
Quello al colon-retto è un tumore comune nelle donne, ma raro in gravidanza e con un impatto profondo sia sulla gestante che sul feto.

La Fetal Medicine Foundation, l’organizzazione scientifica fondata dal professor Kypros Nicolaides che ha rivoluzionato la medicina fetale degli ultimi trent’anni, ha aggiornato le proprie linee guida sullo screening della preeclampsia nel primo trimestre di gravidanza, confermando che il protocollo combinato tra le undici e le tredici settimane più sei giorni è in grado di identificare fino all’85% delle gravidanze ad alto rischio di preeclampsia precoce, ovvero quella che insorge prima della trentaquattresima settimana. Si tratta di una notizia clinicamente rilevantissima per le donne in gravidanza: la preeclampsia, caratterizzata da pressione arteriosa elevata e presenza di proteine nelle urine dopo la ventesima settimana, complica circa il 5% di tutte le gravidanze in Italia e rappresenta ancora oggi una delle principali cause di mortalità e morbilità materna e fetale nel mondo. Non è una rarissima complicazione: e qualcosa che potenzialmente riguarda una futura mamma su venti.
La notizia davvero importante, quella che cambia la prospettiva da fatalistica a proattiva, è che oggi sappiamo come ridurne il rischio. La ricerca degli ultimi anni ha dimostrato con solidità che la somministrazione di aspirina a basso dosaggio, avviata prima della sedicesima settimana di gestazione nelle donne identificate come ad alto rischio dallo screening del primo trimestre, riduce l’incidenza di preeclampsia precoce di oltre il 60%. Un risultato straordinario, ottenuto con un farmaco economico e ben tollerato, ma che funziona solo se il rischio viene identificato in tempo. Ed è esattamente per questo che lo screening del primo trimestre è cosi importante: non per spaventare, ma per agire.
La preeclampsia è una malattia sistemica della gravidanza in cui un’alterazione dello sviluppo della placenta nelle primissime settimane di gestazione, spesso silente e non percepibile dalla mamma, porta progressivamente a un’insufficiente perfusione del tessuto placentare. In risposta, la placenta rilascia sostanze che danneggiano i vasi sanguigni materni, producendo ipertensione arteriosa, proteinuria e, nei casi gravi, un quadro di disfunzione multiorgano che può coinvolgere reni, fegato, cervello e coagulazione. La forma più pericolosa, la preeclampsia severa precoce, che insorge prima delle trentaquattro settimane, è quella associata alla maggiore mortalità perinatale e alle complicanze materne più gravi, tra cui l’eclampsia (convulsioni), la sindrome HELLP e il distacco di placenta. Non esiste modo di prevederla guardando la mamma: una donna giovane, in perfetta salute, alla prima gravidanza può svilupparla senza alcun segnale clinico precedente.
I fattori di rischio classici, come la storia personale o familiare di preeclampsia, il diabete, l’ipertensione cronica, l’obesità, le gravidanze multiple e l’età materna avanzata, spiegano solo una parte dei casi. Una quota rilevante di preeclampsie si verifica in donne senza nessuno di questi fattori di rischio, il che significa che la valutazione basata sui soli dati clinici e insufficiente per identificare chi ha davvero bisogno di sorveglianza aumentata. E qui che entra in gioco il protocollo di screening combinato del primo trimestre, che integra informazioni che nessun modello clinico tradizionale e in grado di considerare insieme.
Il protocollo di screening combinato per la preeclampsia nel primo trimestre, sviluppato dalla Fetal Medicine Foundation e validato da studi su centinaia di migliaia di gravidanze, integra quattro elementi: la pressione arteriosa materna misurata con tecnica standardizzata in entrambe le braccia, la valutazione dell’arterie uterine con doppler che misura la resistenza al flusso placentare, il dosaggio nel sangue materno del fattore di crescita placentare PLGF (PlGF), e i dati biometrici e biochimici della morfologia del primo trimestre. La combinazione di questi parametri in un algoritmo specifico permette di stratificare il rischio individuale con una precisione impossibile da raggiungere con la sola valutazione clinica. Per chi è già in gravidanza o sta pianificando una, la possibilità di prenotare online una visita specialistica con un ginecologo o un medico specializzato in medicina fetale attraverso portali come Elty permette di identificare rapidamente i professionisti con competenza specifica in screening del primo trimestre, confrontarne i profili e trovare disponibilità senza dover aspettare settimane. Non tutti i centri e non tutti i ginecologi eseguono questo protocollo completo: scegliere il professionista giusto fa la differenza nella qualità dello screening.
Il dosaggio del PlGF nel primo trimestre e il parametro più predittivo del protocollo: livelli bassi di questo fattore di crescita placentare sono associati a un rischio significativamente aumentato di preeclampsia, e la sua inclusione nello screening aumenta enormemente la capacità di identificare le gravidanze che beneficerebbero della profilassi con aspirina. Purtroppo questo dosaggio non è ancora incluso nella pratica di routine in tutti i centri italiani, ed è uno degli esami per cui vale la pena cercare attivamente una struttura o uno specialista che lo proponga nell’ambito di un protocollo completo di primo trimestre.
Molte future mamme, quando sentono dire “aspirina in gravidanza”, hanno una reazione di allarme immediata. Il timore è comprensibile: si è cresciute con il messaggio che i farmaci in gravidanza vanno evitati il più possibile, e l’aspirina non fa eccezione nell’immaginario collettivo. La realtà clinica è più sfumata. L’aspirina a basso dosaggio (tra 100 e 150 mg al giorno) è stata studiata in decine di trial clinici randomizzati coinvolgendo decine di migliaia di gravidanze, e il suo profilo di sicurezza per il feto quando somministrata nel secondo e terzo trimestre è ben documentato. La chiave è il dosaggio e il momento di inizio: l’aspirina profilattica per la preeclampsia viene somministrata a dosi molto inferiori rispetto all’uso antidolorifico, e deve essere avviata prima della sedicesima settimana per essere efficace, il che richiede che il rischio sia stato identificato entro il primo trimestre.
È importante sottolineare che l’aspirina non viene raccomandata a tutte le gravidanze in modo indiscriminato, ma solo a quelle identificate come ad alto rischio dallo screening combinato. È il ginecologo o il medico fetale, dopo aver valutato il risultato dello screening e il contesto clinico complessivo, a stabilire se la profilassi è indicata, a quale dosaggio e fino a quando. Questa conversazione medica, pero, può avvenire solo se lo screening è stato eseguito: senza quei dati, il medico non ha gli strumenti per prendere questa decisione in modo fondato.
Accanto allo screening per la preeclampsia, il secondo trimestre introduce un altro momento diagnostico chiave per la salute della mamma: lo screening per il diabete gestazionale, raccomandato tra la ventiquattresima e la ventottesima settimana attraverso il test da carico orale di glucosio (OGTT). Il diabete gestazionale complica circa il 10-15% delle gravidanze in Italia, con un’incidenza in crescita legata all’aumento dell’età media al concepimento e della prevalenza di sovrappeso. Come la preeclampsia, il diabete gestazionale può decorrere in modo completamente asintomatico, e solo il test specifico ne permette la diagnosi. Le conseguenze di un diabete gestazionale non riconosciuto e non trattato possono essere significative: aumento del rischio di macrosomia fetale (neonato di grandi dimensioni), parto prematuro, ipoglicemia neonatale e, per la mamma, aumentato rischio di diabete di tipo 2 nei decenni successivi.
La pressione arteriosa durante la gravidanza merita un monitoraggio attento indipendentemente dallo screening del primo trimestre, in particolare nelle donne con valori basali al limite superiore della norma. Tenere un diario della pressione a domicilio, con un misuratore automatico da polso o da braccio, è una pratica sempre più raccomandata dagli ostetrici per intercettare precocemente eventuali aumenti che potrebbero segnalare l’esordio di una preeclampsia tardiva. Qualsiasi valore di pressione sistolica superiore a 140 o diastolica superiore a 90 in una donna in gravidanza richiede una valutazione medica tempestiva, senza aspettare il prossimo controllo di routine.
Una delle cose più preziose che una donna può fare per la propria gravidanza e informarsi attivamente sui protocolli di screening disponibili e scegliere professionisti e strutture che li offrano in modo completo. Il percorso di monitoraggio della gravidanza non è uguale ovunque: ci sono centri che propongono uno screening del primo trimestre completo di tutti i marcatori biochimici e biofisici, e centri che si limitano alla morfologia ecografica. Ci sono ginecologi aggiornati sui protocolli della Fetal Medicine Foundation e ginecologi che seguono schemi più tradizionali. Non si tratta di un giudizio di valore, ma di una realtà che ogni futura mamma ha il diritto di conoscere per scegliere consapevolmente come vuole essere seguita.
Elty, con la sua funzione di ricerca per specializzazione e la possibilità di visualizzare profili dettagliati dei professionisti, può essere uno strumento utile per trovare ginecologi e medici con formazione specifica in medicina fetale e screening prenatale disponibili nella propria citta. Una gravidanza serena non è quella in cui non si fa nulla, ma quella in cui si è monitorate con gli strumenti giusti, da professionisti preparati, con la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per proteggere se stesse e il proprio bambino. La prevenzione in gravidanza non è ansia: è cura.

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