Una mamma lavoratrice vince la causa contro Amazon: sì al turno del mattino permanente

Accade in Veneto. La donna si è rivolta al giudice, che ha trovato discriminatorio il comportamento del colosso americano.

Una dipendente di Amazon ha vinto una causa contro l’azienda dopo che le era stato negato un orario di lavoro compatibile con le esigenze di cura della figlia di sei anni. Il Tribunale del lavoro di Padova ha stabilito che la lavoratrice dovrà essere assegnata stabilmente al turno del mattino, dalle 6 alle 14, riconoscendo che la precedente organizzazione dei turni costituiva una forma di discriminazione indiretta.

La donna è impiegata nel centro logistico Amazon di Vigonza, in provincia di Padova. L’azienda le richiedeva di alternare il turno mattutino (6-14) con quello pomeridiano (14-22), ma quest’ultimo le impediva di andare a prendere la figlia all’asilo, che termina le attività alle 16. Non avendo familiari o altre persone disponibili ad aiutarla, era costretta a ricorrere frequentemente al congedo parentale, con una retribuzione ridotta al 30% rispetto a quella ordinaria.

La sentenza, emessa il 22 luglio dal giudice del lavoro Francesco Bazzega e resa nota nei giorni successivi, ha accolto il ricorso della dipendente. Secondo il tribunale, il sistema di turnazione adottato dall’azienda poneva le lavoratrici con responsabilità familiari in una posizione di particolare svantaggio rispetto agli altri dipendenti, configurando così un caso di discriminazione indiretta.

Per questo motivo il giudice ha ordinato ad Amazon di cessare il comportamento ritenuto discriminatorio e di assegnare in modo permanente la lavoratrice al turno compreso tra le 6 e le 14.

Oltre a modificare l’orario di lavoro, l’azienda dovrà risarcire la dipendente con 999,18 euro. La somma corrisponde alla perdita economica subita per essere stata costretta a utilizzare 126 ore di congedo parentale tra l’inizio del 2026 e il luglio dello stesso anno per poter assistere la figlia. Amazon dovrà inoltre farsi carico delle spese legali sostenute dalla lavoratrice.

La vicenda era iniziata nei primi mesi del 2026, quando la dipendente si era rivolta al sindacato Adl Cobas denunciando le difficoltà nel conciliare gli orari di lavoro con gli impegni familiari. Dopo il fallimento del confronto con l’azienda, assistita dagli avvocati Giorgia D’Andrea e Giacomo Gianolla, aveva deciso di rivolgersi al Tribunale del lavoro.

Nel corso del procedimento Amazon aveva motivato il rifiuto sostenendo che assegnare stabilmente la dipendente al turno del mattino avrebbe comportato lo spostamento di altri lavoratori e creato problemi organizzativi. Una giustificazione che il giudice non ha ritenuto sufficiente, osservando che l’azienda non ha dimostrato né la necessità della presenza della dipendente nel turno pomeridiano né che l’assegnazione al solo turno mattutino avrebbe compromesso in modo significativo l’organizzazione interna.

Soddisfazione è stata espressa anche da Adl Cobas. In una nota, il sindacalista Marco Zanotto ha sottolineato come la decisione del tribunale evidenzi la distanza tra le dichiarazioni pubbliche di Amazon a favore dell’inclusione, della parità di genere e del sostegno alla genitorialità e quanto avverrebbe concretamente nei luoghi di lavoro. Il sindacato ha ribadito che la tutela dei lavoratori e la conciliazione tra vita familiare e professionale devono tradursi in scelte organizzative concrete, e non limitarsi a principi enunciati nelle campagne di comunicazione aziendale.

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