La scelta di Alia Guagni, dal calcio alla maternità da single e volto di Pma per tutte

Lasciato il calcio giocato l'ex capitana viola oggi è una mamma single e il volto della campagna Pma per tutte.

Appesi gli scarpini al chiodo, oggi l’ex calciatrice Alia Guagni ha scelto di percorrere un’altra strada, diventando non solo mamma, ma anche testimonial della campagna Pma per tutte, promossa dall’Associazione Luca Coscioni.

“Oggi ho la mia bambina e sono felice, ma per diventare mamma ho dovuto andare in Spagna – ha spiegato al Corriere l’ex capitana di Fiorentina e Nazionale – In Italia una donna single non può accedere alla procreazione medicalmente assistita, e questo mi fa arrabbiare. Essere costrette a recarsi all’estero, affrontando costi e difficoltà, ti fa sentire come se stessi facendo qualcosa di sbagliato. Siamo ancora legati a un’idea troppo antiquata di famiglia”.

Pma per tutte punta a modificare l’articolo 5 della legge 40 del 2004, estendendo l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne. Lanciata l’11 giugno, la raccolta firme ha già superato quota 35 mila adesioni sulle 50 mila necessarie per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare in Parlamento.

Guagni, che nel maggio 2025 aveva annunciato il ritiro dal calcio professionistico per inseguire il sogno della maternità, oggi è mamma della piccola Isabel Lily, nata quattro mesi fa. Un percorso che ha scelto di raccontare pubblicamente per incoraggiare altre donne.

“Anche se questa battaglia non cambierà nulla per me, vorrei che altre donne si sentissero meno sole e trovassero il coraggio di seguire il proprio desiderio di maternità. C’è ancora troppo silenzio su questi temi e bisogna abbattere molti tabù”.

Tra questi c’è anche quello della conservazione della fertilità. Su consiglio del suo ginecologo, nell’estate del 2024 Guagni si è recata in una clinica di Barcellona per congelare i propri ovociti, una scelta di cui ha parlato apertamente. “Sono stata sommersa dai messaggi di donne che mi chiedevano informazioni e contatti. Ho capito quanto ci sia bisogno di fare informazione”.

Il desiderio di diventare madre l’ha accompagnata fin da bambina, ma durante la carriera calcistica quel progetto è rimasto in secondo piano. Dopo una relazione durata sei anni e conclusasi nel 2023, ha capito che non voleva più aspettare. “Un giorno, mentre andavo a una partita in pullman, mi sono resa conto che guardavo le persone con i passeggini e non pensavo nemmeno alla gara. In quel momento ho capito che era arrivato il momento di cambiare vita”.

La scelta di affrontare la maternità da sola non l’ha spaventata. “So che crescere una figlia senza un partner sarà difficile e probabilmente ci saranno ostacoli che oggi non riesco nemmeno a immaginare. Ma le paure si affrontano. Io non mi sono mai fermata davanti alle difficoltà”.

La gravidanza è proceduta senza particolari problemi, anche se i primi mesi sono stati vissuti nel massimo riserbo. “Sono andata da sola a Barcellona per il trattamento e non l’ho detto a nessuno. Sapevo che poteva andare bene oppure no e non volevo creare aspettative. Solo dopo il primo trimestre l’ho raccontato ai miei genitori, che sono stati felicissimi e mi hanno sostenuta come hanno sempre fatto”.

Oggi Guagni non esclude l’idea di un secondo figlio, ma ammette che la questione economica rappresenta un limite importante. “Se ci fosse qualcuno che ci mantenesse, sì. Da sola non posso permettermelo. Mi sono presa un anno sabbatico, ma poi dovrò trovare un nuovo lavoro perché non tornerò a giocare”.

L’ex difensore immagina il proprio futuro ancora nel mondo dello sport, magari in un ruolo diverso, oppure nell’ambito dell’insegnamento o del fitness. Una certezza, però, c’è già: vuole restare a Firenze. “Con una bambina piccola ho bisogno di stabilità. Oggi tutta la mia attenzione è per lei. Non vivo questa nuova fase come una rinuncia: il calcio mi ha dato tantissimo, ma quel capitolo si è chiuso. Adesso ne è iniziato uno completamente nuovo”.

Parlando della propria esperienza con la procreazione medicalmente assistita in Spagna, Guagni sottolinea anche l’impegno economico richiesto. “I costi variano da clinica a clinica, ma indicativamente servono almeno 4 mila euro per il congelamento degli ovociti e circa 6 mila euro per il trasferimento dell’embrione, ai quali vanno aggiunte le spese di viaggio e soggiorno”.

Infine, guarda già al momento in cui dovrà raccontare alla figlia la sua storia. “Mi farò aiutare da uno psicologo per capire quando sarà il momento giusto. Le spiegherò che è nata grazie a un donatore e che non potrà conoscerlo. È uno degli aspetti che mi preoccupa di più, soprattutto perché viviamo in un Paese in cui questo percorso continua a essere poco compreso”.

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