Placenta: funzioni, come si forma e come funziona - GravidanzaOnLine

Un organo per due: la placenta, tramite tra il feto e la mamma

La placenta è un organo in comune tra la donna e il feto, si sviluppa con l'embrione e garantisce il passaggio dei nutrimenti e lo scambio di ossigeno.

Le trasformazioni che avvengono nel corpo della donna durante la gravidanza sono straordinarie. Tra queste si trova la formazione di un organo vero e proprio, che si sviluppa solo durante la gravidanza e per questo è detto deciduo, cioè “temporaneo”: la placenta.

La placenta è comune alla donna e al feto, e si forma proprio a partire da una componente embrionale, i villi coriali (le ramificazioni attraverso cui l’embrione trae il nutrimento) e da una componente materna, l’endometrio.

Lo sviluppo della placenta inizia dopo l’impianto all’interno dell’utero, una settimana circa dopo il concepimento: l’embrione inizia a prendere il proprio nutrimento dai villi coriali, che sono direttamente “attaccati” alla parete uterina. A partire da qui inizia a svilupparsi la placenta: vediamo nel dettaglio come si forma la placenta e quali sono le patologie che possono interessarla.

Come si forma la placenta?

Con la crescita dell’embrione cresce la richiesta di nutrimento: quello che passa per i villi coriali risulta insufficiente, poiché riuscirebbe a servire solo le cellule esterne e non quelle interne. A questo punto inizia quindi a svilupparsi un primo abbozzo di circolazione sanguigna, che mette in moto il trasporto di nutrimento e ossigeno anche nei tessuti più periferici.

Per garantire la corretta alimentazione del feto inizia dunque a svilupparsi la placenta, che arriverà ad avvolgere interamente il feto, collegandosi da una parte al suo sistema cardiocircolatorio e dall’altra alla parete uterina della donna. La placenta è collegata tramite due arterie ombelicali e una vena.

Le arterie ombelicali trasportano il sangue dal cuore alla placenta; il sangue della donna e quello del bambino, però, non si “toccano”: la placenta contiene un complesso sistema di villi e ramificazioni che li tengono separati.

Come funziona la placenta?

Una volta arrivato nella placenta, trasportato dal sangue materno, avviene lo scambio tra l’ossigeno e l’anidride carbonica. L’ossigeno abbandona infatti il sangue della donna e raggiunge il sangue del feto, mentre l’anidride carbonica contenuta nel sangue fetale si riversa in quello materno.

Anche alcune sostanze nutritive lasciano il sangue della donna e si riversano nel sangue fetale, mentre le sostanze di scarto prodotte dal feto (come l’urea) vengono eliminate attraverso il sangue materno. Il tutto avviene tramite la cosiddetta barriera placentare, che blocca il passaggio di sostanze dannose e favorisce lo scambio di sostanze nutritive.

Non tutte le sostanze nocive riescono però a essere bloccate dalla placenta: ecco perché fumo, alcol e droghe durante la gravidanza possono mettere in serio pericolo lo sviluppo del feto, come pure alcune infezioni.

Le patologie della placenta

A carico della placenta, che come abbiamo visto è un organo straordinario, possono svilupparsi però anche alcune complicazioni, che in alcuni casi possono avere esiti negativi per la gravidanza.

Tra queste si trova la gestosi, o preeclampsia, che, nei casi più gravi, può mettere in serio pericolo la vita della donna e quella del feto. Si manifesta con la presenza di proteinuria nelle urine, ipertensione ed edema. La preeclampsia si risolve unicamente con il parto.

Durante la gestazione può anche verificarsi anche un distacco di placenta dalla parete dell’utero, totale o parziale: un’eventualità che può mettere a rischio lo sviluppo del feto dal momento che interrompe il passaggio dei nutrimenti.

In molti casi il distacco viene riassorbito e il pericolo rientra, e alla donna viene prescritto il riposo totale per gravidanza a rischio.

I sintomi del distacco della placenta sono dolore, sanguinamento vaginale e forti crampi addominali. Nel caso in cui si osservassero tali sintomi è necessario andare subito in ospedale per valutare la situazione, che potrebbe diventare critica, se non trattata tempestivamente, sia per la donna che per il feto.

In altri casi la placenta non è nel posto giusto, ma è posizionata più in basso, si definisce placenta previa. Se la placenta cresce invece troppo in profondità si definisce accreta: in entrambi i casi va tenuta sotto osservazione per scongiurare complicazioni ulteriori. In alcuni casi può infatti dare origine a emorragie e rendere necessario un cesareo d’urgenza.

Dopo il parto: pratiche connesse alla placenta

La placenta si stacca autonomamente dall’utero durante il parto: dopo l’espulsione del bambino avviene quella della placenta, una fase detta secondamento.

Negli ultimi anni si è diffusa la tendenza a essiccare la placenta dopo l’espulsione (solitamente per ricavarne capsule da ingerire per via orale) poiché si ritiene che abbia effetti benefici sulla salute. In realtà questa pratica secondo la scienza non ha alcun riscontro positivo per la salute, e sarebbe sostanzialmente inutile.

Un’altra pratica è quella del cosiddetto Lotus birth, che consiste nel non separare il neonato dalla placenta dopo il parto e aspettare la caduta spontanea del cordone ombelicale, che avviene circa una settimana dopo il parto. In merito a questa opzione i neonatologi si sono esperti però in modo negativo. Studi recenti hanno poi evidenziato l’assenza di benefici dimostrati praticando il Lotus Birth, che al contrario aumenta il rischio di infezioni.

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