
Non si diventa genitori solo per questioni genetiche, ma anche e soprattutto per scelta. In questo modo le cose cambiano. E anche tanto.
L'ambivalenza materna è un fenomeno comune che può e deve essere accettato: sapere in cosa consiste vi farà sentire meno in colpa.

Vi è mai capitato di pensare che amate alla follia vostro figlio o vostra figlia ma al tempo stesso vi manca la vostra vita prima della gravidanza? È un fenomeno conosciuto dagli psicologi e dalle psicologhe, e prende il nome di ambivalenza materna: in pratica sareste pronte a gettarvi nel fuoco per la prole ma al tempo stesso preferireste spazi e tempi più “vostri”. È assolutamente comune provare questi sentimenti ambivalenti.
I sentimenti ambivalenti verso figli e figlie prendono il nome appunto di ambivalenza materna, ossia tutto quell’insieme di emozioni complesse e contraddittorie che può circondare l’esperienza della maternità. Come riporta la Bbc, accade che le madri che si identificano come ambivalenti amano la prole, tuttavia preoccupazione, stress e paura verso figlie e figli rendono loro difficile essere madri. E potrebbero subentrare anche altre emozioni negative, come ansia, apatia, senso di colpa, rabbia, risentimento, e in ultima analisi anche odio.
La deriva del fenomeno è legata al fatto che oggi molto spesso la società ha delle aspettative irrealistiche sul significato di essere madri. Sebbene i tempi siano cambiati e le donne che diventano madri sono alle prese con istanze molto differenti tra loro – come per esempio un lavoro e una socialità che esula dal “ruolo” materno – spesso si avverte il peso di queste aspettative, che vengono veicolate non più solo in famiglia alle cene di Natale, ma anche dai social media. Un même motivazionale non può e non deve essere il nostro spirito guida, e aiuterebbe molto le madre potersi sfogare, cosa che purtroppo è percepita come un tabù.

Non si diventa genitori solo per questioni genetiche, ma anche e soprattutto per scelta. In questo modo le cose cambiano. E anche tanto.
In poche parole sì: tutto ciò che proviamo e che non assume derive violente o distruttive è giusto. I nostri sentimenti e le nostre emozioni devono essere sempre validate, e se non c’è nessuno per farlo, dobbiamo farlo da noi. Se l’ambivalenza materna ci schiaccia, possiamo intraprendere un percorso di psicoterapia, ma dobbiamo tenere presente alcuni elementi.
Come riporta PsychologyToday, si tratta di un fenomeno umano assolutamente comune, perché quando si ama qualcuno (figli e figlie compresə). Accade perché l’amore è foriero di emozioni e sentimenti apparentemente contrastanti: si può restare delusi e deluse da chi si ama, si potrebbe dover essere pronti o pronte a perdere tutto. E questo succede soprattutto quando proiettiamo su figli e figlie le nostre aspettative: apparentemente è quindi connesso con il cosiddetto fenomeno dei “genitori elicottero”, sempre lì a correggere la prole o a soddisfarne i bisogni nell’immediato – il che va bene quando c’è un neonato o una neonata, ma dai 2 anni in su i piccoli hanno necessità di lavorare sulle autonomie e sullo sviluppo della propria personalità.

Parliamo di tempo e di desiderio di genitorialità; un binomio ultimamente sempre più complesso.
Questo tipo di azioni generano spesso ansia nei genitori – perché sì, l’ambivalenza materna oggi non riguarda solo le madri, anche se queste hanno un carico più pesante per via delle già citate aspettative della società nei loro confronti – e disorientamento o confusione nei bimbi e nelle bimbe. Ma in questo modo il risentimento, con il tempo, può perfino diventare reciproco, e l’imbarazzo o la paura di condividere tra genitori fa il resto.
Come detto, può essere di grande aiuto la psicoterapia, ma anche condividere tra genitori – anche solo tra gli stessi padri e le stesse madri dei propri figli e figlie – può generare processi di empatia che possano invogliare all’accettazione del fenomeno. Certo, non è sempre facile: pensiamo a tutte le volte che nei circoli di mamme ci ritroviamo a fronteggiare la gara su chi sia la più brava, ma probabilmente abbiamo delle amicizie sincere con cui poterne parlare a cuore aperto. Perché il superamento dell’ambivalenza materna passa per la sua accettazione, passa per lo sfogo, per la comprensione che il processo è temporaneo, e anche per un bel po’ di autoindulgenza. In altre parole dobbiamo evitare di farci carico del peso della società.