie nelle quali è necessario che entrambi i genitori lavorano. Situazione che si complica quando uno dei due genitori non c’è o non ci sono neanche i nonni su cui contare.
Il Bonus Asilo Nido si conferma uno strumento fondamentale per alleggerire le spese delle famiglie: introdotto nel 2017 e progressivamente ampliato, con la Legge di Bilancio 2024 ha raggiunto un importo massimo erogabile fino a 3.600€ annui per i nuclei con determinate caratteristiche ISEE. Scopriamo come funziona, a chi spetta e come richiederlo.
Il Bonus nido è un contributo economico erogato dall’INPS a sostegno delle famiglie che sostengono il costo della retta di un asilo nido. L’INPS lo definisce come “un contributo di sostegno al reddito […] a favore dei genitori di bambini con età inferiore ai tre anni”. Può essere richiesto per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati oppure, in casi particolari, per finanziare forme di supporto domiciliare quando il bambino non può frequentare il nido a causa di una grave patologia cronica.
Possono richiederlo i genitori di bambini con meno di tre anni di età, compresi i bambini adottati o in affidamento. È importante precisare che non si tratta di un bonus erogato automaticamente. Va richiesto ogni anno tramite domanda all’INPS, verificando le novità che di anno in anno possono essere previste. Nel 2026 la procedura è stata resa meno onerosa per chi ha già una domanda attiva.
È una misura pensata per accompagnare la famiglia in uno dei momenti più delicati e costosi della genitorialità, con importi che variano in base al reddito del nucleo familiare e alla data di nascita del bambino.
L’importo del contributo viene erogato mensilmente per un massimo di 11 mensilità. L’entità del contributo dipende dalla data di nascita del bambino e l’ISEE minorenni del nucleo familiare. Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 è previsto un sistema semplificato. Se l’ISEE non supera i 40.000€ e nel nucleo familiare è presente almeno un altro figlio di età inferiore ai 10 anni, il contributo può arrivare fino a 3.600€ annui (circa 327€ al mese). In assenza di questi requisiti aggiuntivi o con un ISEE superiore a 40.000€, l’importo scende a 1.500 €annui.
Per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024 gli scaglioni sono tre:
Per chi usufruisce del contributo per il supporto domiciliare, invece, la somma non viene suddivisa in mensilità ma viene erogata in un’unica soluzione annuale, seguendo le stesse fasce ISEE.
Per accedere al Bonus nido 2026 è necessario soddisfare alcuni requisiti al momento della presentazione della domanda. Il primo è la residenza in Italia. Il secondo riguarda la cittadinanza in quanto possono fare domanda i cittadini italiani, i cittadini di Stati membri dell’Unione Europea e i cittadini stranieri in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Rientrano in questa categoria anche i titolari di protezione internazionale, i possessori di Blue Card e i lavoratori provenienti da Marocco, Algeria e Tunisia in virtù di accordi euromediterranei.
Inoltre il richiedente deve essere il genitore che sostiene effettivamente il costo della frequenza al nido. È necessario quindi che le ricevute di pagamento siano intestate o comunque riconducibili a chi presenta la domanda.
Per il contributo di supporto domiciliare, invece, c’è un requisito aggiuntivo. Il genitore richiedente deve coabitare con il figlio e condividere con lui la stessa residenza legale. Sarà poi necessario allegare un’attestazione del pediatra che certifichi l’impossibilità del bambino di frequentare il nido per l’intero anno scolastico a causa di una grave patologia cronica.
La domanda può essere presentata in qualsiasi momento tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dell’anno di riferimento. Non esiste una finestra temporale obbligatoria, ma presentarla prima dell’inizio della frequenza al nido permette di ricevere il rimborso sin dalle prime mensilità.
Tra le novità più importanti del Bonus nido c’è il cosiddetto principio dell’ultrattività. Le domande presentate e accolte a partire dal 1° gennaio 2026 rimarranno valide per gli anni successivi fino ad agosto dell’anno in cui il bambino compie tre anni. In pratica, chi fa domanda nel 2026 non dovrà ripresentare l’intera procedura ogni gennaio. Sarà sufficiente effettuare annualmente la prenotazione delle mensilità richieste e confermare che i requisiti siano ancora soddisfatti.
C’è però un’eccezione importante da tenere a mente. Per chi ha presentato domanda entro la fine del 2025 questo meccanismo non si applica automaticamente. Chi rientra in questa situazione dovrà presentare una nuova domanda completa per accedere al contributo nel 2026.
La domanda si presenta esclusivamente in via telematica tramite il portale MyINPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa è possibile rivolgersi a un CAF o a un Patronato.
Prima di avviare la procedura online è utile avere a portata di mano tutta la documentazione. I documenti richiesti sono il codice fiscale del richiedente e del minore, la denominazione e la partita IVA della struttura educativa e, nel caso di nidi privati, gli estremi del provvedimento autorizzativo dell’asilo.
Fondamentale è la disponibilità delle ricevute di pagamento delle rette, che devono essere tracciabili. Sono accettati pagamenti tramite bonifico bancario, carte di credito o carte di debito, mentre non sono ammessi i pagamenti in contanti. Per gli asili pubblici che prevedono il pagamento posticipato, in alternativa alle ricevute è accettato il certificato di iscrizione o di inserimento in graduatoria.
Va indicato anche l’IBAN del conto corrente intestato al richiedente, sul quale verranno accreditate le somme. Per chi richiede il contributo per il supporto domiciliare, è obbligatorio allegare l’attestazione rilasciata dal pediatra che documenta la patologia cronica del bambino e la sua incompatibilità con la frequenza al nido.
È importante ricordare che le ricevute vanno caricate ogni mese nel portale INPS anche dopo che la domanda è stata accolta. È questo l’unico obbligo ricorrente che rimane in capo al genitore per tutto il periodo di fruizione del bonus.