Non sono anche io protagonista del mio parto?! - GravidanzaOnLine

Anonimo

chiede:

Gentilissima dottoressa,
sono alla 35a sett. di gravidanza e… non potrei sentimi peggio!!!
Ho il morale sotto i piedi e mi sento come se nessuno mi capisse.
Premetto che io vivo in Abruzzo col mio compagno mentre la mia famiglia
vive a circa 500 km di distanza. Sono andata via di casa a 21 anni perchè
lì mi sentivo “stretta”: non mi piaceva il fatto di essere controllata a
vista dai miei, allora ho iniziato a lavorare in giro per l’Italia. Nel 2002 ho conosciuto il mio compagno, siamo andati a vivere insieme
praticamente da subito e ai miei non ho detto niente perchè sapevo che
non lo avrebbero gradito, soprattutto mia madre quando l’ha scoperto ha
pensato innanzitutto a cosa avrebbero potuto pensare i parenti e i
conoscenti… nel 2003 ci siamo trasferiti nella sua città, in Abruzzo.
All’inizio abbiamo vissuto con i suoi genitori e sua sorella, ma siccome
le cose andavano malissimo dopo pochi mesi siamo andati in affitto. Due anni fa suo padre ha ristrutturato una mansarda e da allora viviamo al
piano di sopra dei miei suoceri. Anche in questo caso all’inizio non
andava tutto bene, ma ora anche il rapporto con sua sorella è migliorato
e noi abbiamo un meraviglioso equilibrio a due; si perchè i miei suoceri
sono persone estremamente discrete, forse anche troppo.
Le ho fatto tutta questa premessa per esporle il mio problema: se i miei
suoceri sono troppo troppo discreti, i miei genitori sono troppo troppo
presenti!!! Anche se solo telefonicamente… per ora!
Io non metto in dubbio che dopo aver partorito ed essere tornata a casa
avrò bisogno di una mano, e so già che potrò contare su mia madre.
Difatti le stiamo preparando un lettino nella futura cameretta della
bambina, non posso certo farla andare a stare in affitto, tanto spero che
si tratterà di poche settimane. Il problema è che ho paura di quando mia
madre, e poi anche mio padre verranno a stare qui. Non so come esprimermi,
come farle capire le mie ragioni, ma io e il mio compagno stiamo così
bene a non doverci preoccupare di coprirci se passiamo nudi da una stanza
all’altra. Abbiamo la nostra libertà, la nostra intimità che già verrà
sconvolta dall’arrivo di una bambina, figuriamoci se il trasferimento di
mia mamma non ci sconvolgerà ulteriormente! …l’altro giorno ci ho quasi
litigato: lei vorrebbe venire i primi di marzo (io termino la sett.
ostetrica il 15)… ma cosa deve venire a fare qui 15 giorni prima?!
Dobbiamo rimanere sole io e lei in casa a guardarci negli occhi?! E se io
volessi stare da sola?! Se volessi scendere a passeggiare in giardino, o
andare a trovare un’amica… non mi va di tornare a giustificare ogni mia
azione a mia madre! Le ho detto che non serve preparare decine e decine di
coordinati per culla e lettino, che non serve accanirsi a comprare di
tutto di più, ma lei fa di testa sua! E io non so come affrontare il
discorso con lei, se sono troppo dolce non mi capisce, se mi altero allora
ci rimane male e mi dice di non capire come si sentono loro che stanno per
avere la prima nipotina e vivono tutto da lontano! Anche le mie amiche mi
dicono di essere più comprensiva… ma a me chi ci pensa?! Perché nessuno si mette nei miei panni?! Sta per arrivare il giorno del parto e
io sento l’angoscia crescermi dentro: non so se sarò in grado di
affrontare tutto, se sarò adeguata, se sarò una brava mamma attenta ad
ogni piccolo bisogno della mia bimba. Il mio medico dice che è normale
che con l’avvicinarsi del parto, una situazione del tutto nuova, cresca
questo disagio, ma perchè allora nessuno capisce come mi sento io? I miei
genitori non fanno altro che pensare a come faranno i nonni, ma si sono
dimenticati di essere in primis genitori? Sembra che in tutto questo io
sia solo il mezzo… ma non sono anche io protagonista del mio parto?!
Perdoni il mio sfogo che probabilmente le sembrerà anche piuttosto
sconclusionato… spero che potrà rispondermi.

Carissima Betta, sono molte le cose che scrive nella sua lunga lettera, e
vorrei provare a rispondere in ordine a tutto. Credo che da entrambe le
parti ci sia bisogno di un passo indietro. Scrive infatti che è preoccupata
per la violazione di intimità e per lo stravolgimento delle sue abitudini
familiari nel periodo in cui sua madre si trasferirà a casa vostra: è
comprensibile la preoccupazione, ma mi viene anche da dirle che non si può
pretendere che qualcuno si trasferisca a casa nostra per aiutarci in un
momento di bisogno e non pensare di modificare minimamente le nostre
abitudini né di rinunciare almeno in parte alla nostra intimità, anche per
rispetto verso gli ospiti. Credo perciò che lei e il suo compagno dobbiate
fare uno sforzo in questo senso, tenendo presente l’aiuto prezioso che
ricevete in cambio. D’altra parte mi sembra anche necessario che lei metta
dei paletti a sua madre e alla sua invadenza. Lei ritiene che l’arrivo di
sua madre prima del parto non sia una cosa che la aiuterebbe a vivere
serenamente questo periodo: capisco il timore di ferire sua madre, ma è
importante che lei trovi le parole giuste per far valere le sue ragioni
senza offenderla e senza che si senta rifiutata. Ha tutto il diritto di
tutelare la sua serenità, arrivare al parto stressata e nervosa non aiuta né
lei, né la convivenza con sua madre nel post partum. Può, e dovrebbe,
inoltre, far capire a sua madre, sempre con gentilezza ma fermezza allo
stesso tempo, che anche dopo la nascita di sua figlia avrà bisogno del suo
aiuto ma anche di ritagliarsi momenti e spazi solo per lei, il suo compagno
e la piccola; avrete bisogno di “fare nido”, e adesso la sua famiglia è
quella che si sta formando, la priorità va a loro. È molto vero poi quello
che dice: a volte le neomamme si sentono messe da parte, dopo il parto il
centro dell’attenzione diventa il neonato e la donna, dopo nove mesi di
coccole e accudimento continuo, viene un po’ dimenticata: ha tutto il
diritto di rivendicare l’attenzione e la cura verso di lei e le sue
esigenze, saranno gli altri a dover capire, non lei a sacrificare necessità
e bisogni importanti per lei e per il suo nuovo nucleo familiare. Per quanto
riguarda gli acquisti che sua madre fa e farà per la nipotina, qui mi sento
di invitarla a maggior indulgenza. Una nonna, soprattutto se lontana dal
nipote, trova spesso nei regali al piccolo la strada per sentirsi più vicina
e più utile, e credo sia giusto rispettare questo bisogno di sua madre.
Alla fine si tratta dei suoi soldi, e sua madre è libera di decidere come e
quando spenderli. A lei la libertà di utilizzare o meno le cose che sua
madre avrà comprato. È vero che l’ansia per il parto e la nuova avventura
della maternità rende meno disponibili al confronto e alla contrattazione
dei propri spazi, e non credo che il suo sfogo sia né sconclusionato né
confuso, ma molto legittimo. Tuttavia la situazione oggettiva è quella che
lei descrive, e alla quale mi sembra non ci sia modo di “sfuggire”: dire a
sua madre di non venire per la nascita del nipote produrrebbe, se ho capito
bene, una frattura molto grande fra di voi, e sottrarrebbe a lei e al suo
compagno un prezioso aiuto nelle prime settimane dopo il parto. Questo non
significa però che lei debba rimanere “in balia” delle iniziative di sua
madre e avallare la sua tendenza a farla sentire solo un mezzo, come dice
lei stessa. Sta creando una nuova famiglia, che ha il dovere e il diritto di
tutelare e proteggere dalle intrusioni esterne, anche se vengono da
affettuosissimi e premurosissimi nonni.
Un cordiale saluto

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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