Anonimo

chiede:

Buongiorno dottoressa, sono cresciuta con una mamma molto critica: mi è sempre stata molto addosso, controllando ogni mio passo e non di rado il modo in cui mi comportavo o i modi in cui svolgevo le cose per lei non andavano bene. Oltre a essere diventata insicura, esigo molto da me stessa anche ora che sono adulta. Ma questa cosa – più o meno – ho imparato a gestirla.

Il “problema” è che ora sono diventata mamma anche io e mi sembra incredibilmente di aver sviluppato la stessa tendenza alla critica/controllo che in mia madre detestavo.

Il mio bimbo ha 3 anni e ovviamente ora che comincia a essere più libero/autonomo mi sono resa conto che tendo a controllarlo molto, a dirgli come si fanno (o non si fanno) le cose e così via. Insomma, temo di star ripetendo lo stesso errore di mia madre. C’è modo per rompere questo schema? Non voglio che mio figlio cresca insicuro come me! La ringrazio se vorrà rispondermi.

Cara mamma, quello che racconta succede molto più spesso di quanto immaginiamo. E il fatto che lei se ne stia accorgendo mentre accade è già molto prezioso.

Quando si cresce con una mamma molto critica, quel modo di stare al mondo ce lo portiamo dentro. Diventa una voce automatica, uno sguardo che corregge, un impulso a intervenire. E poi, senza accorgercene, ci ritroviamo a usarlo proprio con i nostri figli. Non perché vogliamo fare come le nostre madri, anzi, ma perché è quello che abbiamo imparato.

Il punto però non è dirsi “non devo essere così”, perché lì si finisce solo per controllarsi ancora di più e si entra in un altro tipo di rigidità. Il passaggio è un altro, iniziare a riconoscere quel momento preciso in cui scatta il bisogno di intervenire. Quando le viene da dire “no, così no, si fa così”. Provi a fermarsi un attimo lì, anche solo per pochi secondi, e a chiedersi: lo sto davvero aiutando oppure lo sto solo correggendo? Perché non è la stessa cosa.

Un bambino non diventa sicuro perché fa le cose nel modo giusto. Diventa sicuro quando può provare, sbagliare, riprovare, e sentire che accanto ha qualcuno che c’è, ma non lo invade.

E poi c’è una cosa ancora più importante, quel tono critico che usa con lui è molto probabilmente lo stesso che usa con se stessa, anche se “più o meno ha imparato a gestirla”. È lì che si gioca una parte grande del cambiamento. Perché quando si ammorbidisce quello sguardo interno, cambia anche il modo di guardare fuori.

Se però si dovesse accorgere che nonostante questi tentativi la difficoltà resta e il suo disagio aumenta, valuti la possibilità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, per lavorare su quella voce critica, capirla meglio, e piano piano costruire un modo diverso di stare nelle situazioni, più morbido e meno controllante, che inevitabilmente poi si riflette anche nella relazione con suo figlio. I migliori auguri.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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