Gravidanza a rischio, come riconoscerla (e le regole Inps)

L'Inps ha diffuso le nuove linee guida sulla gravidanza a rischio, che interessa fino al 30% delle donne.

Non tutte le gravidanze procedono in maniera lineare e senza motivi di preoccupazione. Quelle che hanno condizioni particolari che richiedono una maggiore attenzione vengono definite “ad alto rischio”. Le gravidanze a rischio, che questo studio stima interessare il 10-30% delle gestazioni, sono realtà che possono verificarsi per diversi motivi e la cui consapevolezza è il punto di partenza per ottenere un esito positivo. La diagnosi di gravidanza a rischio, infatti, non significa che quella gestazione avrà dei problemi. Significa che, a differenza di una gravidanza fisiologica, presenta motivi di preoccupazione tali da richiedere controlli aggiuntivi e un’attenzione maggiore. Questo approccio è fondamentale per proteggere il nascituro e la donna e assicurare un esito positivo all’intera gravidanza.

Quando una gravidanza diventa “ad alto rischio”

Non esiste una definizione univoca, ma generalmente si considera una gravidanza a rischio quella la cui probabilità di complicanze per la madre, il feto o il neonato è significativamente superiore a quella della popolazione generale. Il passaggio da gravidanza fisiologica a gravidanza a rischio può avvenire prima del concepimento, se esistono condizioni croniche preesistenti, oppure nel corso della gestazione stessa, quando emergono nuove complicanze. Tra i fattori materni più rilevanti ci sono:

Anche la storia ostetrica è importante. Un precedente parto pretermine, una preeclampsia, un ritardo di crescita fetale o una aborto spontaneo aumentano l’attenzione su quella gestazione. Per quel che riguarda il feto sono considerati fattori di rischio:

Anche alcune condizioni che interessano la placenta (come la placenta previa o la placenta accreta) rientrano in questa categoria. Va anche detto che la diagnosi di gravidanza a rischio non è statica. Una gravidanza può essere a basso rischio al primo trimestre e diventare ad alto rischio nelle settimane successive se compare una condizione che aumenta le possibili complicazioni.

I segnali da riconoscere

Da cosa si riconosce una gravidanza a rischio? Alcuni sintomi richiedono il consulto immediato con il ginecologo o il ricorso diretto al pronto soccorso. La pressione arteriosa elevata è uno dei segnali più importanti da non sottovalutare, perché può indicare l’insorgenza di preeclampsia. Qualsiasi perdita di sangue vaginale, in qualunque trimestre, merita una valutazione urgente perché può essere il segnale di placenta previa, distacco della placenta o rottura prematura delle membrane amniotiche.

Una riduzione dei movimenti fetali, una perdita di liquido chiaro e continua (possibile rottura del sacco amniotico), un dolore addominale intenso e persistente o contrazioni dolorose e ritmiche prima del termine sono tutti motivi validi per non aspettare. Lo stesso vale per febbre alta con brividi e dolore al fianco e per qualsiasi difficoltà respiratoria improvvisa o dolore toracico.

Come vivere una gravidanza a rischio

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Fonte: iStock

Una gravidanza a rischio viene seguita con una frequenza di controlli superiore rispetto a quella fisiologica, spesso ogni una o due settimane, e in ambulatori dedicati o unità di Medicina Materno Fetale presenti nei principali ospedali italiani.

Gli esami abituali vengono integrati con le ecografie per monitorare la crescita fetale e la quantità di liquido amniotico, con flussimetria Doppler e con cardiotocografia ripetuta a partire dalla ventottesima-trentesima settimana per valutare il benessere del feto. Il tipo e la frequenza degli esami variano in base alla condizione specifica e richiede un approccio multidisciplinare.

Un aspetto fondamentale di cui tenere conto riguarda l’impatto di una gravidanza a rischio sulla vita quotidiana e in modo particolare sulla dimensione lavorativa della donna incinta. Quando il medico certifica una gravidanza a rischio, la lavoratrice dipendente ha diritto al congedo anticipato di maternità, come previsto dall’art. 16 del D.Lgs. 151/2001. A differenza del congedo obbligatorio ordinario, che inizia rigidamente due mesi prima del parto, questo può iniziare prima, a partire dalla data indicata nella certificazione medica.

L’iter prevede tre passaggi. Il primo è ottenere un certificato da un ginecologo di una struttura pubblica o privata accreditata. Il documento deve attestare la diagnosi, la natura del rischio e la necessità di astenersi dal lavoro, e deve essere trasmesso telematicamente all’INPS dal medico stesso. Il secondo passaggio è presentare istanza all’ASL di residenza o domicilio, che entro sette giorni emette il provvedimento di interdizione anticipata (se non risponde entro quel termine, vale il silenzio-assenso). Il terzo è presentare la domanda di indennità all’INPS tramite gli appositi canali.

Durante il periodo di astensione anticipata spetta un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera, anticipata in busta paga dal datore di lavoro. La lavoratrice non è soggetta a visite fiscali ma è obbligatorio consegnare al datore di lavoro copia della domanda e del provvedimento ASL.

Il diritto al congedo anticipato riguarda anche le donne che svolgono un lavoro fisicamente pesante, insalubre o con esposizione a rischi chimici o ergonomici incompatibili con la gravidanza.

Le nuove Linee Guida nazionali del 2026

Il 26 marzo 2026 la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) ha presentato le prime Linee Guida Nazionali dedicata alle gravidanze ad alto rischio. È un passaggio storico per l’ostetricia italiana perché fino a quel momento non esisteva un documento unitario e approvato a livello nazionale su questo tema. documento ha ottenuto l’approvazione dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ed è entrato ufficialmente nel Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG), con la validazione metodologica curata dal Centro Nazionale per la Clinical Governance. Sono quattro le aree cliniche affrontate:

  • disordini ipertensivi della gravidanza (tra cui preeclampsia ed eclampsia)
  • restrizione della crescita fetale
  • diabete mellito insorto in gravidanza
  • parto pretermine

Per ciascuna, il documento fornisce strategie concrete di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, e ribadisce la necessità di indirizzare le gravidanze più complesse verso centri di riferimento adeguatamente attrezzati.

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