Come riconoscere la rottura delle acque: segnali, dubbi e falsi allarmi

Parliamo di uno dei segnali più delicati di una gravidanza, da conoscere (e riconoscere) con attenzione.

Il corpo manda continuamente segnali, soprattutto in gravidanza. Segnali che indicano che qualcosa sta cambiando e che tutto sta procedendo come previsto. Ma arriva un momento in cui alcuni segnali sono più importanti (almeno in termini di urgenza) di altri. È il caso della rottura delle acque. Per quanto comune è un evento da capire bene per poterlo riconoscere ed evitare fraintendimenti.

Secondo i dati riportati in questo studio, la rottura prematura delle membrane (cioè quella che avviene prima dell’inizio del travaglio) si verifica in circa l’8% delle gravidanze a termine, e nella maggior parte dei casi (tra il 60 e il 70%) il travaglio si avvia spontaneamente entro 24 ore. Quando invece avviene prima della trentasettesima settimana di gravidanza, si parla di PPROM (preterm premature rupture of membranes), una condizione più rara che secondo Medscape riguarda il 2–3% di tutte le gravidanze, ma che richiede attenzione immediata perché è associata al 30–40% di tutti i parti pretermine.

Rottura delle acque: cosa succede

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Fonte: iStock

Le cosiddette “acque” che si rompono sono il liquido amniotico contenuto nel sacco formato dalle membrane amniocoriali, cioè da due sottilissimi strati di tessuto (l’amnios e il corion) che avvolgono e proteggono il feto per tutta la gravidanza. Quando queste membrane si lacerano, il liquido inizia a fuoriuscire attraverso il canale vaginale.

La rottura può presentarsi in due modi molto diversi. Più comunemente avviene con una perdita abbondante e improvvisa, spesso descritta come un “getto caldo” difficile da confondere con altre perdite vaginali. Più spesso, però, si manifesta come uno sgocciolio lento e continuo, o una perdita a gocce intermittenti che non si riesce a interrompere volontariamente. Quest’ultima modalità, nota come “rottura alta” perché la lacerazione avviene in un punto elevato del sacco, è quella che crea più dubbi.

Come distinguere, quindi, il liquido amniotico dalle perdite normali?

Il liquido amniotico fisiologico ha caratteristiche specifiche che aiutano a distinguerlo da altre perdite frequenti nell’ultimo trimestre di gravidanza. innanzitutto è generalmente trasparente o leggermente opaco, ha un odore neutro o lievemente dolciastro (sicuramente non il tipico odore dell’urina) e ha una consistenza completamente acquosa. Può contenere piccoli grumi biancastri (la vernice caseosa, lo strato ceroso che protegge la pelle del feto) o striature rosate legate alle modificazioni del collo dell’utero.

La diagnosi di rottura delle membrane viene confermata clinicamente attraverso la visualizzazione del liquido che fuoriesce dal canale cervicale e si raccoglie in vagina. Per farlo, come riportato dalle linee guida dell’ American College of Obstetricians & Gynecologists (ACOG), è sufficiente un test del pH sul liquido vaginale, oppure la caratteristica arborizzazione (il cosiddetto “ferning”) del liquido vaginale essiccato osservato al microscopio. In ospedale esistono anche test immunologici (come quelli basati sul rilevamento di IGFBP-1 o AFP fetale nel liquido vaginale) che aumentano ulteriormente la precisione diagnostica.

Un metodo pratico per l’autovalutazione a casa consiste nell’indossare un assorbente di cotone bianco e osservarlo dopo circa un’ora. Se risulta bagnato in modo diffuso e il liquido non ha odore di urina, è opportuno contattare il proprio ginecologo o recarsi in ospedale per una valutazione. La perdita di liquido amniotico, a differenza della perdita di urina, non può essere controllata né interrotta contraendo volontariamente i muscoli del pavimento pelvico.

Discorso diverso per quel che riguarda il tappo mucoso. Si tratta di una struttura gelatinosa e filante, a volte striata di sangue marrone o rosato, che chiude il canale cervicale durante la gravidanza. La sua espulsione (che può avvenire giorni o settimane prima del parto) non è un’urgenza e non equivale alla rottura delle acque, anche se può coincidere con i primi segni di maturazione del collo dell’utero.

Quando la rottura delle acque è un’emergenza

Quando le acque si rompono bisogna andare di corsa in ospedale? Come regolarsi? Quando la rottura delle membrane avviene prima della trentasettesima settimana di gestazione si parla di rottura pretermine delle membrane (PPROM). Questa condizione richiede sempre una valutazione ospedaliera immediata.

Le donne con PPROM prima della trentaquattresima settimana di gravidanza devono essere gestite in modo conservativo se non esistono controindicazioni materne o fetali. Le donne con PPROM prima della trentaduesima settimana che mostrano segni di parto imminente devono essere considerate candidate al trattamento neuroprotettivo fetale con solfato di magnesio. Questo farmaco, somministrato per via endovenosa, riduce il rischio di paralisi cerebrale nei neonati pretermine molto precoci.

Il rischio principale associato alla PPROM è la corioamniosite, cioè l’infezione delle membrane e del liquido amniotico, che può progredire rapidamente e mettere a rischio sia la madre sia il feto. In ospedale verranno monitorati la temperatura corporea, la frequenza cardiaca fetale, i valori infiammatori nel sangue materno e l’evoluzione clinica complessiva.

Inoltre ci sono alcune situazioni che richiedono di non aspettare e di recarsi direttamente in pronto soccorso.  Se il liquido è di colore verde, marrone o torbido, significa che contiene meconio (le prime feci del feto) ed è necessario recarsi immediatamente in ospedale, perché questo può indicare un episodio di sofferenza fetale. Se le perdite sono di colore rosso vivo è fondamentale non attendere oltre perché potrebbe trattarsi di distacco della placenta. Anche quando si percepisce una riduzione dei movimenti fetali rispetto al solito o si ha febbre alta (superiore a 38°C) è importante intervenire subito perché possono essere segni di un’infezione in corso. Nel caso in cui si percepisse la sensazione di qualcosa che fuoriesce dai genitali, potrebbe indicare il prolasso del cordone ombelicale. Una condizione molto rara, ma sempre un’emergenza. Ovviamente anche nel caso in cui le contrazioni fossero regolari, intense e ravvicinate (una ogni tre-cinque minuti e della durata di circa un minuto) è necessario prepararsi e recarsi in ospedale.

Cosa fare subito dopo la rottura delle acque

La prima cosa da fare quando si rompono le acque è valutare il colore del liquido. Parallelamente è utile segnare l’orario della rottura, perché è un’informazione importante per medici e ostetrici per valutare il rischio di infezione. Dal momento della rottura è vietato fare il bagno in vasca, avere rapporti sessuali o inserire tamponi interni. Sono infatti tutte pratiche che aumentano il rischio di infezioni.

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