
Molti bambini sperimentano casi di respiro sibilante; scopriamo come si manifesta, come riconoscerlo e gestirlo e quando è il caso di preoccuparsi.
L'umidità e la muffa si formano spesso in casa ed è importante non sottovalutare un fenomeno potenzialmente molto grave per la salute dei più piccoli.

Ci sono problemi, come quello della muffa in casa, che diventano ancora più urgenti e preoccupanti quando nell’abitazione coinvolta ci sono bambini e neonati. Un problema comune, ma non per questo meno importante da affrontare. Questo soprattutto perché i primi anni di vita, come riportato in questo studio pubblicato su PubMed, sono il periodo nel quale l’apparato respiratorio si sta ancora sviluppando ed è particolarmente vulnerabile agli agenti ambientali.
Il sistema respiratorio di un neonato, come spiegato in questo studio, non è semplicemente una versione in miniatura di quello adulto. Le vie aeree sono più strette, la mucosa che le riveste è più reattiva, e come emerge da questo studio pubblicato su Mucosal lmmunology, il sistema immunitario risponde agli stimoli ambientali con una tendenza a sviluppare risposte infiammatorie di tipo allergico, quella che i medici chiamano risposta Th2. Ogni agente irritante inalato in questa fase può lasciare un’impronta biologica duratura.
A questo si aggiunge un aspetto comportamentale. I neonati e i bambini piccoli, infatti, trascorrono la maggior parte del tempo al chiuso, spesso nelle stesse stanze dove la muffa si insedia più facilmente (camere da letto, bagni e zone con scarsa ventilazione). L’esposizione è quindi più prolungata e continuativa rispetto a quella di un adulto.

Con il termine muffa si fa riferimento a centinaia di specie di funghi microscopici. Tra le più comuni in ambiente domestico ci sono Cladosporium, Penicillium, Aspergillus e Stachybotrys chartarum che prosperano in presenza di umidità, temperature miti e materiali organici su cui crescere (legno, carta, intonaco e tessuti).
Quando le colonie si sviluppano, rilasciano nell’aria tre categorie principali di sostanze nocive. Le spore fungine sono microparticelle biologiche che, una volta inalate, possono raggiungere le vie aeree inferiori e scatenare reazioni allergiche o infiammatorie. I composti organici volatili microbici (MVOC) sono gas prodotti dal metabolismo dei funghi e sono caratterizzati da quell’odore umido e muschiato caratteristico che contribuiscono all’irritazione delle mucose. Le micotossine, infine, sono sostanze chimiche prodotte da alcune specie fungine con effetti tossici su tessuti e organi, anche se la quantificazione precisa dell’esposizione domestica nelle famiglie con bambini piccoli rimane un campo di ricerca ancora attivo.
Lo studio di riferimento internazionale in materia (che ha seguito 3.798 bambini dalla nascita fino ai 16 anni) ha scoperto come l’esposizione a qualsiasi indicatore di muffa o umidità in casa durante il primo anno di vita è associato a un rischio aumentato di asma fino all’adolescenza, con un rischio ancora più elevato per l’asma non allergica e per i casi di asma persistente, mentre non è emersa alcuna associazione con la sensibilizzazione IgE. Questo significa che l’effetto della muffa sul rischio respiratorio tende a essere più duraturo e più difficile da “risolvere” rispetto a quello di una “semplice” allergia.
I dati italiani confermano questo quadro in modo ancora più diretto. Lo studio SIDRIA-2 (Studi Italiani sui Disordini Respiratori dell’Infanzia e l’Ambiente), condotto su oltre 20.000 bambini con un’età media di 7 anni e 13.000 adolescenti in dodici centri italiani, ha rilevato che l’asma risultava più fortemente associata all’esposizione precoce (nei primi anni di vita) rispetto all’esposizione attuale, sia nei bambini sia negli adolescenti. Eliminare l’esposizione precoce alla muffa e all’umidità domestica potrebbe ridurre i casi di respiro sibilante del 6%, di asma e tosse persistente del 7%, e di rino-congiuntivite nei bambini del 4%.
Inoltre una revisione pubblicata sull’European Respiratory Review ha fatto emergere che muffa visibile e odore di muffa in casa durante l’infanzia sono stati associati a un rischio aumentato di rinite fino ai 16 anni.
Molti associano la muffa alle macchie scure o verdi sui muri. Ma la sua presenza si può sospettare anche in assenza di segni visibili. L’odore umido e terroso in alcuni ambienti è spesso il primo segnale cui fare attenzione. Altrettanto indicativi sono le pareti che “trasudano” condensa nelle stagioni fredde, i davanzali con umidità persistente, i pannelli in cartongesso che si gonfiano, i tessuti o i materassi con macchie che ricompaiono dopo il lavaggio.
Le zone più a rischio sono quelle con una ventilazione insufficiente. Quindi il bagno senza finestra o senza un adeguato sistema di aspirazione, l’angolo dietro i mobili addossati ai muri perimetrali dove l’aria non circola, la cameretta esposta a nord e lo spazio sotto il lavello della cucina.
Non esiste una soglia definita di esposizione alla muffa oltre la quale scattano automaticamente i sintomi. La risposta individuale varia molto in base alla predisposizione genetica, all’età, alla durata dell’esposizione e alla specie fungina presente. Nei neonati e nei bambini piccoli ci sono dei segnali che devono spingere a consultare il pediatra:
Se in casa è presente muffa visibile o odore persistente di umidità, vale la pena informare il pediatra anche in assenza di sintomi. Il medico può riconoscere meglio eventuali sintomi respiratori ricorrenti alla luce delle condizioni abitative e, se necessario, orientare verso una valutazione allergologica. Le linee guida della Società Italiana di Pediatria riconoscono gli inquinanti indoor (compresa la muffa) come fattori di rischio modificabili per la salute respiratoria dei bambini. È importante precisare che non ogni casa umida produrrà un bambino asmatico, e non ogni macchia di muffa è un’emergenza da gestire. Ma è doveroso essere consapevoli del fenomeno per fare in modo che un fenomeno comune non si converta in un problema reale.
Cosa si può fare contro la muffa in casa? sicuramente non utilizzare i prodotti antimuffa. La prima cosa da fare, infatti, è individuare la causa dell’umidità. La muffa è un sintomo. Eliminarla senza correggere le condizioni che l’hanno generata significa che ricomparirà, anche a distanza di poche settimane.
Le cause più comuni sono le infiltrazioni dal tetto o dalle pareti, le perdite da tubazioni o rubinetti, i ponti termici (le zone della struttura edilizia dove il calore si disperde più rapidamente) e la ventilazione insufficiente. Qualunque area bagnata deve essere asciugata entro 24–48 ore. Come indicato nelle linee guida dell’OMS, questa è la finestra di tempo critica oltre la quale la proliferazione fungina diventa più rapida.
Quelle stesse linee guida raccomandano di mantenere l’umidità relativa interna tra il 40% e il 60%. Al di sotto di questo intervallo l’aria è troppo secca, al di sopra le condizioni diventano favorevoli alla crescita di muffe e acari. Un igrometro digitale consente di monitorare l’umidità in tutte le stanze e di intervenire con un deumidificatore dove necessario.
Per quanto riguarda la bonifica delle superfici, l’EPA (Environmental Protection Agency) americana distingue nettamente tra situazioni gestibili dai genitori e situazioni che richiedono professionisti certificati. Aree con muffa visibile su superfici non porose (piastrelle, vetro, metallo) inferiori a circa un metro quadrato possono essere trattate con acqua e detergente, seguito da asciugatura completa, senza mescolare prodotti diversi e senza usare getti d’aria compressa che disperderebbero le spore. Per superfici porose come cartongesso, legno, tessuti e materassi esposti a lungo all’umidità, la rimozione o la sostituzione è da preferire alla pulizia.
Per aree superiori al metro quadro, per muffa nascosta dentro le pareti o nei sistemi di ventilazione, per crescite estese nei soffitti o negli spazi tecnici, e in tutti i casi in cui bambini sotto i 5 anni o con patologie respiratorie già diagnosticate vivono nell’abitazione, è indispensabile rivolgersi a tecnici specializzati in bonifica ambientale.
Durante qualsiasi intervento, anche di piccola entità, i neonati, i bambini piccoli, le donne in gravidanza e le persone con asma o allergie diagnosticate devono essere allontanati dall’abitazione o almeno dalle zone adiacenti ai lavori. Il rientro deve avvenire solo dopo adeguata aerazione e, nei casi più seri, dopo verifica strumentale della qualità dell’aria.

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