Anonimo

chiede:

Salve dottoressa, dopo la nascita del mio secondo figlio, il rapporto con mio marito è cambiato profondamente. Lui si è buttato ancora di più nel lavoro e io mi sento sola e arrabbiata.

Non riusciamo più a comunicare senza litigare: non era successo alla nascita del primo, che non aveva generato nessuno scossone troppo difficile da superare.

Non so davvero se questa sia una crisi passeggera (il bimbo ora 10 mesi) e non so se dovremmo chiedere aiuto. È comune che il secondo figlio mandi in tilt gli equilibri familiari?

Cara mamma, quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi. L’arrivo di un secondo figlio spesso non è una semplice “replica” del primo: gli equilibri familiari cambiano in modo più profondo, perché le energie sono divise, le richieste aumentano e ciascun genitore può reagire in modo diverso alla fatica.

È frequente che, in questi momenti, uno dei partner si chiuda di più o si rifugi nel lavoro, mentre l’altro si senta solo, sovraccarico e arrabbiato. Non significa necessariamente che il legame si stia rompendo, ma che la coppia sta attraversando una fase di forte stress, in cui la comunicazione diventa più fragile e il conflitto prende il posto del dialogo.

Il fatto che questa crisi non si fosse presentata con il primo figlio non la rende “anomala”: ogni nascita, infatti, ha un impatto diverso e il secondo bambino spesso mette alla prova risorse che prima sembravano sufficienti. A dieci mesi dal parto, inoltre, la stanchezza fisica ed emotiva è ancora molto presente.

Se sentite di non riuscire più a parlarvi senza ferirvi, uno spazio di confronto con uno psicologo può essere un sostegno prezioso, vi aiuterebbe a fermarvi, a capirvi meglio e a ritrovare un linguaggio comune prima che la distanza aumenti ancora.

Molte crisi legate a questa fase della vita sono transitorie, ma meritano ascolto e attenzione, affrontarle per tempo può aiutarvi a rafforzare la relazione e a ritrovare nuovi equilibri per tutta la famiglia. I migliori auguri

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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