Gardnerella Vaginalis e parto: può causare complicazioni?

Un tampone positivo non è necessariamente segno di un problema. Ecco perché.

L’attenzione alle infezioni in gravidanza non è mai troppa. Sebbene la maggior parte di esse, come spiega il Manuale MSD, non causi problemi gravi, in altri ci possono essere conseguenze (anche fatali) per il feto. Vediamo qual è la situazione nel caso in cui il tampone vaginale, durante i controlli di routine, dovesse restituire una positività alla Gardnerella Vaginalis. Un batterio che si trova nella vagina di moltissime donne sane e che la sua sola presenza in un referto non equivale a una malattia in corso.

Cos’è la Gardnerella vaginalis

La Gardnerella vaginalis è un batterio che vive normalmente con altri microrganismi nell’ambiente vaginale. In condizioni normali i batteri presenti creano una sorta di barriera naturale contro le infezioni. La sola presenza di questo batterio, quindi, non indica una malattia. Il problema nasce quando l’equilibrio tra i vari batteri si altera con i lattobacilli (che hanno un’azione protettiva) che diminuiscono e la Gardnerella, insieme ad altri batteri, aumenta, dando origine a quella che i medici chiamano vaginosi batterica. È quindi più corretto parlare di uno squilibrio dell’ecosistema vaginale che di un’infezione da un singolo germe.

Come si manifesta e come si diagnostica

Tampone-Gardnerella-Vaginalis
Fonte: iStock

La vaginosi batterica può essere del tutto asintomatica oppure manifestarsi con:

  • perdite vaginali sottili e grigiastre
  • odore sgradevole simile a quello del pesce
  • prurito o bruciore

La diagnosi clinica si basa tradizionalmente sui cosiddetti criteri di Amsel, che considerano positiva la vaginosi batterica quando sono presenti almeno tre elementi tra una secrezione grigia e omogenea, un pH vaginale superiore a 4,5, un odore di pesce evidente dopo l’aggiunta di una sostanza specifica al campione, e la presenza al microscopio di cellule epiteliali ricoperte di batteri. In alternativa si può ricorrere a un punteggio microscopico più dettagliato, il punteggio di Nugent, oppure, sempre più spesso, a test molecolari che quantificano direttamente il DNA di Gardnerella vaginalis e di altri batteri associati nel campione vaginale.

Il legame con il parto pretermine

Uno dei motivi di interesse della Gardnerella vaginalis è che la vaginosi batterica è un fattore di rischio riconosciuto per il parto pretermine, per la rottura prematura delle membrane e (anche se più raramente) per la corioamnionite, l’infezione delle membrane che avvolgono il feto. Si pensa che i batteri associati alla vaginosi, tra cui la Gardnerella, possano risalire dalla vagina verso l’utero e innescare una risposta infiammatoria capace di anticipare l’inizio del travaglio.

Il meccanismo ipotizzato per spiegare questo legame riguarda un enzima che alcuni ceppi di Gardnerella vaginalis sono in grado di produrre, ovvero la sialidasi. Questo enzima, spiega uno studio pubblicato su PLOS ONE, degrada il muco protettivo che riveste le pareti vaginali e il collo dell’utero, il cosiddetto tappo mucoso, indebolendo una delle prime barriere naturali contro la risalita dei batteri verso l’utero. La stessa sialidasi favorisce anche la formazione di un biofilm, una sorta di pellicola batterica che aderisce alla parete vaginale e risulta più resistente sia alle difese immunitarie sia agli antibiotici, il che spiegherebbe in parte anche perché la vaginosi batterica tende a ripresentarsi anche dopo il trattamento.

Il legame tra vaginosi batterica e parto pretermine è un’associazione statistica, osservata in numerosi studi, ma non equivale a una certezza di causa-effetto e, soprattutto, non implica che trattare l’infezione riduca sempre il rischio di parto pretermine. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha trovato un tasso di parto pretermine praticamente identico tra le donne trattate con il farmaco e quelle no. Questo risultato ha aperto un dibattito sul motivo per cui eliminare i batteri non sempre elimina il rischio.

Per questo motivo diverse linee guida internazionali, comprese quelle dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), raccomanda il trattamento della vaginosi batterica sintomatica in gravidanza, indicando come prima scelta la clindamicina vaginale o gli antisettici locali, mentre non raccomanda un trattamento di routine per le forme asintomatiche al di fuori di specifici fattori di rischio, come un precedente parto pretermine.

Cosa fare

Se il tampone vaginale mostra la presenza di Gardnerella vaginalis ma non ci sono perdite, odore o prurito, nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento. L’indicazione e il consiglio sono sempre quelli di discuterne con il proprio ginecologo. Se invece compaiono segnali come una secrezione anomala, un odore sgradevole o un fastidio persistente, il ginecologo valuterà se avviare una terapia, generalmente a base di metronidazolo o clindamicina, entrambi considerati sicuri in gravidanza. Chi ha già avuto un parto pretermine in una gravidanza precedente dovrebbe parlarne con il proprio medico, perché in questi casi , essendoci un rischio più elevato, le valutazioni su screening e trattamento possono essere diverse rispetto alle altre donne.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Gravidanza