Anonimo

chiede:

Salve, so che di fronte ai problemi del mondo quello che mi passa nella testa può sembrare molto frivolo, ma dopo la nascita della mia bambina non riesco ad accettare più il mio corpo che è diventato sicuramente più appesantito e meno tonico di prima.

Non ho mai avuto problemi di questo tipo, forse perché ho avuto sempre un corpo “normale” rispetto ai canoni estetici della società, però ora sentirmi così a disagio nei vestiti che indosso mi fa immaginare che tutti mi guardino e mi giudichino.

Vorrei davvero non sentirmi così, anche perché mi rendo conto che un corpo che partorisce è un corpo “potente”. Come posso ritrovare un buon rapporto con me stessa? Grazie mille

Cara mamma, quello che le succede non è affatto frivolo, è qualcosa che tocca da vicino il modo in cui si sente nel suo corpo, nel suo sguardo su di sé, e quindi nel suo stare al mondo. E questo ha sempre un peso, anche quando fuori ci sono problemi “più grandi”.

Dopo una gravidanza il corpo cambia, e questo è un fatto. Ma quello che spesso ci spiazza davvero non è solo il cambiamento in sé, è lo scarto tra come eravamo abituate a vederci e quello che vediamo adesso. È come se mancasse un riferimento interno, come se quello specchio non ci restituisse più qualcosa di familiare.

E allora può succedere che quello sguardo diventi più duro, più attento e più giudicante e piano piano si sposti anche fuori: “mi guardano”, “mi giudicano”, “si vede”. Ma molto spesso quello sguardo è già dentro di noi, solo che lo sentiamo arrivare da fuori.

Lei stessa dice una cosa molto importante: sa che un corpo che partorisce è un corpo potente. E lo è davvero. Ma sapere una cosa non significa automaticamente sentirla. Tra il capire e il sentire c’è di mezzo un tempo, un passaggio, che non sempre è immediato.

Il punto non è convincersi a piacersi e neanche dirsi che “va bene così” come una specie di obbligo. È iniziare a tornare, piano piano, in rapporto con quel corpo. Non solo guardandolo, ma abitandolo. Sentire cosa prova, come sta e cosa le chiede. Perché quel corpo non è solo qualcosa da vedere, è qualcosa da vivere. E allo stesso tempo, provare ad accorgersi di come si parla dentro. Perché spesso il disagio non viene solo dal corpo che cambia, ma dal modo in cui quel cambiamento viene letto, interpretato e giudicato.

Non c’è niente di sbagliato in quello che sente. C’è un passaggio in corso. E come tutti i passaggi importanti, richiede un po’ di tempo, un po’ di pazienza, e uno sguardo che, piano piano, possa diventare meno duro e più amorevole.

Se poi dovesse accorgersi che questo disagio prende troppo spazio, che la fa stare male o la porta a chiudersi, può avere senso anche non restarci da sola, e farsi accompagnare in questo percorso da un terapeuta. Non per “accettarsi per forza”, ma per ritrovare un modo più suo, più abitabile, di stare dentro di sé. I migliori auguri.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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