Chemioterapia infantile le cose fondamentali da sapere

Oggi, ancor più che in passato, la chemioterapia è in grado di far guarire i bambini da un tumore. Ecco numeri, caratteristiche e prospettive.

Solo il termine chemioterapia porta con sé pensieri difficilmente positivi. Anche se si tratta, come descritto dal Manuale MSD, di un trattamento con medicinali per distruggere le cellule tumorali, questa terapia rimanda a una malattia tumorale che non sempre risulta definitiva o del tutto priva di conseguenze. Applicata all’età pediatrica questo pensiero diventa ancora più marcato. Dietro la parola chemioterapia c’è però una delle storie di maggior successo dell’oncologia moderna. Uno studio pubblicato su PLOS ONE, infatti, ha mostrato che la sopravvivenza a 5 anni dei tumori pediatrici è passata dal circa 63% nella seconda metà degli anni Settanta all’85% nell’ultimo decennio. Oggi, nei paesi ad alto reddito, Italia inclusa, oltre l’80% dei bambini che si ammalano di cancro guarisce, come confermato direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questi risultati sono possibili proprio grazie alla chemioterapia infantile.

Come funziona la chemioterapia nei bambini

La chemioterapia è un insieme di farmaci che colpiscono le cellule che si dividono rapidamente, la tipica caratteristica delle cellule tumorali ma condivisa anche da alcuni tessuti sani come midollo osseo, mucosa intestinale e follicoli piliferi. Questo spiega l’origine di molti degli effetti collaterali della chemioterapia.

Le classi di farmaci più usate in oncologia pediatrica agiscono con meccanismi diversi. Gli agenti alchilanti, per esempio, danneggiano direttamente il DNA della cellula tumorale legandosi alle sue basi, un’azione che porta la cellula ad attivare i propri meccanismi di morte cellulare programmata. Le antracicline, invece, si inseriscono tra i filamenti del DNA e bloccano un enzima chiamato topoisomerasi 2, indispensabile alla cellula per duplicarsi.

Quanto dura la terapia e come si somministra

La durata della chemioterapia dipende dal tipo di tumore, dal suo stadio e dalla risposta individuale del bambino. In generale i protocolli prevedono un approccio graduale. La fase di induzione è il primo attacco alla malattia, con farmaci a dosi più intense, il cui obiettivo è ottenere la remissione, cioè la scomparsa delle cellule tumorali rilevabili con gli esami disponibili. Segue spesso una fase di consolidamento, pensata per eliminare le cellule tumorali residue e ridurre il rischio di recidiva. Per alcune malattie, in particolare la leucemia linfoblastica acuta, si aggiunge una fase di mantenimento, con dosi più contenute di farmaco somministrate per periodi prolungati.

Le dosi vengono calcolate sulla superficie corporea, non solo sul peso, e tengono conto della diversa maturità di fegato e reni, che metabolizzano ed eliminano i farmaci con velocità diverse rispetto all’età adulta. Le tempistiche complessive variano molto. Alcuni linfomi vengono trattati con cicli brevi ma intensivi, concentrati in pochi mesi. La leucemia linfoblastica acuta (la neoplasia pediatrica più comune) richiede invece un percorso complessivo che dura solitamente più di due anni, contando anche la fase di mantenimento.

I farmaci possono essere somministrati per bocca oppure per infusione endovenosa, con tempi che vanno da pochi minuti ad alcune ore, e in alcuni casi attraverso infusioni continue distribuite su più giorni. La somministrazione, come spiegato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, avviene di norma in ospedale, perché può richiedere terapie di supporto come l’idratazione endovenosa o i farmaci antinausea.

Gli effetti collaterali

Vi abbiamo solo accennato, ma quello degli effetti collaterali è uno degli aspetti più importanti da considerare quando si parla di chemioterapia infantile. Come detto gli effetti collaterali acuti derivano dal fatto che la chemioterapia colpisce anche i tessuti sani. I più comuni sono:

  • nausea
  • vomito
  • mucosite (l’infiammazione delle mucose della bocca)
  • diarrea
  • perdita dei capelli
  • riduzione delle difese immunitarie

Il calo dei globuli bianchi (responsabile della riduzione delle difese immunitarie) se si accompagna a febbre, è considerato un’emergenza medica che richiede una valutazione ospedaliera immediata, perché in un bambino in quelle condizioni un’infezione può aggravarsi molto rapidamente.

Uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine, che ha seguito oltre 10.000 adulti che da bambini avevano avuto un tumore, ha rilevato che il 62% di loro aveva sviluppato almeno una condizione cronica legata alla cura, e il 27,5% una condizione grave o potenzialmente letale. A 30 anni dalla diagnosi, la stima saliva al 73% per almeno una condizione cronica e al 42% per le forme più severe. Un dato più rassicurante arriva invece da uno studio successivo pubblicato su The Lancet Oncology, secondo cui il rischio di sviluppare una condizione grave entro 20 anni si è ridotto nel tempo, passando dal 33% circa nei bambini trattati negli anni Settanta al 27,5% in quelli trattati negli anni Novanta. Il risultato migliore è dovuto ai protocolli sempre più mirati.

Esiste anche un rischio, ridotto ma reale, di sviluppare un secondo tumore nel corso della vita. Gli studi stimano questo rischio intorno al 3-4% a 20-25 anni dalla diagnosi originaria, come riportato su Journal of the National Cancer Institute, con un’incidenza più alta nei pazienti trattati con radioterapia, con alte dosi di agenti alchilanti o con antracicline. Anche in questo caso il rischio assoluto resta basso rispetto al beneficio della cura, ma giustifica un follow-up oncologico a lungo termine.

I tumori pediatrici più comuni e le percentuali di guarigione

Secondo i dati dell’AIRC in Italia i tumori pediatrici sono rari. Ogni anno ci sono circa 2.300 nuove diagnosi tra bambini e adolescenti fino a 19 anni, pari a circa l’1% di tutte le nuove diagnosi oncologiche. A livello globale si stimano circa 400.000 nuovi casi ogni anno nella stessa fascia d’età. Nel quinquennio 2016-2020 le stime parlano di circa 7.000 nuove neoplasie maligne tra 0 e 14 anni e circa 4.000 tra 15 e 19 anni.

La leucemia è il tumore più diffuso nella fascia 0-14 anni, in particolare la leucemia linfoblastica acuta, seguita dai tumori del sistema nervoso centrale e dai linfomi. Negli adolescenti tra 15 e 19 anni prevalgono invece il linfoma di Hodgkin, i tumori della tiroide e i tumori a cellule germinali.

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Categorie

  • Bambino (1-6 anni)