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Per le donne a rischio di preeclampsia la cardioaspirina è un farmaco fondamentale. Ecco quando e come assumerlo.

L’assunzione dei farmaci in gravidanza è spesso associata al rischio degli effetti teratogeni (responsabili di malformazioni). In realtà, come precisato dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF), solamente il 2% degli effetti teratogeni è riconducibile ai farmaci assunti durante la gravidanza, in modo particolare nel primo trimestre. Ma cosa fare quando un farmaco, come nel caso della cardioaspirina, è indicato per la prevenzione contro una grave complicanza della gravidanza, com’è la preeclampsia? Vediamo se, quando e come prendere la cardioaspirina in gravidanza e a cosa fare attenzione.
La cardioaspirina, spiega la Società Italiana di Farmacologia, è quel farmaco che contiene l’acido acetilsalicilico (lo stesso principio attivo presente nell’aspirina) ma con una formulazione a basso dosaggio (generalmente tra 75 e 160 mg). L’American College Obstetricians & Gynecologists aggiunge che si tratta di un approccio terapeutico fondamentale per la salute materna e fetale durante la gestazione. Questa formulazione farmaceutica si distingue dalla comune aspirina per il quantitativo ridotto di principio attivo.
Tramite un complesso meccanismo biochimico, la cardioaspirina riesce a bloccare la produzione della sostanza responsabile della costrizione dei vasi sanguigni e dell’aggregazione delle piastrine. Il grande vantaggio di utilizzare dosaggi così ridotti sta nel fatto che il farmaco non ostacola la produzione della prostaciclina, un elemento naturale che invece favorisce la dilatazione dei vasi e protegge la circolazione.
Questa terapia è essenziale per contrastare lo sviluppo della preeclampsia, la complicanza della gravidanza che può mettere a rischio la vita sia della donna che del nascituro. L’U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF) spiega che, grazie alla fluidificazione del sangue e al miglioramento del flusso verso la placenta, la terapia a base di cardioaspirina crea un ambiente più sicuro per la crescita del feto. Per le donne ad alto rischio di preeclampsia, l’assunzione di cardioaspirina è associata a una riduzione del rischio di parto pretermine, neonati piccoli per l’età gestazionale, mortalità perinatale.
L’uso della cardioaspirina è limitato esclusivamente alla prevenzione della preeclampsia, in quanto gli studi condotti, come riportato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), hanno mostrato l’incapacità di questa terapia di ridurre altri problemi, tra cui l’aborto spontaneo.
L’assunzione della cardioaspirina in gravidanza è considerata sicuro e associato a una bassa probabilità di complicanze materno-fetali correlate al suo utilizzo. Per la donna non ci sono evidenze che la cardioaspirina aumenti il rischio di distacco della placenta o emorragia post-partum, così come per il nascituro non esistono prove del maggior rischio di anomalie congenite.
Le controindicazioni per la terapia a base di cardioaspirina, riporta il Women’s Services Directorate dell’Ospedale Universitario di Wishaw, includono ipersensibilità al farmaco, ulcera peptica attiva e disturbi emorragici.
Secondo le linee guida più autorevoli, la cardioaspirina è fortemente raccomandata quando è presente anche uno solo dei cosiddetti fattori ad alto rischio. In questa categoria rientrano le donne che hanno già sofferto di preeclampsia in una precedente gravidanza, le pazienti affette da ipertensione cronica, diabete di tipo 1 o 2, malattie renali o patologie autoimmuni complesse, come il lupus eritematoso sistemico e la sindrome da anticorpi antifosfolipidi. Anche la gravidanza multipla è considerata un fattore di rischio per il maggior carico fisiologico che avviene sull’organismo materno.
Esiste poi una zona definita di “rischio moderato”, dove la prescrizione della cardioaspirina viene valutata se la paziente presenta contemporaneamente due o più caratteristiche specifiche. Tra queste c’è la prima gravidanza (nulliparità), un’età materna pari o superiore ai 35-40 anni, l’obesità con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30 o 35, e una storia familiare di preeclampsia.
Anche fattori legati alla storia personale, come un intervallo superiore ai dieci anni dall’ultima gestazione o il ricorso alla fecondazione in vitro, possono giustificare il ricorso alla protezione offerta dalla cardioaspirina.
L’indicazione è quella di assumere 81 mg al giorno di cardioaspirina con l’efficacia del farmaco che è maggiore quando viene assunto di notte. L’inizio ottimale della terapia dovrebbe avvenire prima della sedicesima settimana di gravidanza con il trattamento che deve proseguire ininterrottamente fino al parto.

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