Riuscito un cesareo per via endoscopica - GravidanzaOnLine

Al Meyer una neonata è stata salvata per via endoscopica durante il parto cesareo, mentre “respirava” attaccata con il cordone ombelicale alla placenta della mamma. L’intervento è stato realizzato grazie a EXIT (terapia-ex-utero-intra-partum), una tecnica sinora effettuata in pochi Centri specializzati al mondo.

L’équipe medico-chirurgica del Servizio di Medicina Perinatale Multidisciplinare, costituito nell’aprile del 2005 in base al protocollo che sancisce la stretta collaborazione fra l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi e l’Asl 10 di Firenze, nei giorni scorsi ha salvato una neonata utilizzando per la prima volta in Italia una tecnica che ha pochi precedenti al mondo. Mentre era ancora nel ventre della mamma, alla piccola è stata diagnosticata una grossa formazione cistica localizzata fra la trachea e il torace. Una malformazione che rischiava di mettere in pericolo la sua vita. La formazione cistica era infatti così voluminosa che durante il parto poteva originare una compressione alle alte vie respiratorie, determinando un rischio molto elevato di mortalità.

Per affrontare adeguatamente il problema, il Servizio di Medicina Perinatale Multidisciplinare che si avvale in modo interdisciplinare di più specialisti (chirurgo neonatale, neonatologo, anestesista e rianimatore, endoscopista, radiologo, ginecologo), ha deciso di applicare per la prima volta una nuova tecnica – EXIT (terapia-ex-utero-intra-partum) – che ha permesso di far nascere la piccola, facendola respirare tramite il cordone ombelicale attaccato alla placenta della mamma. Come spiegano gli specialisti del Meyer, per realizzare l’intervento è stata anestetizzata sia la mamma, sia la figlia ancora in utero. Praticato il taglio cesareo, la neonata è stata estratta rimanendo però attaccata alla placenta della mamma. Una manovra importante che le ha consentito di respirare tramite il cordone ombelicale al circolo fetoplacentare. In questo modo l’équipe medico-chirurgica, con l’ausilio dell’endoscopia ha aperto le vie respiratorie, riuscendo a “intubare” la piccina. Collegata al respiratore automatico, l’équipe ha staccato la piccina dal cordone della mamma. Per realizzare l’intervento, la sala operatoria del Meyer è stata dotata di due tavoli operatori affiancati, uno per la mamma e uno più piccino per la neonata.

L’intervento è perfettamente riuscito. Pochi i casi al mondo: la letteratura scientifica ne riporta complessivamente una quarantina per lo più negli Stati Uniti, in Australia, Nuova Zelanda e Inghilterra. Successivamente, i chirurghi sono intervenuti rimuovendo la formazione cistica (una forma molto rara di laringocele esterno) che era inglobata tra il cuore, la trachea e i grossi vasi sanguigni. Ora sia la mamma, sia la figlia stanno bene.

Nel caso specifico l’équipe del Servizio di Medicina Perinatale Multidisciplinare dell’Ospedale Pediatrico Meyer era composto da: Bruno Noccioli (Chirurgia Neonatale), Lorenzo Mirabile (Endoscopia-Rianimazione), Patrizio Fiorini (Neonatologia), Claudio Fonda (Risonanza Magnetica Fetale), Ettore Cariati e Roberto Nannini (Ginecologia-Ostetricia). A questo staff, in base alla casistica, poi subentrano altri specialisti quali il neurochirurgo, l’urologo pediatrico, il cardiochrirurgo, il cardiologo…

Dal 2005 ad oggi, il Servizio che si sta affermando come un punto di riferimento nazionale per le patologie malformative, ha trattato 21 gravidanze ad alto rischio. In quest’ultimo scorcio di anno ha affrontato casi provenienti dalla Campania, dall’Umbria, dalla Lombardia e dalla Calabria.

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