Farmaci in gravidanza: sono davvero vietati?

Non sempre è facile interrompere quando si stanno assumendo farmaci in gravidanza: cosa sapere su un argomento su cui non si può essere assolute in un senso o nell'altro.

Farmaci in gravidanza, che fare? La gestazione dura, quando a termine, 9 mesi: questo significa che per diverso tempo si può essere alle prese con istanze vecchie e nuove legate al proprio stato di salute, e questo include l’uso di medicinali o l’eventuale necessità di terapie. Nel pensiero comune i farmaci sarebbero completamente vietati in gravidanza, ma le cose stanno davvero in questo modo?

Cosa sapere sui farmaci in gravidanza

Le sostanze che assumiamo in gravidanza possono attraversare la placenta e avere impatto sullo sviluppo del feto: i medicinali che fanno questo vengono chiamati teratogeni. Tuttavia, da un lato c’è il fatto che alcune donne potrebbero soffrire di patologie croniche, pregresse o diagnosticate in gravidanza, che richiedono terapie farmacologiche, dall’altro non sempre è possibile interrompere queste terapie o sostituire medicinali potenzialmente pericolosi. Per questa ragione è fondamentale spiegare al personale sanitario che seguirà la gestazione cosa si assume in termini di farmaci, integratori e terapie complementari (come per esempio la fitoterapia). Come si legge sullo studio dal titolo Drug Use in Pregnancy; a Point to Ponder!:

La gravidanza è una condizione fisiologica particolare in cui il trattamento farmacologico presenta delle criticità, poiché la fisiologia della gravidanza influenza la farmacocinetica dei farmaci utilizzati e alcuni farmaci possono raggiungere il feto e causare danni.

Avvertenze e maggiori controindicazioni

Partiamo da un dato: indipendentemente dalle contingenze legate a qualunque donna, il rischio di malformazioni congenite nel neonato o nella neonata è statisticamente del 4%, come si legge su BetterHealth. Poi però esistono anche altri rischi legati alla possibile assunzione di farmaci teratogeni, ovvero:

  • sindrome da astinenza nel neonato;
  • basso peso alla nascita;
  • parto prematuro;
  • aborto spontaneo;
  • morte fetale.

La percentuale di rischio può dipendere da diversi fattori, quali il tipo di farmaco assunto, il modo in cui viene assunto, la dose, la frequenza, la possibilità che sia combinato con altre sostanze, l’età gestazionale del feto, la salute fisica e mentale della gestante, l’eventualità che questa sia sottoposta a vari tipi di stress sociale. Tuttavia bisogna anche partire da un fatto storico riportato nello studio per capire meglio che la questione dei farmaci in gravidanza non è da sottovalutare:

Negli anni ’60, alcune donne in gravidanza che avevano assunto talidomide diedero alla luce bambini affetti da focomelia. Sono noti diversi altri esempi di effetti teratogeni dei farmaci. È stato documentato che le anomalie congenite causate da farmaci teratogeni umani rappresentano meno dell’1% del totale delle anomalie congenite.

Quali farmaci possono essere presi e quali no

I più comuni farmaci teratogeni sono:

  • inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina;
  • antagonisti dell’angiotensina;
  • isotretinoina;
  • vitamina A ma solo in dosi elevate;
  • litio;
  • ormoni maschili;
  • alcuni antibiotici;
  • alcuni anticonvulsivanti;
  • alcuni antitumorali;
  • medicinali contro le patologie reumatiche;
  • farmaci per la tiroide;
  • talidomide;
  • anticoagulante warfarin;
  • ormone dietilstilbestrolo.

Tuttavia ci sono diverse patologie per cui è necessario comunque continuare la terapia (per esempio asma, epilessia, ipertensione, problemi di tiroide, diabete, disturbi mentali deve continuare la terapia): interrompere una terapia a fronte di una patologia cronica può infatti rappresentare un rischio non indifferente sia per la gestante sia per il nascituro, tanto che spesso il personale sanitario che segue la gestante prescrive farmaci simili ma più sicuri in gravidanza rispetto a quelli che si assumono di solito. Per questo è importante parlare con il personale sanitario: queste che stiamo dando sono solo informazioni di base, e la salute va valutata caso per caso in base alla propria storia clinica. Lo studio già citato conclude:

È responsabilità di tutti i medici, compresi i farmacisti, fornire alle pazienti informazioni complete, accurate e aggiornate sui rischi e i benefici dell’uso di farmaci durante la gravidanza. Informare le donne che sono state esposte a farmaci sul rischio di teratogeni implica identificare accuratamente l’esposizione e quantificarne l’entità. Questo può essere semplice per i farmaci prescritti, ma può essere molto più difficile con farmaci da banco. Inoltre, nella scelta dei farmaci da utilizzare in gravidanza, è spesso preferibile optare per quelli in uso da tempo, poiché la sicurezza fetale è stata accertata, anche se potrebbero essere disponibili alternative più recenti.

Ci sono però situazioni contingenti in cui l’evitamento rappresenta la migliore medicina. Per esempio, per evitare di provare nausea, si dovrebbero evitare cibi e odori che la provocano. Mentre invece se si soffre di congestione nasale, si può ricorrere a spray inoffensivi a base di soluzione salina. Molte donne in gravidanza soffrono di bruciore di stomaco: invece dei farmaci, si può ripiegare su spuntini più frequenti, meglio se sani (come sgranocchiare finocchi o carote opportunamente puliti).

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  • Farmaci