Diventare genitori dopo i 40 anni: guida alla genitorialità in differita
Parliamo di tempo e di desiderio di genitorialità; un binomio ultimamente sempre più complesso.

Parliamo di tempo e di desiderio di genitorialità; un binomio ultimamente sempre più complesso.

Quando si parla di cambiamenti demografici è importante analizzare non soltanto la riduzione (almeno per l’Europa e in modo particolare per l’Italia) del tasso di natalità. Un dato molto interessante, infatti, arriva anche dall’età in cui si diventa genitori. Gli indicatori demografici dell’ISTAT del 2024 riportano come l’età media per il primo figlio sfiora i 32 anni (31,9). Nel corso dei decenni questo dato si è sempre più spostato in avanti ed è, come lo era in passato quando si diventava genitori più giovani, il risultato di un insieme di cambiamenti sociali, culturali, economici e inevitabilmente anche medici.
Oggi rispetto al passato diventare genitori a 40 anni non è più impossibile, ma è un’opzione che – al netto di tanti limiti e rischi – possibile e da più persone presa in considerazione. Nonostante questo dato di fatto, diventare genitori dopo i 40 anni è una realtà oggetto di alcuni pregiudizi e luoghi comuni, ma anche di una serie di peculiarità che è doveroso conoscere. Parliamo di genitorialità in differita.
I fenomeni sono sempre complessi e articolati e qualsiasi semplificazione rischia di ignorare (più o meno volutamente) alcuni elementi della questione. Possiamo sicuramente individuare nell’evoluzione della scienza medica una delle principali ragioni della “genitorialità in differita”. Le tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), permettono oggi a uomini e donne over 35 di cercare e ottenere una gravidanza. Dal prelievo alla valutazione qualitativa dei gameti, queste tecniche risolvono (anche se non del tutto) molti dei limiti del concepimento naturale. Questo perché vi è un periodo di tempo (finestra fertile) in cui l’uomo, ma soprattutto la donna, è biologicamente più predisposto alla riproduzione. Il tempo è in questo ambito particolarmente spietato con l’invecchiamento (sì, per la gestazione dopo i 30-35 anni si è “vecchi”) che è uno dei più importanti fattori di infertilità. La PMA interviene proprio su questo.
La disponibilità della medicina a permettere agli uomini e alle donne di oggi di cercare e avere una gravidanza anche dopo i “confini biologici” si inserisce in un contesto sociale, culturale, economico e professionale da questo punto di vista favorevole. O viceversa. A differenza di quanto avveniva fino a pochi decenni fa, c’è meno stabilità relazionale nelle coppie, maggiore fatica a definire il proprio percorso professionale (soprattutto per le donne) e enormi difficoltà a diventare indipendenti rispetto alle proprie famiglie di provenienza. Gli stessi indicatori demografici dell’ISTAT segnalano che l’età media per cui i figli lasciano il tetto dei propri genitori è di 30,1 anni.
Se i genitori delle precedenti generazioni hanno fatto figli da più giovani è perché hanno potuto trovare un lavoro, comprare (o costruire) una casa e avere una prospettiva sociale che supportava questa scelta. Oggi le cose sono molto diverse e non è (come si sente dire da più parti) una semplice incapacità delle nuove generazioni di fare sacrifici.
Come anticipato c’è una finestra biologica con la quale inevitabilmente confrontarsi. Perché se è vero che la PMA consente a molte coppie di avere una gravidanza che altrimenti per vie naturali non avrebbero potuto avere, c’è un maggiore rischio di complicazioni della gestazione. Complicazioni che interessano tanto il nascituro quanto la gestante ed è un elemento che non può essere ignorato.
Il periodo di maggiore fertilità per le donne è tra i 20 e i 30 anni, una finestra temporale evidentemente incompatibile con le difficoltà professionali ed economiche di donne e uomini che magari vorrebbero anche avere figli, ma che decidono di rimandare sperando prima di costruire quell’indipendenza (affettiva, logistica ed economica) necessaria alla costruzione di una nuova famiglia.
Dopo i 30-35 anni per le donne si riduce non solo il numero ma anche la qualità degli ovociti e similmente avviene negli uomini con la qualità degli spermatozoi. Dopo i 40 anni le percentuali di gravidanze naturali sono del 5% circa. La PMA fa molto, ma non può fare miracoli. I tassi di successo dei cicli di procreazione medicalmente assistita, infatti, raggiungono il 10% con gli ovociti propri della donna. Per arrivare al 50-60% bisogna ricorrere all’ovodonazione, una possibilità non sempre accettata per tutte le questioni etiche e personali.
Infine, come accennato, c’è tutto il problema medico sui rischi di una gravidanza dopo i 40 anni. per le donne aumenta la possibilità di sviluppare preeclampsia, diabete gestazionale, complicazioni placentari, problemi tromboembolici e tiroidei, con elevata possibilità di dover ricorrere al parto cesareo. Come evidenziato anche in questo studio, il nascituro è a maggior rischio di anomalie cromosomiche (soprattutto le trisomie), aborto spontaneo, morte in utero, parto pretermine, basso peso alla nascita e malformazioni congenite (difetti cardiaci, craniosinostosi, eccetera).
Uno studio pubblicato su Evolution, Medicine & Public Health sottolinea come l’età paterna superiore ai 40-45 anni, aumenta il rischio di disturbi psichiatrici (autismo e schizofrenia) nei figli.
Il contesto sociale in cui viviamo, all’insegna dell’invecchiamento frutto anche delle migliori condizioni di vita rispetto al passato, lega la genitorialità dopo i 40 anni a un fenomeno da non sottovalutare. Ovvero quello di ritrovarsi a crescere i propri figli, ma anche a prendersi cura dei propri genitori anziani e non sempre autosufficienti. Un fenomeno che ha enormi implicazioni economiche e logistiche, anche considerando l’importanza del ruolo dei nonni nel supportare la quotidianità delle famiglie.
Inoltre c’è da considerare come dopo i 40 anni generalmente inizia un periodo di riduzione delle energie fisiche, motivo per cui si tende a consigliare di anticipare il momento in cui diventare madri e padri. In realtà spesso non è una scelta quella che i giovani e i meno giovani si trovano davanti.