
Divieto o educazione? Come comportarsi di fronte alle nuove tecnologie? Per i genitori questa è una sfida molto grande che non può però essere r...
Che sia per calmarli o per distrarli, perché l'uso sempre più precoce dei dispositivi elettronici nei bambini è un problema.

In tante occasioni (al ristorante, in sala d’attesa, su un mezzo di trasporto pubblico) si vedono bambini, anche molto piccoli, con in mano un tablet o uno smartphone. Lo sguardo fisso sullo schermo e le dita che scorrono davanti al video. È una scena così diffusa da rappresentare un fenomeno sociale da indagare che dagli esperti viene chiamato come iPad kids. Al di là del nome è un fenomeno sempre più diffuso sul quale pediatri e neuroscienziati si interrogano con sempre maggiore preoccupazione.
L’espressione iPad kids è nata online per descrivere bambini che, fin dalla primissima infanzia, trascorrono gran parte del tempo libero davanti a un tablet o uno smartphone, spesso usato come strumento per calmarli durante un pasto, in macchina o in un momento di noia. Non è un fenomeno di nicchia né limitato ad altri Paesi. In Italia, secondo la Società Italiana di Pediatria (SIP), oltre il 40% dei bambini sotto i 2 anni viene esposto regolarmente a schermi nonostante le raccomandazioni contrarie, e più della metà dei bambini tra 0 e 6 anni usa un dispositivo digitale ogni giorno. Salendo nella fascia 6-10 anni, secondo i dati Istat elaborati da Save the Children la quota di chi usa lo smartphone quotidianamente è passata dal 18,4% del 2018-2019 al 32,6% di oggi, con un divario marcato tra Nord (23,9%) e Sud e Isole (44,4%). Tra gli 11 e i 17 anni la percentuale sale fino all’85%, con oltre un ragazzo su quattro che supera le 8 ore di utilizzo al giorno.

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Il termine “iPad kid” descrive quindi più un’abitudine che un singolo comportamento, ovvero l’uso del dispositivo non come strumento occasionale ma come compagno costante, spesso introdotto molto presto e usato in modo passivo, senza la presenza attiva di un adulto che stia lì a controllare e mediare sui contenuti.

Senza voler esprimere giudizi sulle scelte educative dei genitori, è doveroso interrogarsi su un fenomeno che preoccupa per le conseguenze che provoca. Gli aspetti su cui convergono oggi le evidenze scientifiche riguardano la precocità e la passività dell’esposizione. Uno studio longitudinale pubblicato su Acta Paediatrica e condotto su 72 bambini seguiti dai 10 mesi ai 5 anni ha trovato una relazione negativa significativa tra il tempo trascorso davanti agli schermi a 2 anni e lo sviluppo del vocabolario, sia a 2 sia a 5 anni di età. C’è quindi un’associazione tra tempo prolungato davanti agli schermi nei primi due anni di vita e ritardi nella comprensione e nello sviluppo del linguaggio.
La ricerca ha indagato anche la questione dell’autoregolazione emotiva, analizzando cosa succede quando il dispositivo viene usato come strumento per calmare il bambino. Diversi studi, come quello pubblicato su JAMA Pediatrics, hanno osservato che i bambini abituati a essere distratti o calmati con uno schermo durante momenti di rabbia o frustrazione mostrano, a distanza di un anno, maggiori difficoltà a gestire proprio quelle stesse emozioni senza l’aiuto del dispositivo. Si crea una sorta di dipendenza per cui se ogni crisi di nervi viene interrotta da un cartone animato, il bambino non ha occasione di allenare le proprie strategie interne di gestione della frustrazione, quelle che useremo poi per tutta la vita ogni volta che dobbiamo tollerare un’attesa, una noia, un contrattempo.
Va detto che molti di questi studi documentano correlazioni, non causalità dirette. Quello che emerge è che i bambini più esposti agli schermi tendono ad avere punteggi più bassi in alcuni test di linguaggio e autoregolazione, ma bisogna anche distinguere quanto di questo effetto dipenda dal tempo tolto ad altre attività (gioco fisico, conversazione, lettura condivisa) e quanto da un effetto diretto degli schermi.
L’attenzione, specialmente dei media, si concentra spesso su linguaggio e attenzione, ma la letteratura scientifica e le società pediatriche segnalano anche altri ambiti di rischio. Uno dei più noti riguarda il sonno. L’esposizione alla luce blu degli schermi è associata alla soppressione della melatonina e a un ritardo dell’addormentamento. È un problema che riguarda non solo i bambini, ma anche gli adulti, tanto che i molti consigli sull’igiene del sonno puntano proprio a correggere questa abitudine.
Dal punto di vista fisico, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù segnala tra le conseguenze di un utilizzo precoce e prolungato dei dispositivi elettronici la riduzione del movimento con conseguente aumento del rischio di obesità e la diminuzione della capacità di autocontrollo, oltre alla ripetuta esposizione a contenuti aggressivi o violenti facilmente accessibili tramite smartphone.

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C’è poi un rischio specifico che riguarda i bambini più grandi e i preadolescenti, ed è quello su cui le famiglie tendono a riflettere meno quando si parla genericamente di passare troppo tempo davanti a uno schermo. È quello che riguarda l’esposizione a contenuti inappropriati e il rischio di adescamento online. Lo stesso Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, nella sua scheda dedicata alla tecnologia nei minori, richiama il dossier della Polizia Postale sulla lotta alla pedofilia online, segnalando una tendenza all’aumento dei casi di adescamento che riguardano vittime di età inferiore ai 13 anni, con quasi novecento bambini approcciati da adulti nei luoghi virtuali del gioco e della socializzazione.
La tentazione di demonizzare i dispositivi elettronici è alta, ma è importante essere lucidi nelle analisi ed essere consapevoli che non tutti i bambini che usano un tablet diventano “iPad kids” nel senso problematico del termine. Bisogna quindi distinguere tra un uso equilibrato da uno preoccupante dei dispositivi tecnologici. Alcuni segnali cui fare attenzione:
Nessuno di questi segnali, isolato, è automaticamente un campanello d’allarme. Ma diventa tale quando si presenta insieme ad altri e con una certa costanza nel tempo.
Le principali società scientifiche pediatriche concordano sul fatto che più piccolo è il bambino, minore dovrebbe essere l’esposizione agli schermi, e la qualità del contenuto conta quanto la quantità di tempo. Le nuove linee guida pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2019 raccomandano che i bambini sotto i 5 anni trascorrano meno tempo seduti a guardare schermi o legati in passeggini e seggioloni, dormano meglio e abbiano più tempo per il gioco attivo. Nello specifico per i bambini sotto i 2 anni lo schermo non è raccomandato, mentre tra i 2 e i 4 anni il tempo sedentario davanti a uno schermo non dovrebbe superare l’ora al giorno.
In Italia, la Società Italiana di Pediatria ha aggiornato a inizio 2026 le proprie raccomandazioni nessun dispositivo prima dei 2 anni, meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni, meno di due ore al giorno tra i 5 e gli 8 anni, sempre sotto la supervisione di un adulto. La SIP ha inoltre introdotto un principio più specifico rispetto alle linee guida internazionali: l’indicazione di posticipare l’accesso autonomo a Internet e l’arrivo del primo smartphone personale almeno fino ai 13 anni.
Evitare di introdurre smartphone e tablet prima dei 18-24 mesi, a parte la videochiamata con i familiari, resta il consiglio più importante da seguire. Quando i bambini utilizzano questi dispositivi è fondamentale la presenza di un adulto che li vagli e li commenti insieme al bambino.
È poi utile anche evitare l’utilizzo di smartphone e tablet durante i pasti, nell’ora prima di andare a dormire e ogni volta che il bambino è nervoso o annoiato. Proprio la noia, paradossalmente, è uno spazio che va valorizzato. È in questi momenti che i bambini imparano a intrattenersi da soli, a usare l’immaginazione, a tollerare la frustrazione senza una soluzione immediata a portata di schermo. Grande attenzione va poi rivolta all’esempio che i genitori danno con il proprio comportamento. I bambini osservano e imitano l’uso che gli adulti fanno dei propri dispositivi, e limitare la presenza e l’uso del proprio smartphone a tavola o la sera è spesso il primo passo più efficace, prima ancora delle regole imposte ai figli.

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