
La ex First Lady ha confidato in un podcast di aver iniziato ad andare in terapia dopo aver capito che "ogni scelta che faccio adesso è soltanto m...
Non una malattia, ma una condizione legata a un profondo cambio di vita. Ecco cosa sapere.

Che i figli se ne vadano dalla casa dei genitori è un evento fisiologico. Al netto delle difficoltà sociali, crescendo quelli che erano bambini diventano ragazzi e adulti e acquisiscono l’indipendenza per intraprendere il loro percorso di vita. Per quanto sia fisiologico e comune non tutti i genitori riescono a viverla allo stesso modo. Tanto che si parla di sindrome del nido vuoto. Una condizione che, per quanto il nome richiami a qualcosa di patologico e morboso (questo il significato di sindrome), non è, per riprendere le parole di Psychology Today, un disturbo clinico o una diagnosi. È, piuttosto, un disagio e un’emozione complessa che alcuni genitori sperimentano quando i loro figli se ne vanno di casa. in quel momento, infatti, molti uomini e donne si ritrovano con una vita in cui il tempo non è più destinato all’accudimento del figlio. Un tempo inedito nel quale sorge la domanda su qual è, in quel momento e per il futuro, il proprio ruolo nel mondo. Se per almeno 25-30 anni si è avuto in casa uno o più figli, quando questi non ci sono più cambia profondamente la propria routine. E, di conseguenza, anche la necessità di ridefinire il proprio posto nel mondo.

La ex First Lady ha confidato in un podcast di aver iniziato ad andare in terapia dopo aver capito che "ogni scelta che faccio adesso è soltanto m...
Come detto, di per sé, la sindrome del nido vuoto non è una diagnosi psichiatrica. Non compare nei manuali diagnostici, ma è un costrutto psicosociale. Può essere definita come la descrizione del disagio emotivo legato a un cambiamento di vita, non una malattia vera e propria. Una ricerca pubblicata sul Journal of Education and Health Promotion definisce la sindrome come un fenomeno soggettivo che inizia quando l’ultimo figlio lascia la casa e può durare fino a due anni. Una revisione del 2019 pubblicata su Psychiatriki, la rivista della Società Psichiatrica Ellenica, descrive la stessa fase come una transizione in cui i genitori attraversano dolore, perdita, paura (ma anche tristezza e solitudine aggiunge il portale WebMD) e la necessità di ridefinire i propri ruoli familiari. Il nido vuoto è quindi un passaggio normale del ciclo di vita familiare, che diventa un problema clinico solo quando la risposta emotiva non si adatta e il malessere persiste nel tempo.
Il meccanismo più citato dagli studi condotti in materia è la perdita del ruolo genitoriale. Per anni l’identità di un genitore si costruisce intorno alla cura quotidiana dei figli. Quando quella funzione finisce, può comparire un senso di vuoto di scopo, non troppo diverso da quello che si prova perdendo un lavoro a cui si teneva molto. O, anche, quando si va in pensione.

L'attrice ha recentemente parlato di come sta affrontando l'uscita di casa dei figli Moses e Apple, la cosiddetta "sindrome del nido vuoto".
La teoria dell’attaccamento, che studia i legami affettivi primari tra genitori e figli, aiuta a spiegare perché chi ha vissuto con più ansia le separazioni precedenti (come il primo giorno di scuola del figlio) tenda a reagire con più difficoltà anche a questa. C’è anche da contestualizzare il fenomeno. Nella maggior parte dei casi il momento in cui il nido si svuota coincide con la mezza età, quando si sommano altri cambiamenti come la menopausa, l’avvicinarsi della pensione o la cura dei propri genitori anziani, e questo può amplificare il disagio.
Non tutti i genitori vivono la sindrome del nido vuoto allo stesso modo. Una ricerca pubblicata su Communications Psychology, ha confrontato Paesi occidentali e asiatici, ha individuato due reazioni opposte. Da un lato c’è la perdita del ruolo genitoriale (che può ridurre il benessere perché i figli non fanno più parte della vita quotidiana), dall’altro c’è il sollievo dal carico di responsabilità (che può aumentare il benessere lasciando più tempo ed energie da dedicare a sé stessi). Non sempre, quindi, l’uscita dei figli dal nucleo familiare rappresenta un motivo di tristezza o difficoltà. A essere più a rischio sono generalmente:
Le differenze dipendono anche dal contesto culturale. Nelle società in cui la famiglia allargata e la convivenza tra più generazioni sono valori centrali, l’uscita dei figli da casa viene vissuta più spesso come una perdita affettiva e relazionale. Nei Paesi dove, invece, l’autonomia dei figli è incoraggiata fin da giovani, questo passaggio è percepito più facilmente come una naturale tappa della crescita, sia per i ragazzi sia per i genitori.

Non a caso gli studi più recenti smentiscono l’idea che la sindrome del nido vuoto porti quasi sempre a depressione o solitudine. Uno studio pubblicato su Archives of Gerontology and Geriatrics, ha seguito nel tempo gli stessi genitori e ha trovato che, una volta considerati altri fattori come reddito e salute, la transizione al nido vuoto non è collegata in modo significativo a un aumento di sintomi depressivi o di solitudine. Gli stessi autori concludono che le conseguenze psicologiche di questa fase sono state probabilmente sovrastimate in passato.
Anche una ricerca del 2009 pubblicata sul Journal of Family Issues, condotta su famiglie di quattro diversi gruppi culturali, arriva a una conclusione simile riportando che solo una minoranza di genitori riferisce di aver vissuto un vero disagio da nido vuoto, mentre per la maggior parte la fase passa senza conseguenze rilevanti.
Quando il disagio esiste davvero, si manifesta con:
Le conseguenze sulla vita di coppia, invece, possono essere diverse. Ci sono coppie in cui la qualità della relazione peggiora (e sono quelle in cui il legame si era costruito quasi solo intorno alla genitorialità), mentre in altre la fine dei conflitti quotidiani legati alla gestione dei figli porta invece a un miglioramento della relazione.
Viviamo un’epoca nella quale qualsiasi forma di disagio o difficoltà tende a essere patologizzata. È il modo in cui la modernità affronta l’impossibilità di spiegare l’assenza di positività, serenità e benessere (considerati imprescindibili) che inevitabilmente fanno parte di ogni umana esistenza.
Per quel che riguarda la sindrome del nido vuoto è utile preoccuparsi non tanto sulla presenza del disagio legato al cambiamento, quanto sulla loro intensità, durata e impatto sulla qualità della vita. Vale la pena rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta quando la tristezza non passa nel giro di poche settimane, quando compaiono ansia marcata o pensieri di inutilità, oppure quando il malessere comincia a interferire con il sonno, il lavoro o le relazioni. Così come quando si assiste a cambiamenti personali profondi e rapidi o all’incapacità di gestire autonomamente queste difficoltà.
Il cambiamento profondo caratterizzato dall’indipendenza dei figli non è necessariamente una perdita o un elemento che deve avere un impatto negativo. Questo passaggio è in alcuni casi anche l’occasione per ridefinire la propria identità oltre il ruolo di genitore attivo, riprendendo interessi personali, la vita di coppia o progetti rimasti in sospeso per anni. Questa dimensione positiva esiste davvero e per molti genitori il tempo libero recuperato diventa un punto di partenza, non necessariamente un lutto da elaborare.

Parliamo di tempo e di desiderio di genitorialità; un binomio ultimamente sempre più complesso.

Dalle critiche ricevute da una giornalista a un movimento che valorizza la libertà, la capacità di esplorazione e l'autonomia dei bambini. Conosc...

Parliamo di Cultural Celebration Parenting e del perché l'apertura culturale è una scelta educativa che interessa sempre più genitori.

Sempre più padri maturano la consapevolezza dell'importanza della loro presenza all'interno delle proprie famiglie. E si alleano perché questa pr...

Dalla performance di un mimo a un video su TikTok: come il fenomeno del Passenger Parenting è diventato virale e cosa ci può insegnare.

Non riesci a definire il tuo stile genitoriale? Forse non ne hai uno perfettamente definito. Ecco cosa devi sapere.

Conosci il nido digitale? Ecco di cosa si tratta, come puoi costruirne uno e perchè è un'opportunità che può rivelarsi molto utile.

Qual è lo stile genitoriale di tendenza nel 2025? Conosciamo il cosiddetto Type C Parenting.

Crescere figli sereni e liberi è possibile, ma spesso per i genitori è necessario affrontare e risolvere diverse tossicità con le proprie famigl...

I padri stanno cambiando e stanno cambiando il concetto di paternità. Analizziamo meglio il fenomeno comprendendo le scelte e le sfide dei genitor...