
È la principale causa di cecità pediatrica. Ma si può curare. Ecco tutto quello che c'è da sapere.
Un'infezione sempre più difficile da trattare e che può avere gravi conseguenze sulla salute dei bambini.

Le infezioni da Klebsiella sono un problema crescente negli ospedali di tutto il mondo. In modo particolare, considerando la loro vulnerabilità e le possibili conseguenze, a preoccupare è l’infezione da Klebsiella nei bambini. Parliamo di un batterio normalmente innocuo (vive nell’intestino umano), ma che può diventare pericoloso se raggiunge altre parti del corpo (come i polmoni o il sangue). Secondo quanto riportato dal National Center for Biotechnology Information, questo batterio è responsabile di circa l’11,8% delle polmoniti acquisite in ospedale.
Gli studi mostrano che i minori ricoverati, i neonati prematuri e i pazienti pediatrici immunocompromessi corrono un rischio maggiore di sviluppare infezioni da Klebsiella. Come riportato da una recente revisione pubblicata sul Journal of Clinical Medicine, la Klebsiella è tra i patogeni più coinvolti nelle infezioni in ambito pediatrico in bambini con difese immunitarie ridotte, con particolare rilevanza nei reparti di oncologia e terapia intensiva.
Accanto alla preoccupazione sulla diffusione dell’infezione da Klebsiella, emerge il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), infatti, circa il 28% dei casi di Klebsiella pneumoniae in Italia risulta multiresistente, una percentuale che rende spesso necessario ricorrere a terapie più complesse.
L’infezione da Klebsiella è causata dal batterio Klebsiella pneumoniae, un bacillo gram-negativo che appartiene alla famiglia delle Enterobacteriaceae. È un batterio che si trova nell’ambiente e che colonizza le superfici delle mucose umane, in modo particolare quelle del tratto gastrointestinale e dell’orofaringe. La semplice colonizzazione è generalmente innocua, mentre l’infezione si sviluppa quando il batterio raggiunge zone in cui non dovrebbe essere presente.
Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) spiega che esistono diverse tipologie di infezione da Klebsiella. Le principali sono polmonite, batteriemie, infezioni di ferite o da interventi chirurgici e meningite. Le forme gravi dell’infezioni possono portare a complicanze molto gravi come sepsi e setticemia. L’infezione da Klebsiella ha tassi di mortalità molto alti (30%-50%) anche in presenza di un trattamento ottimale. Inoltre è un’infezione responsabile di complicanze polmonari (batteriemia, ascessi polmonari e la formazione di un empiema) tali da compromettere la funzione polmonare residue.
Altrettanto gravi e motivo di preoccupazione sono le conseguenze causate dalla resistenza agli antibiotici. La resistenza del batterio, riporta uno studio dell’Egyptian Pediatric Association Gazette, è associata a un alto tasso di mortalità. Nei bambini ricoverati in terapia intensiva, infatti, il rischio di mortalità è aumentato di 139 volte. La maggiore resistenza agli antibiotici aumenta anche il numero delle infezioni che non possono essere curate con l’aggravante che queste malattie si diffondono senza poter essere arginate.
L’infezione da Klebsiella non si diffonde nell’aria, ma si trasmette da persona a persona, tramite contatto con superfici contaminate o attraverso dispositivi medici contaminati. La capacità di questo batterio di causare infezioni e di resistere ai trattamenti dipende da un insieme di meccanismi che lo rendono particolarmente efficace nel colonizzare l’organismo umano. Il più importante di questi meccanismi è la cosiddetta capsula polisaccaridica, una sorta di rivestimento che protegge il batterio dall’azione del sistema immunitario. Parallelamente c’è l’azione dei lipopolisaccaridi della membrana esterna, che possono attivare una risposta infiammatoria intensa fino a provocare sepsi nei casi più gravi. Il batterio utilizza anche delle sottili appendici chiamate fimbrie per aderire alle cellule dell’ospite e avviare l’infezione. Un altro elemento chiave è la produzione di siderofori, molecole che sottraggono ferro ai tessuti dell’ospite e permettono al microrganismo di moltiplicarsi.
I sintomi sono generalmente quelli della malattia con cui si manifesta. In modo particolare l’infezione da Klebsiella pneumoniae ha sintomi simili a quella della comune polmonite acquisita (tosse, febbre dolore toracico e mancanza di respiro), ai quali si aggiunge la presenza dell’espettorato di un colore diverso da quello della polmonite da Streptococcus pneumoniae.
La conferma diagnostica dell’infezione da Klebsiella nei bambini avviene mediante analisi di colture dell’espettorato o analisi del sangue. La diagnosi è fondamentale anche per comprendere le sensibilità antibiotiche locali (il profilo di resistenza dei ceppi presenti in una determinata area o struttura sanitaria) così da individuare il trattamento più efficace.
La terapia dipende sostanzialmente dal contesto in cui si è sviluppata l’infezione. Nelle forme acquisite in comunità, si possono utilizzare antibiotici come le cefalosporine di terza o quarta generazione, o i chinoloni respiratori, anche in combinazione con aminoglicosidi. In ambito ospedaliero, dove i ceppi tendono a essere più resistenti, spesso si ricorre a carbapenemi, in attesa dei risultati dell’antibiogramma.
In presenza di ceppi resistenti ai carbapenemi, il trattamento diventa molto più complesso e richiede la consulenza di specialisti in malattie infettive. In questi casi si usano terapie combinate con farmaci come polimixine, tigeciclina, fosfomicina o altri antibiotici. Un motivo di forte preoccupazione è la diffusione del gene NDM (New Delhi metallo-beta-lattamasi), che può rendere inefficaci anche farmaci innovativi come ceftazidime-avibactam.
La gestione dell’infezione richiede quindi un approccio coordinato da parte di un team multidisciplinare, che coinvolge infettivologi, farmacisti e medici intensivisti. È essenziale evitare l’uso inappropriato di antibiotici, perché questo accelera lo sviluppo della resistenza. Inoltre, nei casi più gravi possono essere necessari interventi chirurgici per rimuovere gli accumuli di pus.
La prognosi dipende da diversi fattori, tra cui lo stato di salute generale del bambino, il tipo di infezione e la rapidità del trattamento.

È la principale causa di cecità pediatrica. Ma si può curare. Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Il tuo bambino ha un disturbo del sonno? Ecco lo studio che indica quanto, come e per quanto dare la melatonina al bambino.

Lasciare che i bambini corrano dei rischi durante il gioco non è un errore, ma un'importante opportunità di crescita. Ecco perchè.

Molto spesso si pensa che chi non ha fratelli è meno socievole e più introverso, ma non è sempre così. Ecco cosa bisogna sapere.

Ecco alcuni consigli utili su quando e come parlare della morte, aiutando i bambini a elaborare un lutto così importante.

Frozen è uno dei cartoni animati Disney più amato il cui impatto è intergenerazionale e capace di superare numerosi stereotipi.

Annoiarsi d'estate è un problema da risolvere o un fenomeno da assecondare? Ecco alcuni consigli utili per i genitori.

Dolore, difficoltà nel camminare e disturbi nella postura con conseguenze sul modo di camminare: ecco perchè intervenire precocemente in presenza...

Scopri l’oroscopo dal 16 al 22 maggio 2025 per bambini da 0 a 10 anni, personalizzato per età e segno zodiacale.

Il successo della terapia contro l’asma nei bambini si basa anche sulla capacità di conoscere la malattia, nel seguire il percorso terapeutico p...