Peso dei bambini da 0 a 12 anni: come capire se sta crescendo bene

Più che il valore numero dei grammi e dei chili presi ogni mese (o anno), ecco come valutare la crescita di un bambino.

Quando si parla di crescita dei bambini si fa riferimento, come spiegato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di quell’insieme di cambiamenti relativi all’altezza, al peso e alla circonferenza della testa che si verificano con il passare del tempo. È importante monitorare questi parametri perché la crescita è un riflesso dello stato di salute generale e nutrizionale del bambino. Se cresce bene sta bene e viceversa. Approfondiamo meglio come cambia il peso dei bambini, a cosa fare attenzione e perché non sottovalutare questo elemento fondamentale della crescita.

Perché il peso è importante: sottopeso e rischio obesità

Tramite il peso, viene riportato in un contributo pubblicato su Area Pediatrica, è possibile identificare precocemente diversi rischi legati alla nutrizione e allo stile di vita. L’aumento di peso non dovrebbe essere né eccessivo né insufficiente, perché entrambe le condizioni possono costituire un motivo di preoccupazione. Tanto il sottopeso quanto l’eccessivo aumento di peso, infatti, sono considerati problemi di salute.

Come evidenziato dalla Società Italiana di Medicina Perinatale, i bambini con basso peso alla nascita hanno un maggior rischio di morbilità e mortalità in età adulta, con una maggiore predisposizione a condizioni quali ipertensione, malattie cardiovascolari e insulino-resistenza. Anche l’obesità infantile, fenomeno sempre più diffuso, può portare a patologie croniche, anche tenendo conto del fatto che spesso il sovrappeso tende a persistere durante l’età adulta. Da questo punto di vista la Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICUPP) sottolinea l’importanza di monitorare con attenzione la curva dell’indice di massa corporea (BMI) per individuare il cosiddetto adiposity rebound (o “risalita dell’adiposità”).

Si tratta del momento in cui, dopo il calo fisiologico che avviene nei primi anni di vita, la curva del BMI ricomincia a salire. Normalmente questo fenomeno si verifica intorno ai 5-6 anni, ma se avviene precocemente (prima dei 5 anni), rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare. Un adiposity rebound precoce è infatti legato a un rischio significativamente più alto di sviluppare obesità persistente in età adolescenziale e adulta, oltre che alle complicanze metaboliche ad essa associate.

Un aumento di peso eccessivo può indicare un apporto calorico sproporzionato rispetto ai reali bisogni del bambino, mentre una crescita troppo lenta può essere il segnale di un’alimentazione inadeguata, di difficoltà nell’assorbimento dei nutrienti o di problemi di salute da approfondire. In questo contesto bisogna considerare sia la qualità degli alimenti (il corretto apporto di nutrienti essenziali), sia la quantità (che deve essere adeguata all’età e alla fase di sviluppo).

Come cambia il peso dei bambini e quali fattori incidono di più

È importante chiarire da subito che i cambiamenti di peso non sono solamente legati all’alimentazione. Così come avviene con gli adolescenti e gli adulti (con tutti gli stigmi e i pregiudizi sull’obesità), anche nell’età pediatrica l’aumento o la diminuzione del peso è associata a diversi fattori. Oltre a una predisposizione genetica, bisogna considerare (come evidenziato in questo studio pubblicato su ScienceDirect) l’età gestazionale e il peso alla nascita. Condizioni come la nascita pretermine possono condizionare la crescita futura del bambino.

A questo bisogna aggiungere lo stato di salute e la presenza di condizioni più o meno persistenti che possono ridurre l’appetito o aumentare il dispendio energetico. Non si può poi ignorare il conteso familiare e socioeconomico in cui un bambino cresce, così come l’accesso alle cure che inevitabilmente incidono sulla nutrizione e il monitoraggio della crescita.

Tra i fattori cui prestare attenzione c’è anche l’allattamento al seno. Il latte materno è infatti un fattore protettivo contro l’obesità e l’introduzione di cibi solidi prima dei 4 mesi aumenta il rischio di aumento di peso eccessivo. Come detto grande cura va posta anche nella scelta degli alimenti. Un apporto eccessivo di proteine nei primi due anni di vita, per esempio, stimola la produzione di insulina e di fattori che a distanza di anni favoriscono l’aumento dell’indice di massa corporea. Parallelamente anche l’eccessiva assunzione di zuccheri semplici, in modo particolare quelli presenti nelle bevande zuccherate, è responsabile dell’aumento di peso. Con il passare degli anni poi incide anche il sonno, l’attività fisica e lo stile di vita sedentario caratterizzato dal trascorrere troppo tempo davanti agli schermi.

Un elemento al quale viene riconosciuta sempre maggiore importanze c’è la cosiddetta alimentazione responsiva. Si tratta di quell’approccio che invita gli adulti a rispettare i segnali di fame e sazietà del bambino, evitando forzature o restrizioni rigide per rispettare tabelle o standard di crescita che non tengono conto delle specifiche esigenze individuali.

In linea generale, spiega il Manuale MSD, la crescita di un bambino segue tappe piuttosto regolari nei primi anni di vita. Un neonato nato a termine tende a raddoppiare il proprio peso alla nascita entro i cinque mesi, a triplicarlo intorno al primo anno e ad avvicinarsi al quadruplicarlo entro i due anni. Superata questa fase di crescita più rapida, l’incremento diventa più graduale: dai due anni fino all’inizio della pubertà, l’aumento medio di peso si attesta intorno ai due chilogrammi all’anno.

Inoltre bisogna considerare che la crescita di peso nei primi anni di vita non è casuale, ma segue ritmi ben precisi. Come spiegano le linee guida cliniche dell’American Academy of Pediatrics (AAP), nei primi mesi l’aumento ponderale è rapido e fisiologico perché l’organismo del neonato è impegnato in uno sviluppo intenso di organi e tessuti. Questo ritmo tende però a rallentare progressivamente già dopo il primo anno, diventando più stabile nell’età prescolare. Le curve di crescita elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oggi considerate lo standard di riferimento a livello internazionale, mostrano chiaramente come esistano ampi margini di normalità e come conti soprattutto la continuità del percorso di crescita più che il singolo numero sulla bilancia.

Accanto a questi ritmi “attesi”, la ricerca scientifica ha messo in luce diversi fattori che possono influenzare il peso nel tempo. Studi e revisioni sistematiche citati anche dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) indicano, per esempio, che il tipo di alimentazione nei primi mesi, la velocità di aumento di peso nei primi due anni di vita, le abitudini familiari, ma anche elementi prenatali come il fumo in gravidanza, possono incidere sulla crescita. Per questo motivo il peso va sempre interpretato nel contesto generale della crescita, dello stile di vita e dello stato di salute del bambino, evitando confronti rigidi e allarmismi basati su singole misurazioni.

Come si misura il peso di neonati e bambini

L’importanza della misurazione del peso richiede anche l’utilizzo di metodi e strumenti adeguati all’età e alle condizioni del bambino. Nei neonati e nei lattanti, per esempio, è consigliato utilizzare una bilancia a pesi mobili o elettronica, con il bambino che deve essere pesato nudo e tenendo conto di un’approssimazione di 100 grammi.

Quando il bambino è in grado di stare in piedi da solo si ricorre a una bilancia apposita con il bambino che deve indossare biancheria intima leggera, tenendo i piedi al centro della piattaforma. Nei bambini con disabilità motorie esistono delle bilance a sedie o a letto oppure possono essere pesati in braccio al genitore sottraendo il peso dell’adulto.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Bambino (1-6 anni)