
Ecco tutto quello che c'è da sapere prima di imbarcarsi per un volo quando si aspetta un bambino.
Viaggiare in gravidanza può essere un rischio, soprattutto in alcuni periodi della gestazione. Ecco cosa sapere e quando conviene sottoscrivere una polizza specifica.

La gravidanza è una fase della vita che condiziona inevitabilmente la vita quotidiana delle donne. Sono tanti gli aspetti che risentono dei cambiamenti fisici (e dei relativi sintomi e fastidi) conseguenza della gestazione. Tra queste c’è anche il viaggiare. Non solo in auto con il “problema” del mettere la cintura di sicurezza, ma anche del decidere se fare l’assicurazione o no. Che si tratti di una vacanza o di un viaggio di lavoro, viaggiare in gravidanza è possibile e sicuro, ma ci sono una serie di elementi cui fare attenzione. Vediamo quali e come gestirli.

Volare in gravidanza non è dannoso né per la madre né per il bambino, a condizione che la gravidanza sia priva di complicazioni. Il problema non è il volare in sé, ma il momento della gravidanza in cui si decide di farlo.
Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) raccomanda di evitare il volo aereo a partire dalla trentasettesima settimana di gestazione nelle gravidanze singole non complicate, e dalla trentaduesima settimana in quelle gemellari non complicate. La maggior parte delle compagnie aeree recepisce queste indicazioni nelle proprie policy, ma con alcune variazioni di cui tenere conto al momento di pianificare il viaggio. Alcune compagnie, infatti, vietano i voli internazionali già dopo la ventottesima settimana oppure richiedono un certificato medico.
Il momento clinicamente più favorevole per viaggiare è il secondo trimestre, tra la quattordicesima e la ventisettesima. Nel primo trimestre il rischio principale è quello di un aborto spontaneo, mentre nel terzo trimestre la preoccupazione principale riguarda il parto prematuro. Il secondo trimestre è il periodo generalmente meno critico in quanto le nausee sono in genere sparite e la stanchezza dei primi mesi si è attenuata.
Ci sono però condizioni in cui il volo è sconsigliato indipendentemente dall’epoca gestazionale. È il caso dell’anemia grave, di emorragie recenti, malattie cardiache o respiratorie serie, rischio elevato di parto pretermine e gravidanze con complicanze attive. In questi casi è necessario consultare il proprio medico prima di prendere qualsiasi decisione.
La trombosi venosa profonda (TVP) è la formazione di un coagulo di sangue in una vena profonda, solitamente della gamba. In gravidanza il sangue è naturalmente più propenso a coagularsi (è un meccanismo di protezione per il parto) e questa tendenza è ulteriormente amplificata dalla prolungata immobilità di un volo lungo.
L’indicazione è che per i voli di durata superiore alle quattro ore, tutte le donne in gravidanza dovrebbero indossare calze elastiche a compressione graduata correttamente misurate (20–30 mmHg per il rischio intermedio), mentre la somministrazione di eparina a basso peso molecolare (LMWH) è raccomandata solo per le donne con fattori di rischio significativi come una trombosi pregressa o obesità grave. Per i voli brevi, sotto le quattro ore, non sono generalmente necessarie misure specifiche oltre alle precauzioni di base.
Queste riguardano l’alzarsi e camminare nel corridoio ogni 30-40 minuti, eseguire esercizi di flessione e rotazione delle caviglie mentre si è sedute, e mantenere una buona idratazione bevendo acqua regolarmente (evitando alcolici e caffeina in eccesso che favoriscono la disidratazione).
La cintura di sicurezza va indossata sempre con la fibbia che deve essere posizionata sotto l’addome, attraverso i fianchi e le cosce, mai sopra il pancione.
Discorso diverso per quel che riguarda il rischio radiazioni. Volare espone a una dose leggermente maggiore di radiazioni cosmiche. I voli occasionali non sono considerati un rischio per la madre o per il bambino. La preoccupazione riguarda piuttosto le donne che volano con frequenza elevata per lavoro, come il personale di cabina, che può essere esposto a dosi superiori ai limiti raccomandati nel corso di una gravidanza. In questi casi la situazione va valutata con il proprio medico per stabilire l’approccio migliore da seguire. I metal detector e gli scanner aeroportuali, invece, emettono quantità trascurabili di radiazioni e sono considerati sicuri.
Ci sono mete in cui è meglio non andare durante la gravidanza? Alcune malattie infettive endemiche in certe aree geografiche comportano rischi fetali gravi che nessuna assicurazione e nessuna misura di protezione individuale riesce a eliminare del tutto.
Il virus Zika si trasmette principalmente attraverso la puntura di una zanzara Aedes infetta ma può essere trasmesso anche per via sessuale. È un’infezione che se presa in gravidanza può causare difetti congeniti, tra cui anomalie cerebrali, oculari e del neurosviluppo. Per questo motivo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccomanda alle donne in gravidanza di evitare i viaggi nelle aree in cui è in corso un’allerta Zika e, per l’intera durata della gravidanza, di usare il preservativo o astenersi dai rapporti sessuali con chiunque abbia viaggiato in zone a rischio.
Per la malaria (un’infezione parassitaria trasmessa dalle zanzare, diffusa in larga parte dell’Africa subsahariana, dell’Asia del Sud e del Sud-Est e dell’America Latina) il rischio è ancora più elevato. La malaria in gravidanza può essere molto più grave rispetto alle donne non gravide ed è associata a rischi elevati di malattia e morte sia per la madre sia per il feto. La malaria può causare distacco della placenta, travaglio prematuro o aborto.
La dengue, altrettanto diffusa nelle fasce tropicali e subtropicali, non dispone di profilassi farmacologica. L’unica forma di protezione possibile è quella di evitare le punture di zanzara, che in gravidanza è difficile garantire al 100%. Anche in questo caso è fondamentale verificare il Paese verso il quale ci si deve recare.
Un aspetto importante cui dedicare attenzione è quello legato alla preparazione del viaggio. Organizzarsi per tempo riduce l’ansia e, soprattutto, evita problemi concreti in aeroporto o una volta arrivati a destinazione. I documenti indispensabili da portare con sé includono un certificato medico (meglio se in italiano e in inglese) con la datazione della gravidanza, una copia della cartella clinica, le ricette dei farmaci prescritti, la tessera europea di assicurazione malattia (TEAM) se si viaggia in un Paese UE, e la polizza assicurativa stipulata prima della partenza.
Nel bagaglio a mano conviene tenere tutti i farmaci e gli integratori di cui si ha bisogno, le calze elastiche da indossare durante il volo, acqua sufficiente per l’intera durata del viaggio, e snack leggeri se si soffre di nausea.
A proposito di assicurazioni, vale la pena stipulare una? La risposta è sì, quasi sempre. Ma la questione vera non è se farla, bensì come sceglierla, perché è questo che fa davvero la differenza.
Le polizze viaggio standard non considerano la gravidanza una condizione medica preesistente. Questo significa che la gestazione non fa parte delle esclusioni di garanzia per la copertura delle spese sanitarie. Bisogna però verificare i limiti previsti da ogni compagnia. Le assicurazioni stabiliscono un limite (generalmente tra la ventiseiesima e la ventisettesima settimana di gravidanza) entro il quale la gestazione non è un motivo di esclusione della garanzia. Superata quella soglia la maggior parte delle polizze standard smette di coprire le complicazioni legate alla gravidanza.
Di base le polizze assicurative coprono le spese mediche e ospedaliere per complicazioni imprevedibili (come la minaccia di parto prematuro, la preeclampsia o un’emorragia acuta), il trasporto in ambulanza, il rimpatrio sanitario in caso di emergenza con massimali che vanno in genere da 500.000€ a oltre un milione di euro.
Indipendentemente dalla settimana, invece, non è mai coperto il parto (anche prematuro), il neonato, le visite e gli esami di routine, le complicazioni legate a patologie preesistenti alla stipula della polizza. Le polizze non coprono le spese mediche relative a patologie preesistenti connesse alla gestazione e in questi casi è consigliabile sottoscrivere una copertura solo se non ci sono state complicanze mediche legate alla gravidanza prima della partenza.
Per chi viaggia verso destinazioni con strutture sanitarie limitate (alcune isole remote, certe regioni dell’Africa o dell’Asia) è fondamentale verificare che la polizza includa anche l’evacuazione medica verso un ospedale idoneo, e non soltanto il rimborso delle cure locali. Il costo di un trasporto aereo sanitario non coperto può facilmente superare i 50.000€-100.00€.

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