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Una condizione molto comune (soprattutto in Italia) che interferisce con la qualità della vita dei bambini che ne soffrono.

Qualcuno chiama la dermatite atopica “la malattia del prurito che non passa mai”. Un nome che non è esagerazione, considerando i fastidi (disturbi del sonno, prurito costante, eccetera) che provoca ai bambini che ne sono interessati. È una condizione che mette a dura prova la pazienza (di bambini e genitori) e che richiede cure costanti. Ma la dermatite atopica nei bambini anche una condizione che va compresa per bene per evitare scelte che possono rivelarsi inutili e controproducenti.
La dermatite atopica è un’infiammazione cronica della cute che nasce da una combinazione di fattori genetici e immunologici. Al centro di tutto c’è un difetto strutturale dell’epidermide, lo strato più esterno della pelle. Come spiegato dal Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, molti bambini con dermatite atopica hanno una variante difettosa del gene che produce la filaggrina, una proteina indispensabile per costruire e mantenere compatta la barriera cutanea. Quando la filaggrina non funziona correttamente, la pelle perde acqua più facilmente, si secca, si screpola e diventa permeabile agli allergeni e agli agenti irritanti presenti nell’ambiente.
Questa fragilità strutturale causa una risposta immunitaria anomala, guidata da un particolare profilo infiammatorio chiamato di tipo 2, in cui alcune molecole vengono prodotte in eccesso e alimentano uno stato infiammatorio cronico. Una terza citochina è invece il principale responsabile del prurito persistente che tormenta i bambini. A complicare ulteriormente la situazione, spiega il Manuale MSD, c’è la tendenza della pelle infiammata ad essere colonizzata dallo Staphylococcus aureus, un batterio presente in oltre il 90% delle lesioni, che aggrava l’infiammazione e può causare sovrainfezioni cutanee.
La dermatite atopica è la malattia cronica della pelle più frequente in età pediatrica. La Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) riferisce che l’Italia è il Paese più colpito a livello pediatrico con una prevalenza (dati dell’Italian Journal of Pediatric Allergy and Immunology) del 16,5%.
La predisposizione genetica è il fattore di rischio più importante. Se entrambi i genitori soffrono di malattie allergiche (dermatite, asma o rinite allergica) il rischio per il figlio sale all’80%. Oltre alla predisposizione genetica bisogna porre l’attenzione sullo stile di vita urbano, sull’inquinamento atmosferico, sull’esposizione precoce al fumo di sigaretta e una ridotta esposizione a microrganismi nelle prime fasi della vita. Sono fattori che contribuiscono a spiegare perché la prevalenza sia più alta nei Paesi industrializzati.

Il modo in cui si presenta la dermatite atopica nei bambini cambia con l’età. Nei lattanti (i bambini fino ai due anni) la dermatite tende a comparire sulle guance, sul cuoio capelluto e sulle superfici esterne di braccia e gambe, con lesioni arrossate, vescicolari e crostose, e un prurito generalizzato che interferisce con la qualità del sonno. Nei bambini più grandi, invece, le lesioni si spostano nelle pieghe cutanee (gomiti, ginocchia, polsi) e assumono un aspetto più spesso e lichenificato, cioè con la pelle ispessita per il grattamento ripetuto.
La diagnosi è clinica e si basa sui cosiddetti criteri di Hanifin e Rajk. Questi criteri richiedono la presenza di almeno tre elementi maggiori (tra cui il prurito, la distribuzione tipica delle lesioni e la storia personale o familiare di atopia) e tre elementi minori (tra cui la secchezza cutanea e alcune caratteristiche fisiche come la doppia piega sotto gli occhi). La gravità si misura con diverse scale che misurano l’estensione delle lesioni, la loro intensità e i sintomi soggettivi riportati dal bambino o dai genitori.
Uno degli aspetti più frustranti per i genitori è identificare cosa scatena o aggrava i sintomi della dermatite atopica. Ci sono diversi elementi cui fare attenzione. I tessuti in lana e quelli sintetici irritano meccanicamente la pelle infiammata. I detergenti con profumi o fosfati possono alterare il pH cutaneo e peggiorare la situazione, motivo per cui è preferibile orientarsi su prodotti ipoallergenici e prevedere un risciacquo accurato. Per il bagnetto si raccomanda l’uso di acqua tiepida (tra i 32°C e i 36°C), della durata di 5-10 al massimo, con detergenti delicati privi di sapone che rispettano il pH fisiologico della pelle (intorno a 5,5).
Discorso diverso, invece, per le restrizioni alimentari. La ricerca ha chiarito che solo circa il 30% dei bambini con dermatite atopica grave ha una vera allergia alimentare confermata. Eliminare latte, uova o altri alimenti senza una diagnosi allergologica accurata è non solo inutile per la dermatite atopica, ma anche controproducente perché può privare il bambino di nutrienti essenziali.

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A prescindere dalla gravità della dermatite atopica, la cura si basa sull’idratazione della pelle con degli emollienti, cioè creme o pomate che ripristinano la barriera cutanea e riducono la perdita di acqua. Le linee guida internazionali, come quelle del National Insttitute for Health and Care Excellence (NICE) raccomandano di applicare l’emolliente almeno due volte al giorno su tutto il corpo, preferibilmente entro tre-dieci minuti dal bagno, quando la pelle è ancora leggermente umida e assorbe meglio. Un bagno breve seguito immediatamente dall’applicazione dell’emolliente è in grado di ridurre significativamente la gravità della dermatite atopica. Quanto emolliente usare? Le indicazioni parlano di 250-500 grammi a settimana a bambino.
Si prevede invece il ricorso ai corticosteroidi topici (creme o unguenti) nelle fasi di riacutizzazione, quando la pelle si arrossa, prude e si infiamma. Nei bambini si utilizzano formulazioni più leggere con la durata del trattamento che va limitata a una o due settimane per episodio. Le linee guida dell’American Academy of Dermatology Association (AAD) sconsigliano l’uso continuativo per più di quattro settimane e raccomandano particolare attenzione per le formulazioni che vengono applicate sul viso.
Per le zone più delicate come palpebre, viso e genitali, ma anche per tutti quei casi in cui è necessario un utilizzo prolungato nel tempo, viene previsto l’utilizzo anche degli inibitori della calcineurina topici.
Per le forme moderate-gravi che non rispondono adeguatamente ai trattamenti topici, è disponibile oggi un’opzione terapeutica che ha cambiato radicalmente le prospettive per molti pazienti (e per le loro famiglie). La Commissione Europea ha approvato l’0uso del dupilumab per il trattamento della dermatite atopica severa nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 5 anni. Si tratta della prima terapia biologica approvata per questo gruppo d’età in Europa. In Italia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha stabilito la rimborsabilità del farmaco per la dermatite atopica grave nei bambini e adolescenti tra i 6 mesi e i 17 anni. il Dupilumab è un anticorpo monoclonale che si somministra con un’iniezione sottocutanea ogni quattro settimane.

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