Aggressività tra fratelli: quando preoccuparsi e cosa fare

L'arrivo di un figlio è una rivoluzione. Anche e soprattutto per i primogeniti. Che potrebbero avere comportamenti non adeguati.

Il rapporto tra fratelli, si sa, è da sempre complicato e conflittuale. Dalla gelosia di Caino verso Abele alle rivalità tra fratelli raccontate da Shakespeare nel Re Lear e da Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, la letteratura ha spesso messo in scena quanto possa essere complesso condividere l’amore e l’attenzione della stessa famiglia. Quando però ad arrivare è un neonato e a reagire è il primogenito, la rivalità può assumere forme che spaventano i genitori, fino ad arrivare a gesti aggressivi nei confronti del fratellino. Che cosa si nasconde dietro questa violenza e, soprattutto, come si può intervenire?

Perché il primogenito diventa aggressivo con il fratello appena nato

«L’arrivo di un fratellino rappresenta per il primogenito un importante cambiamento nel proprio equilibrio affettivo e familiare. Comportamenti aggressivi, oppositivi o regressivi possono quindi comparire soprattutto nei bambini più piccoli e non devono essere interpretati semplicemente come “gelosia” o come il segnale che il bambino non voglia bene al fratello». Così la dottoressa Sara Lanzini, Psicologa e Psicoterapeuta Specializzata in Psicologia Perinatale e Terapeuta EMDR.

Cosa si nasconde dietro l’aggressività?

Uno studio dell’Università di Medicina di Chongqing, in Cina, ha seguito 97 primogeniti tra 1 anno e mezzo e 5 anni, misurando i loro problemi emotivi e comportamentali prima della nascita del secondo figlio e poi a 2 e 12 mesi di distanza, tramite un questionario compilato dalle madri.

Il punteggio medio dei problemi comportamentali è aumentato da 20,98 a 28,02. È cresciuta anche la percentuale di bambini che superano la soglia considerata clinicamente significativa, passata dall’11,3% al 20,8%. I cambiamenti non compaiono tutti nello stesso momento: già dopo due mesi aumentano in modo significativo aggressività, ansia e disturbi del sonno. A dodici mesi diventano invece più evidenti il ritiro, i disturbi psicosomatici e i problemi di attenzione.

La spiegazione più accreditata dal punto di vista scientifico riguarda l’attenzione materna, che nelle prime settimane si concentra quasi interamente sul neonato, e i cambiamenti dello sviluppo del secondogenito. Intorno ai due mesi il figlio più piccolo comincia a guardarsi intorno e a farsi notare, intorno ai dodici comincia a muoversi in autonomia, e ogni volta la famiglia sposta ulteriormente lo sguardo su di lui. Lo stesso studio individua anche due fattori che sembrano favorire un adattamento migliore. I primogeniti più piccoli e con un temperamento più espansivo tendono a mostrare meno problemi comportamentali. Anche un buon rapporto con il padre sembra aiutare, probabilmente perché può compensare almeno in parte la minore disponibilità della madre nei primi mesi dopo la nascita del fratellino.

La stessa dottoressa Lanzini aggiunge che «Spesso l’aggressività è il modo attraverso cui il bambino esprime emozioni che non è ancora in grado di riconoscere e comunicare a parole: rabbia, frustrazione, paura di perdere il proprio posto nella relazione con i genitori o il bisogno di ricevere nuovamente attenzione e rassicurazione».

Aggressività tra fratelli: dalla normale gelosia ai segnali da non sottovalutare

Segnali-aggressivita-tra-fratelli
Fonte: iStock

Se è normale e per certi aspetti fisiologico che il primogenito soffra per l’arrivo di un fratello più piccolo, quando l’aggressività diventa qualcosa di cui preoccuparsi? Da questo punto di vista la dottoressa Lanzini spiega che «Il compito dell’adulto è innanzitutto porre un limite chiaro al comportamento aggressivo, proteggendo il fratellino, senza però colpevolizzare il bambino per ciò che prova. Può essere utile dare un nome all’emozione — “Capisco che sei arrabbiato, ma non possiamo fare male al fratellino” — aiutandolo gradualmente a trovare modalità diverse per esprimerla.»

Uno studio pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry ha misurato quanto spesso i bambini in età prescolare devono litigare o aggredire un fratello perché quel comportamento risulti statisticamente atipico, cioè fuori dalla norma per la loro età. Il risultato è stato che la maggior parte delle condotte aggressive verso un fratello diventa un segnale da osservare solo quando si presenta quasi tutti i giorni: un episodio isolato, per quanto spiacevole, rientra nei comportamenti tipici di questa fascia d’età.

Un filone di ricerca dell’Università del Michigan ha inoltre mostrato che l’antagonismo del primogenito verso il neonato non è di per sé un problema irreversibile. Una ricerca del Journal of Social and Personal Relationships, ha seguito la gelosia dei bambini dal primo mese fino a un anno dopo la nascita del secondo figlio, individuando quattro percorsi diversi. In alcuni casi la gelosia rimane bassa, in altri resta su livelli medi o alti, mentre in un quarto gruppo aumenta rapidamente.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il ruolo dei genitori. Le difficoltà maggiori erano più frequenti quando, già prima della nascita del secondo figlio, erano presenti un controllo genitoriale molto rigido, livelli elevati di stress e sintomi depressivi. Il modo in cui i genitori affrontano l’arrivo del nuovo bambino può influenzare l’adattamento del primogenito, insieme alle sue caratteristiche individuali.

Questo non significa che l’aggressività tra fratelli debba essere sempre considerata un comportamento passeggero. Una ricerca pubblicata su Lancet Psychiatry mostra infatti che, quando le prevaricazioni diventano frequenti e si trasformano in un comportamento stabile, possono aumentare in modo significativo i rischi per il benessere emotivo del bambino che le subisce.

Aggressività tra fratelli: consigli utili per i genitori

Ma cosa fare per evitare che l’aggressività tra fratelli vada troppo in là? Al di là delle normali gelosie, è fondamentale contenere l’aggressività ponendo limiti e, soprattutto, preparare il primogenito all’arrivo di un fratellino (o di una sorellina) prima della sua effettiva nascita. Qui di seguito qualche consiglio utile per mamma e paptà

Come reagire agli episodi di aggressività

Quando il primogenito colpisce, spinge o stringe troppo forte il neonato, la prima cosa da fare è allontanare fisicamente il piccolo dal pericolo, senza urlare e senza reazioni allarmate che spaventerebbero entrambi i bambini. Subito dopo conviene abbassarsi all’altezza del primogenito, guardarlo negli occhi e mettere in parole quello che probabilmente sta provando, ad esempio dicendo che si capisce sia arrabbiato o geloso perché in quel momento l’attenzione va al fratellino.

Il passaggio successivo è porre un limite semplice e fermo sul comportamento, non sul bambino. Le mani non si usano per fare male, servono per le coccole. È utile far seguire una conseguenza breve e collegata, come allontanarsi per un minuto dal fratellino, e ricollegarsi subito dopo con un abbraccio o un’attività condivisa, così che il bambino non resti solo con la sensazione di aver sbagliato. Etichette come «sei cattivo» o «sei geloso» vanno evitate perché non solo non aiutano il bambino a riconoscere l’emozione, ma rischiano di aumentare il disagio invece di ridurlo.

Come preparare il primogenito prima della nascita

Parlarne per tempo aiuta, ma va fatto tenendo conto dell’età. I bambini molto piccoli non hanno il senso del tempo che serve per capire «tra due mesi», quindi conviene introdurre l’argomento quando la pancia diventa visibile e riproporlo con regolarità, senza promettere un compagno di giochi immediato.

Libri illustrati sull’arrivo di un fratellino, letti come parte della routine serale, e il coinvolgimento pratico nella scelta di qualche oggetto per il neonato o nella preparazione della cameretta danno al primogenito un ruolo attivo invece che subìto. È utile, quando possibile, evitare di far coincidere la nascita con altri grandi cambiamenti come il passaggio al lettino, l’inizio dell’asilo o lo spannolinamento, spostandoli di qualche mese prima o dopo, così da non sommare più fonti di stress nello stesso periodo.

Come dosare l’attenzione tra i due figli nelle prime settimane

Il calo dell’attenzione materna (ma in generale di entrambi i genitori) è, come visto, uno dei meccanismi principali dietro l’aumento dell’aggressività. La strategia più efficace per compensarlo è pratica più che teorica. Bastano dieci o quindici minuti al giorno di tempo esclusivo con un genitore, dedicati a un’attività scelta dal primogenito, per ridurre sensibilmente la sua ansia da mancanza di attenzione.

Durante le poppate o la cura del neonato è utile prevedere per lui un’attività riservata a quel momento, e affidargli piccoli compiti «da fratello grande», come scegliere un vestitino o portare il pannolino, accompagnati da un riconoscimento specifico e non generico. La regressione, come tornare a chiedere il ciuccio o il linguaggio infantile, va accettata come transitoria e non punita: è una richiesta di rassicurazione, non un capriccio. «È importante, inoltre, preservare momenti esclusivi con il primogenito, coinvolgerlo nella relazione con il nuovo arrivato senza attribuirgli responsabilità eccessive e permettergli di sperimentare anche sentimenti ambivalenti. Non gli si deve chiedere di essere sempre “il fratello maggiore” o di essere necessariamente felice della nuova situazione.»

Quando è il caso di rivolgersi a un professionista

Un episodio aggressivo isolato o che si presenta a intermittenza è considerato normale e fisiologico. È invece motivo per parlarne con il pediatra quando determinati comportamenti si ripetono quasi ogni giorno. Tra le possibili soluzioni ci sono il sostegno alla genitorialità e alle relazioni familiari nei primi mesi dopo una nascita che possono supportare i genitori e la famiglia in questa delicata fase della loro vita. Se i sintomi sono intensi o persistenti, il passo successivo è una valutazione presso i servizi di neuropsichiatria infantile. Per la grande maggioranza delle famiglie, però, la fase più acuta si esaurisce entro pochi mesi, quando il primogenito si riorganizza attorno al nuovo assetto familiare e riscopre, quasi sempre, il piacere di avere un fratello. Quello che i genitori fanno nel frattempo, con pazienza più che con perfezione, resta la variabile che più di ogni altra decide come questa fase verrà vissuta ricordata da entrambi i figli.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Bambino (1-6 anni)